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Farsa. Le elezioni saranno una messinscena: illegali, in quanto l'oppositore
Morgan Tsvangirai del Movement for Democratic Change si è ritirato, e Mugabe correrà
da solo; insanguinate, dato che la campagna è stata macchiata da oltre 90 omicidi
di membri del Mdc da parte dei militari fedeli allo Zanu-Pf di Mugabe; illegittime,
poichè non contempleranno osservatori (ai 500 inizialmente approvati dal governo,
contro gli 8 mila del 29 marzo scorso, non è stato approvato l'accredito, e gli
osservatori indipendenti non parteciperanno perchè non esistono adeguate condizioni
di sicurezza); farsesche, secondo gli Stati Uniti; né libere, né eque, secondo
le Nazioni Unite; fallimentari, secondo Nelson Mandela, che ha riconosciuto il
'tragico destino di un Paese'.
Il ruolo della Sadc. Alle dichiarazioni d'intenti, alle condanne formali, al biasimo ufficiale che
accomuna le dichiarazioni delle Cancellerie occidentali, si uniscono le pressioni
della Sadc (Comunità per lo sviluppo dei Paesi dell'Africa meridionale), che in
un comunicato firmato dal presidente Tomaz Augusto Salomao, parla di 'una situazione
corrente che mina la credibilità e la legittimità del risultato elettorale', esortando
Harare a rimandare il voto. Secondo i commentatori della stampa internazionale,
i 14 Stati australi del continente stanno 'facendo il vuoto' intorno a Mugabe,
che sarebbe 'sempre più isolato' anche dopo l'atteggiamento, meno compiacente
che in passato, di un suo sostenitore storico, il presidente sudafricano Thabo
Mbeki. Ma la mediazione della Sadc, ha finora prodotto risultati nulli. I mediatori,
o 'facilitatori' dell'organizzazione hanno continuato per mesi, negli anni seguiti
alle elezioni del 2003, a organizzare incontri tra le parti, sapendo di non avere
alcun potere per risolvere la crisi politica interna.
Omissioni. Anzi, la Sadc ha tacitamente 'approvato' la politica di Mugabe, a cominciare
dalla riforma terriera, facendo appello, lo scorso anno, alla rimozione di tutte
le sanzioni da parte della comunità internazionale e mantenendo un atteggiamento
di totale disinteresse di fronte alle violazioni dei diritti umani. Difficilmente
l'opera di 'mediazione' di questi giorni da parte della Sadc, lacerata anche da
lotte intestine riguardo una linea comune da tenere nei confronti di Mugabe, servirà
a qualcosa. Se le scorse tornate elettorali (2000, 2002, 2005) hanno significato
la sospensione del sostegno finanziario, degli aiuti allo sviluppo e di sanzioni
mirate al Paese da parte della comunità internazionale, la percezione che si ha
oggi è che la crisi sia irreversibile, e che la situazione nel Paese abbia raggiunto
un livello tale, secondo quanto sostiene il premier kenyano Raila Odinga, da far
prefigurare scenari da guerra civile.
Verso il peggio. Mentre l'Australia suggerisce ai suoi cittadini di non recarsi nel Paese, Morgan
Tsvangirai continua a far appello al dialogo, ma solo se arriverà un'offerta da
Mugabe prima del voto. "Ogni ipotesi di negoziato è esclusa se Mugabe si dichiara
il vincitore delle elezioni e riconferma se stesso presidente", ha detto Tsvangirai.
Il numero due del Mdc, Tendai Biti, è stato oggi liberato su cauzione. Un gesto
che, tuttavia, sembra non preludere a possibili aperture da parte di Mugabe, la
cui campagna elettorale è terminata ieri sera. Oggi si vota. Il presidente-padrone
rimarrà al suo posto. La peggiore crisi umanitaria dai tempi dell'indipendenza
si aggraverà ulteriormente. Il Paese continuerà nel suo inarrestabile, catastrofico
declino. Ma, almeno, la comunità internazionale 'non riconoscerà il risultato
del voto'.Luca Galassi