26/06/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Un rabbino militare deve decidere se i due ostaggi israeliani sono ancora in vita
La sorte dei due soldati israeliani catturati da Hezbollah alla vigilia della guerra in Libano dell'estate 2006 si sta per decidere. Se ne discute da tempo in Israele, si ritiene che i due siano rimasti feriti durante la cattura e potrebbero essere deceduti. Tuttavia in questi mesi si è trattato con Hezbollah come se fossero ancora in vita. Da mercoledì 24,entro domenica, il rabbino militare Avihai Ronsky, avrà l'onere di decidere se i due debbano essere ancora considerati in vita.
 
Una decisione non facile, che verrà presa sulla base delle informazioni di intelligence disponibili e della legge ebraica. Se, come pare, Ehud Goldwasser e Eldad Regev verranno dichiarati morti, significherà che la trattativa con Hezbollah è chiusa. Nei giorni scorsi premier israeliano Olmert, impegnato in trattative diplomatiche su molti fronti e destabilizzato dai recenti guai giudiziari, sembrava intenzionato a dare il triste annuncio ma, forse anche su pressione delle famiglie dei due, ha temporeggiato. I parenti degli ostaggi hanno infatti chiesto che la decisione sulla sorte dei due sia votata dal parlamento. La moglie di Goldwasser, Karnit, ha commentato: “abbiamo dovuto implorare i ministri per sostenere l'accordo e alla fine abbiamo ricevuto la notizia che la decisione è nelle mani di un rabbino militare. Questo è un giorno umiliante per Israele”.
 
Misteri irrisolti. Olmert sostiene di aver posticipato la decisione sull'accordo di scambio di prigionieri, a causa delle pressioni dei servizi segreti, restii a rilasciare il detenuto libanese Samir Kuntar, condannato a scontare 542 anni di carcere in Israele, senza prima avere notizie certe su Ron Arad, aviatore israeliano scomparso in Libano nel 1986. Israele dal canto suo mette sul tavolo della trattativa anche informazioni sul destino di quattro diplomatici libanesi scomparsi nel 1982. Secondo il quotidiano israeliano Haaretz, inoltre, la scorsa settimana il negoziatore israeliano per i prigionieri, Ofer Dekel, aveva annunciato alle famiglie dei due ostaggi l'imminente rilascio di alcune dozzine di prigionieri palesinesi, come gesto di buona volontà per agevolare lo scambio.
 
In attesa della decisione del rabbino militare, il capo di Hezbollah, Hassan Nasrallah, ha fatto sapere che, se anche i due venissero dichiarati morti, questo non cambierebbe le condizioni poste dal partito di Dio per il loro rilascio. Lo riporta il quotidiano libanese Al Akhbar, citando Ibrahim el Amin, un'analista militare che ha contatti con il partito sciita libanese. El Amin sostiene che, già sette mesi fa, Israele aveva tentato di ridimensionare le richieste di Hezbollah in cambio di Goldwasser e Regev. Attraverso il mediatore tedesco Gerhard Konrad, avrebbe minacciato di dichiarare morti in battaglia i due soldati, se Nasrallah non avesse abbassato il tiro delle sue pretese. Stando alla fonte, Nasrallah avrebbe risposto che “Olmert può fare ciò che vuole. A prescindere dal fatto che i soldati vengano dichiarati morti o meno i negoziati ripartiranno, e a quel punto scoprirà che le nostre richieste non sono cambiate”.
 
Già al termine della guerra in Libano del 2006, Israele aveva rifiutato un accordo per la liberazione dei due soldati in cambio di quella di Kuntar e del resto dei prigionieri libanesi rinchiusi nelle carceri israeliane. Fallito quel tentativo di accordo, Hezbollah ha alzato il prezzo: ora in cambio dei due, o dei loro corpi, pretende il rilascio di Kuntar e di tutti i prigionieri libanesi nelle carceri israeliane. Non solo, il partito di Dio ora chiede anche la restituzione dei cadaveri dei suoi miliziani caduti nell'estate del 2006, la verità sui quattro diplomatici spariti nell'82 e le mappe dei campi minati nel sud del Libano. In cambio Hezbollah rilascerebbe Goldwasser e Regev e i resti dei soldati uccisi durante i 34 giorni di guerra del 2006, oltre a offrire un rapporto dettagliato sugli sforzi del movimento sciita per fare luce sulle sorti di Ron Arad.
 

Naoki Tomasini

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