26/06/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Il parlamento colombiano ha detto no alla riforma che avrebbe punito i politici corrotti
Scritto per noi da
Simone Bruno
 
Il travolgente scandalo della Parapolitica in Colombia conta più di 70 parlamentari e senatori inquisiti, di cui quasi 40 già in carcere, tra cui il cugino del presidente Uribe, Mario Uribe, suo compagno politico sin dagli esordi. Le accuse parlano di compra di voti e creazione, appoggio e finanziamento di gruppi paramilitari tra i più violenti e sanguinari della storia sudamericana.
Di fronte a un scandalo di tali proporzioni era stata proposta una riforma politica nota come “silla vacía”, ossia “sedia vuota” finalizzata a punire quei partiti che si erano lasciati infiltrare tanto profondamente dai gruppi armati. Prevedeva che qualora un deputato o senatore avesse perduto il suo posto a causa di legami con i gruppi armati, quel seggio rimanesse vuoto, e non fosse, come prevede l’attuale ordinamento,  rimpiazzato da un membro dello stesso partito. Una legge votata a restituire un poco di credibilità agli occhi dei colombiani che hanno dovuto non solo assistere all’arresto di vari deputati, ma anche a quello di coloro che li hanno sostituiti e in alcuni casi, anche del terzo arrivato.
 
aucNo. Purtroppo la legge non è stata approvata, e non lo è stata proprio da quel congresso, quei partiti e quei parlamentari delegittimati che hanno così deciso di non punirsi. Le implicazioni sono però molto più profonde. Ad opporsi al progetto di legge sono stati proprio i partiti della maggioranza, ossia quegli stessi colpiti dallo scandalo.
Se la legge fosse passata l’ attuale maggioranza, che appoggia il presidente, sarebbe divenuta minoranza, cosa che rende evidente la dipendenza del presidente dai voti ottenuti grazie ai gruppi paramilitari, come molti commentatori politici hanno notato.
Si avvicina anche una importante votazione, quella sulla riforma costituzionale, che permetterebbe una terza elezione del presidente Uribe. Rifiutandosi di punire il paramilitarismo delle due camere, il presidente non soltanto ammette implicitamente di avere bisogno di quei voti por poter essere rieletto, ma anche che i gruppi paramilitari appoggiano la sua rielezione.
 
UribeEppure... Nonostante tutta la popolarità dèl presidente continua ad oscillare intorno all’ 80%, rendendolo uno dei mandatari più popolari al mondo, questo livello di approvazione sembra sempre di più una bolla e come tale soggetta a sgonfiarsi o esplodere. Da qualche mese la percezione del paese e del governo divergono da quella del presidente Uribe, le prime cominciano a mostrare una mancanza di fiducia nel futuro e nell’azione dell’esecutivo, mentre la seconda si mantiene estremamente alta.
Come se le due cose non fossero intimamente legate.
Questo, lento risveglio dalla sbornia Uribista potrebbe precipitare proprio grazie ai continui scandali. Oltre la già citata Parapolitica la figura presidenziale è infatti coinvolta anche nella “Yidis politica”, scandalo nato dalle dichiarazioni della ex congressista Yidis Medina, che ha ammesso di aver ricevuto favori politici in cambio del suo voto, decisivo, a favore della legge che permise la prima ri-elezione del presidente Uribe. Inoltre, solo qualche giorno fa, l’ex paramilitare “Tasmania” ha dichiarato di aver ricevuto un trattamento di favore grazie alle accuse che ha mosso contro il giudice stella della Parapolitica, con la finalità di screditarlo, ha anche aggiunto che a proporgli l’accordo sono stati Mario Uribe e Santiago Uribe, Cugino e fratello dell’ attuale presidente Colombiano.

paramilitareLa cordata. Tutto ciò ha fatto sì che nelle ultime settimane sia nata una cordata trasversale che si oppone ad un terzo mandato presidenziale, ne fanno parte una serie di pre-candidati che hanno accettato di sottomettersi ad una sorta di elezione primaria per poter affrontare compatti una eventuale terza candidatura Uribista. Della coalizione fanno parte, oltre al partito Liberale, anche gli ex sindaci di Bogotá e Medellin, Lucha Garzon e Sergio Fajardo, entrambi molto popolari, alcuni settori del Polo Democratico, quelli della così detta “linea morbida” e anche settori Uribisti, specialmente Cambio Radical e il partito Conservatore, che senza un candidato presidenziale nel 2010 rischia di perdere la sua identità.
Si cerca di creare uno scenario Post-Uribe e non Anti-Uribe, o, se vogliamo, un Uribismo presentabile di fronte ad una eventuale vittoria di Obama  negli Stati Uniti e di fronte ai vicini Latinoamericani.
Perfino il settore industriale, Uribista della prima ora, ha dichiarato per bocca di Villegas, direttore dell’ ANDI (associazione nazionale degli impresari) che: “Uribe passerà alla storia come il miglior presidente Colombiano [..] non vale la pena che lo faccia invece per il suo attaccamento al potere”. Gli industriali non dimenticano i costi economici delle crisi con i paesi vicini, soprattutto con il Venezuela, unico paese che compra la manifattura Colombiana, e la mancata approvazione del TLC (trattato di libero commercio) con gli USA dovuto al non rispetto dei diritti umani da parte dello stato Colombiano.
Da una parte la necessità del presidente di mantenersi al potere per poter contrastare le indagini dei vari scandali che lo circondano, dall’altra una coalizione di settori di sinistra, di centro, dell’ uribismo e dell’ industria che scommettono su una successione.
A decidere sarà la resistenza della bolla di popolarità dove siede ora il presidente.
 

Stella Spinelli

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