Il parlamento colombiano ha detto no alla riforma che avrebbe punito i politici corrotti
Scritto per noi da
Simone Bruno
Il travolgente scandalo della Parapolitica in Colombia conta più di 70 parlamentari
e senatori inquisiti, di cui quasi 40 già in carcere, tra cui il cugino del presidente
Uribe, Mario Uribe, suo compagno politico sin dagli esordi. Le accuse parlano
di compra di voti e creazione, appoggio e finanziamento di gruppi paramilitari
tra i più violenti e sanguinari della storia sudamericana.
Di fronte a un scandalo di tali proporzioni era stata proposta una riforma politica
nota come “silla vacía”, ossia “sedia vuota” finalizzata a punire quei partiti
che si erano lasciati infiltrare tanto profondamente dai gruppi armati. Prevedeva
che qualora un deputato o senatore avesse perduto il suo posto a causa di legami
con i gruppi armati, quel seggio rimanesse vuoto, e non fosse, come prevede l’attuale
ordinamento, rimpiazzato da un membro dello stesso partito. Una legge votata
a restituire un poco di credibilità agli occhi dei colombiani che hanno dovuto
non solo assistere all’arresto di vari deputati, ma anche a quello di coloro che
li hanno sostituiti e in alcuni casi, anche del terzo arrivato.
No. Purtroppo la legge non è stata approvata, e non lo è stata proprio da quel congresso,
quei partiti e quei parlamentari delegittimati che hanno così deciso di non punirsi.
Le implicazioni sono però molto più profonde. Ad opporsi al progetto di legge
sono stati proprio i partiti della maggioranza, ossia quegli stessi colpiti dallo
scandalo.
Se la legge fosse passata l’ attuale maggioranza, che appoggia il presidente,
sarebbe divenuta minoranza, cosa che rende evidente la dipendenza del presidente
dai voti ottenuti grazie ai gruppi paramilitari, come molti commentatori politici
hanno notato.
Si avvicina anche una importante votazione, quella sulla riforma costituzionale,
che permetterebbe una terza elezione del presidente Uribe. Rifiutandosi di punire
il paramilitarismo delle due camere, il presidente non soltanto ammette implicitamente
di avere bisogno di quei voti por poter essere rieletto, ma anche che i gruppi
paramilitari appoggiano la sua rielezione.
Eppure... Nonostante tutta la popolarità dèl presidente continua ad oscillare intorno
all’ 80%, rendendolo uno dei mandatari più popolari al mondo, questo livello di
approvazione sembra sempre di più una bolla e come tale soggetta a sgonfiarsi
o esplodere. Da qualche mese la percezione del paese e del governo divergono da
quella del presidente Uribe, le prime cominciano a mostrare una mancanza di fiducia
nel futuro e nell’azione dell’esecutivo, mentre la seconda si mantiene estremamente
alta.
Come se le due cose non fossero intimamente legate.
Questo, lento risveglio dalla sbornia Uribista potrebbe precipitare proprio grazie
ai continui scandali. Oltre la già citata Parapolitica la figura presidenziale
è infatti coinvolta anche nella “Yidis politica”, scandalo nato dalle dichiarazioni
della ex congressista Yidis Medina, che ha ammesso di aver ricevuto favori politici
in cambio del suo voto, decisivo, a favore della legge che permise la prima ri-elezione
del presidente Uribe. Inoltre, solo qualche giorno fa, l’ex paramilitare “Tasmania”
ha dichiarato di aver ricevuto un trattamento di favore grazie alle accuse che
ha mosso contro il giudice stella della Parapolitica, con la finalità di screditarlo,
ha anche aggiunto che a proporgli l’accordo sono stati Mario Uribe e Santiago
Uribe, Cugino e fratello dell’ attuale presidente Colombiano.
La cordata. Tutto ciò ha fatto sì che nelle ultime settimane sia nata una cordata trasversale
che si oppone ad un terzo mandato presidenziale, ne fanno parte una serie di pre-candidati
che hanno accettato di sottomettersi ad una sorta di elezione primaria per poter
affrontare compatti una eventuale terza candidatura Uribista. Della coalizione
fanno parte, oltre al partito Liberale, anche gli ex sindaci di Bogotá e Medellin,
Lucha Garzon e Sergio Fajardo, entrambi molto popolari, alcuni settori del Polo
Democratico, quelli della così detta “linea morbida” e anche settori Uribisti,
specialmente Cambio Radical e il partito Conservatore, che senza un candidato
presidenziale nel 2010 rischia di perdere la sua identità.
Si cerca di creare uno scenario Post-Uribe e non Anti-Uribe, o, se vogliamo,
un Uribismo presentabile di fronte ad una eventuale vittoria di Obama negli Stati
Uniti e di fronte ai vicini Latinoamericani.
Perfino il settore industriale, Uribista della prima ora, ha dichiarato per bocca
di Villegas, direttore dell’ ANDI (associazione nazionale degli impresari) che:
“Uribe passerà alla storia come il miglior presidente Colombiano [..] non vale
la pena che lo faccia invece per il suo attaccamento al potere”. Gli industriali
non dimenticano i costi economici delle crisi con i paesi vicini, soprattutto
con il Venezuela, unico paese che compra la manifattura Colombiana, e la mancata
approvazione del TLC (trattato di libero commercio) con gli USA dovuto al non
rispetto dei diritti umani da parte dello stato Colombiano.
Da una parte la necessità del presidente di mantenersi al potere per poter contrastare
le indagini dei vari scandali che lo circondano, dall’altra una coalizione di
settori di sinistra, di centro, dell’ uribismo e dell’ industria che scommettono
su una successione.
A decidere sarà la resistenza della bolla di popolarità dove siede ora il presidente.