Le autorità giordane
restituiscono al governo iracheno oltre duemila manufatti
archeologici, trafugati in seguito all'invasione del paese. Lo
annuncia la ministro del Turismo di Amman, Maha Khatib, secondo cui
“ora che la stabilità del Paese è stata ripristinata,
la Giordania è pronta a rimandare quelle antichità nel
luogo da cui provengono: l'Iraq, la culla della civilità”.

La consegna dei 2466 manufatti, che
comprendono anche monere d'oro, gioielli e manoscritti antichissimi,
è avvenuta nel corso di una cerimonia in presenza del ministro
del Turismo iracheno, Mohammed Abbas al Oraibi. Si tratta di reperti
di inestimabile valore storico ed economico: sumeri, assiri,
babilonesi... alcuni risalenti a oltre 3mila anni prima di Cristo,
che le autorità del regno hanno sottratto dalle mani dei
contrabbandieri e da quelle dei ricettatori. Sostengono infatti di
averli recuperati sventando 22 tentativi di piazzarli sul mercato
nero, cosa che li avrebbe fatti sparire, forse per sempre, nelle
collezioni private in Europa, Stati Uniti e nei paese del golfo.
Tutte le persone implicate in questo tipo di traffici, garantiscono
le autorità giordane, sono state arrestate.
I siti di valore archeologico in Iraq
sono circa 12mila, ma dopo l'invasione del 2003, né le
autorità locali, né le forze della coalizione, sono
state in grado di difenderli. Anche lo stesso museo archeologico di
Baghdad, un'autentica istituzione nel suo genere, è stato
depredato quasi completamente. Da allora si stima che i reperti
trafugati e portati fuori dall'Iraq siano stati 32mila, 15mila dei
quali erano custoditi nel museo. Per recuperare i tesori perduti il
governo iracheno ha sollecitato i singoli paesi dove quegli oggetti
potevano trovare un mercato: tra cui anche Italia, Francia, Turchia e
Spagna, chiedendo loro di cercarli e restituirli. Sono state fissate
anche delle ricompense per la restituzione: tremila dollari per
chiunque ne riportasse. Fino ad ora i reperti tornati in Mesopotamia
sono stati 8500, parte dei quali recuperati dal governo siriano.

Al di là dell'ottimismo del
ministro giordano, la situazione nel Paese è ancora lontana
dalla pacificazione. Inoltre, mentre alcuni reperti tornano a casa, i
danneggiamenti ai siti archeologici e i furti non cessano. La guerra
in Iraq è stata dunque un affare anche per i contrabbandieri,
non tanto i poveri tombaroli iracheni che si sono resi responsabili
di furtarelli, quanto per i grandi collezionisti occidentali e del
golfo, che non si sono fatti scrupoli ad approfittare del caos
iracheno per appropriarsi di tesori che appartengono all'umanità
tutta.