24/06/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



La Giordania restituisce all'Iraq oltre 2mila reperti trafugati
Le autorità giordane restituiscono al governo iracheno oltre duemila manufatti archeologici, trafugati in seguito all'invasione del paese. Lo annuncia la ministro del Turismo di Amman, Maha Khatib, secondo cui “ora che la stabilità del Paese è stata ripristinata, la Giordania è pronta a rimandare quelle antichità nel luogo da cui provengono: l'Iraq, la culla della civilità”.

La consegna dei 2466 manufatti, che comprendono anche monere d'oro, gioielli e manoscritti antichissimi, è avvenuta nel corso di una cerimonia in presenza del ministro del Turismo iracheno, Mohammed Abbas al Oraibi. Si tratta di reperti di inestimabile valore storico ed economico: sumeri, assiri, babilonesi... alcuni risalenti a oltre 3mila anni prima di Cristo, che le autorità del regno hanno sottratto dalle mani dei contrabbandieri e da quelle dei ricettatori. Sostengono infatti di averli recuperati sventando 22 tentativi di piazzarli sul mercato nero, cosa che li avrebbe fatti sparire, forse per sempre, nelle collezioni private in Europa, Stati Uniti e nei paese del golfo. Tutte le persone implicate in questo tipo di traffici, garantiscono le autorità giordane, sono state arrestate.

I siti di valore archeologico in Iraq sono circa 12mila, ma dopo l'invasione del 2003, né le autorità locali, né le forze della coalizione, sono state in grado di difenderli. Anche lo stesso museo archeologico di Baghdad, un'autentica istituzione nel suo genere, è stato depredato quasi completamente. Da allora si stima che i reperti trafugati e portati fuori dall'Iraq siano stati 32mila, 15mila dei quali erano custoditi nel museo. Per recuperare i tesori perduti il governo iracheno ha sollecitato i singoli paesi dove quegli oggetti potevano trovare un mercato: tra cui anche Italia, Francia, Turchia e Spagna, chiedendo loro di cercarli e restituirli. Sono state fissate anche delle ricompense per la restituzione: tremila dollari per chiunque ne riportasse. Fino ad ora i reperti tornati in Mesopotamia sono stati 8500, parte dei quali recuperati dal governo siriano.

Al di là dell'ottimismo del ministro giordano, la situazione nel Paese è ancora lontana dalla pacificazione. Inoltre, mentre alcuni reperti tornano a casa, i danneggiamenti ai siti archeologici e i furti non cessano. La guerra in Iraq è stata dunque un affare anche per i contrabbandieri, non tanto i poveri tombaroli iracheni che si sono resi responsabili di furtarelli, quanto per i grandi collezionisti occidentali e del golfo, che non si sono fatti scrupoli ad approfittare del caos iracheno per appropriarsi di tesori che appartengono all'umanità tutta.
 
Categoria: Guerra, Storia
Luogo: Iraq