Si apre a Bolzano il convegno sulla multiculturalità. Intervento del sociologo Abdel Jabbar
Il 27 e il 28 giugno si terrà a Bolzano il "Verso Nuove Culture". L'iniziativa,
promossa dall'Assessorato alla Cultura italiana della Provincia di Bolzano-Alto
Adige con il contributo scientifico di Mario Nordio dell'Università Ca' Foscari
di Venezia, intende porre l'accento sull'approccio alle culture nuove rispetto
alla cultura occidentale e, parallelamente, sulle nuove culture che si vengono
progressivamente a formare proprio dall'interazione fra tradizione e diversità ,
tra passato e futuro. Pubblichiamo l'intervento del sociologo Abdel Jabbar*.
Trasformazioni da studiare. Affrontare temi della cultura, dell'identità , dell'immigrazione e dell'appartenenza,
questioni sempre più centrali nel dibattito socioculturale odierno, impone necessariamente
di dare ad esso una collocazione mondiale, data la portata delle trasformazioni
che oggi investono l'intera società umana. La riflessione diventa particolarmente
problematica ma per questo ancora più importante in tempi attraversati da tribalismi,
comunitarismi, neocolonialismi, guerre preventive e terrorismo. La questione
centrale su cui dobbiamo attentamente soffermarci è la gestione delle trasformazioni
e l'impatto di queste sulle diverse organizzazioni sociali e politiche che fino
ad oggi hanno trovato una regolamentazione nell'istituzione dello stato moderno,
un'istituzione che di fatto oggi sta rivelando la propria difficoltà nel continuare
a governare e indirizzare trasformazioni tali da porre in discussione gli stessi
concetti di confine e di nazione.
L'intruso. E' indubbiamente una situazione di crisi dentro la quale cresce la consapevolezza
di dover pensare ed elaborare nuove forme di governo, sovrastatuali, credibili,
in grado di recepire le diverse specificità , la pluralità di espressioni e di
interessi, di reggere le tendenze destabilizzanti e le spinte egemoniche, di affrontare
le numerose problematiche e gli squilibri dell'attuale sviluppo. Tuttavia tale
consapevolezza trova resistenze. Una, ostinata, è quella delle egemonie interessate
a conservare ed estendere i propri interessi e modelli e ad assoggettare e omologare
il resto del mondo. Nel momento in cui tali modelli si rivestono di una sorta
di ineluttabilità storica è in nome di questa ineluttabilità che i diversi paesi,
nessuno escluso, devono portare avanti uno sviluppo compatibile con il modello
economico dominante. Un'altra forma di resistenza invece quella attuata dalle
spinte comunitariste, le rivendicazioni alla piccola patria, la concezione sacrale
del territorio, radicalista rispetto alla propria storia dove l'estraneo viene
visto come un intruso dal sistema immunitario. Entrambe queste tendenze sottacciono
il tema della complessità, non offrono soluzioni in grado di gestire e affrontare
il mutamento ineludibile che ha coinvolto e sconvolto relazioni umane, sociali,
culturali e politiche.
Asimmetria fra culture. Ngugi Wa Thiong 'o, scrittore keniota nel suo libro ("Spostare il centro del
mondo. La lotta per le libertà culturali", Meltemi, Roma, 2000) ci descrive l'incontro
tra culture, partendo dalla propria esperienza. In uno dei capitoli presenti nel
volume racconta di come ha dovuto sostituire la lingua nativa, il Kikuyu, con
l'inglese. Per apprendere questa lingua ha prima imparato la posizione geografica
dei diversi luoghi dell'Inghilterra, quando non conosceva nemmeno i luoghi del
Kenya. Inoltre ogni mattina, quando andava a scuola, dopo aver passato l'ispezione
d'igiene personale davanti alla bandiera del Regno Unito, l'intera scuola entrava
in Cappella per cantare, in inglese, "luce benigna guidami, portami fuori dal
buio che mi circonda". La propria lingua, la propria cultura, appariva come il
buio dal quale dover uscire per poter abbracciare una lingua e una cultura "illuminata".
Le diverse culture quando entrano in contatto entrano spesso in una relazione
asimmetrica: esistono culture dominanti e culture dominate, culture centrali e
culture periferiche.
Non a caso oggi diversi antropologi sostengono che da un rapporto asimmetrico
fra culture non avvengono ibridazioni, bensì sostituzioni, sottolineando in tal
modo che il cambiamento è unidirezionale. E di fatto molti popoli sotto il dominio
coloniale hanno dovuto sostituire la lingua, il proprio credo e la visione del
mondo. Parlando dell'incontro tra culture, pertanto, è opportuno considerare i
rapporti di forza che entrano in gioco.
Intercultura e parità. Quando si parla di intercultura spesso si trascura un fatto, o meglio, si privilegia
il parlare delle differenze culturali e si dimentica un altro aspetto che p molto
importante, determinante, ossia che di fronte a noi ci sono delle persone nella
condizione di immigrati. Una condizione che ne richiama un'altra, quella della
disuguaglianza sociale. La differenza culturale non può sostituire e coprire,
come a volte accade, le disuguaglianze sociali che caratterizzano il vissuto degli
immigrati. Per cui gli interventi interculturali per essere tali devono poter
incidere anche sulla condizione sociale vissuta dagli immigrati, perchè l'intercultura
richiede relazioni paritarie. Gli immigrati ancora oggi, per diversi motivi, non
vivono questa situazione di uguaglianza sociale necessaria per poter entrare in
una relazione interculturale.
Agire sulle disuguaglianze sociali. E' dunque necessario operare per rimuovere gli ostacoli alla parità, quindi
promuovere una politica di empowerment agendo sulle disuguaglianze sociali. In
questo modo si valorizza anche la cultura così come si valorizzano le soggettività
delle persone provenienti da contesti culturali. L'intercultura non può imprigionarsi
dentro un'astratta concezione differenzialista, che spesso poi sfocia in una retorica
vacua, senza toccare i temi reali, socialmente concreti che stimolano il ragionamento
e il rinnovamento nel campo della cultura della cittadinanza e della democrazia.