28/06/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Si apre a Bolzano il convegno sulla multiculturalità. Intervento del sociologo Abdel Jabbar
Il 27 e il 28 giugno si terrà  a Bolzano il "Verso Nuove Culture". L'iniziativa, promossa dall'Assessorato alla Cultura italiana della Provincia di Bolzano-Alto Adige con il contributo scientifico di Mario Nordio dell'Università  Ca' Foscari di Venezia, intende porre l'accento sull'approccio alle culture nuove rispetto alla cultura occidentale e, parallelamente, sulle nuove culture che si vengono progressivamente a formare proprio dall'interazione fra tradizione e diversità , tra passato e futuro. Pubblichiamo l'intervento del sociologo Abdel Jabbar*. 
 
Adel JabbarTrasformazioni da studiare. Affrontare temi della cultura, dell'identità , dell'immigrazione e dell'appartenenza, questioni sempre più centrali nel dibattito socioculturale odierno, impone necessariamente di dare ad esso una collocazione mondiale, data la portata delle trasformazioni che oggi investono l'intera società  umana. La riflessione diventa particolarmente problematica ma per questo ancora più importante in tempi attraversati da tribalismi, comunitarismi, neocolonialismi, guerre preventive e terrorismo.  La questione centrale su cui dobbiamo attentamente soffermarci è la gestione delle trasformazioni e l'impatto di queste sulle diverse organizzazioni sociali e politiche che fino ad oggi hanno trovato una regolamentazione nell'istituzione dello stato moderno, un'istituzione che di fatto oggi sta rivelando la propria difficoltà  nel continuare a governare e indirizzare trasformazioni tali da porre in discussione gli stessi concetti di confine e di nazione.
 
L'intruso. E' indubbiamente una situazione di crisi dentro la quale cresce la consapevolezza di dover pensare ed elaborare nuove forme di governo, sovrastatuali, credibili, in grado di recepire le diverse specificità , la pluralità  di espressioni e di interessi, di reggere le tendenze destabilizzanti e le spinte egemoniche, di affrontare le numerose problematiche e gli squilibri dell'attuale sviluppo. Tuttavia tale consapevolezza trova resistenze. Una, ostinata, è quella delle egemonie interessate a conservare ed estendere i propri interessi e modelli e ad assoggettare e omologare il resto del mondo. Nel momento in cui tali modelli si rivestono di una sorta di ineluttabilità  storica è in nome di questa ineluttabilità  che i diversi paesi, nessuno escluso, devono portare avanti uno sviluppo compatibile con il modello economico dominante. Un'altra forma di resistenza  invece quella attuata dalle spinte comunitariste, le rivendicazioni alla piccola patria, la concezione sacrale del territorio, radicalista rispetto alla propria storia dove l'estraneo viene visto come un intruso dal sistema immunitario. Entrambe queste tendenze sottacciono il tema della complessità, non offrono soluzioni in grado di gestire e affrontare il mutamento ineludibile che ha coinvolto e sconvolto relazioni umane, sociali, culturali e politiche.
 
InsiemeAsimmetria fra culture. Ngugi Wa Thiong 'o, scrittore keniota nel suo libro ("Spostare il centro del mondo. La lotta per le libertà culturali", Meltemi, Roma, 2000) ci descrive l'incontro tra culture, partendo dalla propria esperienza. In uno dei capitoli presenti nel volume racconta di come ha dovuto sostituire la lingua nativa, il Kikuyu, con l'inglese. Per apprendere questa lingua ha prima imparato la posizione geografica dei diversi luoghi dell'Inghilterra, quando non conosceva nemmeno i luoghi del Kenya. Inoltre ogni mattina, quando andava a scuola, dopo aver passato l'ispezione d'igiene personale davanti alla bandiera del Regno Unito, l'intera scuola entrava in Cappella per cantare, in inglese, "luce benigna guidami, portami fuori dal buio che mi circonda". La propria lingua, la propria cultura, appariva come il buio dal quale dover uscire per poter abbracciare una lingua e una cultura "illuminata". Le diverse culture quando entrano in contatto entrano spesso in una relazione asimmetrica: esistono culture dominanti e culture dominate, culture centrali e culture periferiche.

Non a caso oggi diversi antropologi sostengono che da un rapporto asimmetrico fra culture non avvengono ibridazioni, bensì sostituzioni, sottolineando in tal modo che il cambiamento è unidirezionale. E di fatto molti popoli sotto il dominio coloniale hanno dovuto sostituire la lingua, il proprio credo e la visione del mondo. Parlando dell'incontro tra culture, pertanto, è opportuno considerare i rapporti di forza che entrano in gioco.
 
Il passaporto simbolico del convegnoIntercultura e parità. Quando si parla di intercultura spesso si trascura un fatto, o meglio, si privilegia il parlare delle differenze culturali e si dimentica un altro aspetto che p molto importante, determinante, ossia che di fronte a noi ci sono delle persone nella condizione di immigrati. Una condizione che ne richiama un'altra, quella della disuguaglianza sociale. La differenza culturale non può sostituire e coprire, come a volte accade, le disuguaglianze sociali che caratterizzano il vissuto degli immigrati. Per cui gli interventi interculturali per essere tali devono poter incidere anche sulla condizione sociale vissuta dagli immigrati, perchè l'intercultura richiede relazioni paritarie. Gli immigrati ancora oggi, per diversi motivi, non vivono questa situazione di uguaglianza sociale necessaria per poter entrare in una relazione interculturale.

Agire sulle disuguaglianze sociali. E' dunque necessario operare per rimuovere gli ostacoli alla parità, quindi promuovere una politica di empowerment agendo sulle disuguaglianze sociali. In questo modo si valorizza anche la cultura così come si valorizzano le soggettività delle persone provenienti da contesti culturali. L'intercultura non può imprigionarsi dentro un'astratta concezione differenzialista, che spesso poi sfocia in una retorica vacua, senza toccare i temi reali, socialmente concreti che stimolano il ragionamento e il rinnovamento nel campo della cultura della cittadinanza e della democrazia.

Luca Galassi

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