24/06/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Un razzo parte da Gaza e due miliziani vengono uccisi a Nablus, ma la tregua tiene
Il cessate il fuoco tra Israele e Hamas è a rischio. Dopo cinque giorni, nei quali nessun razzo è stato sparato dai miliziani palestinesi verso il territorio israeliano, questa notte, un colpo di mortaio partito dalla Striscia di Gaza ed è caduto in una zona disabitata del Negev israeliano. Nessun ferito, nessun, danno. Da parte dell'esercito israeliano non ci sono state reazioni, dunque, per ora, la tregua è salva.

Questa mattina, però, un'altra esplosione ha scosso il centro di Gaza città, dove una bomba è esplosa davanti all'abitazione di un esponente dei Comitati di Resistenza Popolare, legati a Hamas. L'uomo, la cui identità non è stata resa nota, è rimasto illeso. L'attentato non è stato rivendicato e le autorità locali stanno indagando. Oltre all'identità degli autori e dei mandanti, infatti, non è chiaro se il tentato omicidio fosse un tentativo di sabotare il cessate il fuoco oppure, all'opposto, un tentativo di eliminare una scheggia impazzita interna al partito islamico.

In Cisgiordania nel frattempo, due presunti miliziani palestinesi sono stati uccisi nel corso di un'operazione militare a Nablus. Fonti israeliane confermano il raid in cui, sostengono, è stato ucciso un miliziano di 25 anni, uno dei capi della Jihad Islamica. Il gruppo armato ha subito minacciato vendetta sostenendo che “La tregua in atto a Gaza non significa che resteremo seduti passivamente in attesa di essere uccisi uno per uno”. La milizia filorianiana ha ricevuto parole di solidarietà anche da parte di Hamas che, però, ribadisce l'impegno del suo partito a rispettare il cessate il fuoco. L'uccisione dei due miliziani a Nablus è stata commentata anche da fonti dell'Autorità Palestinese, che accusano apertamente la Jihad islamica di pianificare attacchi per sabotare il cessate il fuoco tra Hamas e Israele, raggiunto lo scorso 19 giugno con la mediazione egiziana. L'accordo di cessate il fuoco riguarda però soltanto la Striscia di Gaza, non la Cisgiordania.

Sempre lunedì mattina a Sharm el Sheikh, sul Mar Rosso, il premier israeliano Ehud Olmert e il presidente egiziano Hosni Mubarak si sono incontrati per discutere della tregua e, in particolare, dello scambio di prigionieri che farebbe parte dell'accordo. L'Egitto spera di ottenere la liberazione del caporale Gilad Shalit, nelle mani di Hamas esattamente da due anni. In cambio, Israele dovrebbe rilasciare alcune centinaia di palestinesi, in maggioranza donne e bambini, detenuti nelle sue carceri. Nei giorni scorsi, i genitori di Shalit avevano presentato un ricorso all'Alta Corte israeliana, per contestare la riapertura dei valichi di frontiera con la Striscia di Gaza. Attraverso quei posti di confine in questa settimana sono transitati centinaia di camion con rifornimenti d'ogni genere, per arginare la crisi economica e umanitaria della popolazione. I genitori del soldato rapito, però, sostengono che i valichi avrebbero dovuto essere riaperti solo dopo la liberazione del caporale Gilad. La Corte ha respinto il loro appello ma, dalla sede dei colloqui, fonti egiziane che hanno chiesto di restare anonime assicurano che il valico di Rafah tra la Striscia e l'Egitto, rimarrà chiuso fino a che Gilad Shalit sarà liberato.

 

Naoki Tomasini

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