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Questa mattina, però, un'altra
esplosione ha scosso il centro di Gaza città, dove una bomba è
esplosa davanti all'abitazione di un esponente dei Comitati di
Resistenza Popolare, legati a Hamas. L'uomo, la cui identità
non è stata resa nota, è rimasto illeso. L'attentato
non è stato rivendicato e le autorità locali stanno
indagando. Oltre all'identità degli autori e dei mandanti,
infatti, non è chiaro se il tentato omicidio fosse un
tentativo di sabotare il cessate il fuoco oppure, all'opposto, un
tentativo di eliminare una scheggia impazzita interna al partito
islamico.
In Cisgiordania nel frattempo, due
presunti miliziani palestinesi sono stati uccisi nel corso di
un'operazione militare a Nablus. Fonti israeliane confermano il raid
in cui, sostengono, è stato ucciso un miliziano di 25 anni,
uno dei capi della Jihad Islamica. Il gruppo armato ha subito
minacciato vendetta sostenendo che “La tregua in atto a Gaza non
significa che resteremo seduti passivamente in attesa di essere
uccisi uno per uno”. La milizia filorianiana ha ricevuto parole di
solidarietà anche da parte di Hamas che, però,
ribadisce l'impegno del suo partito a rispettare il cessate il fuoco.
L'uccisione dei due miliziani a Nablus è stata commentata
anche da fonti dell'Autorità Palestinese, che accusano
apertamente la Jihad islamica di pianificare attacchi per sabotare il
cessate il fuoco tra Hamas e Israele, raggiunto lo scorso 19 giugno
con la mediazione egiziana. L'accordo di cessate il fuoco riguarda
però soltanto la Striscia di Gaza, non la Cisgiordania.
Sempre lunedì mattina a Sharm el
Sheikh, sul Mar Rosso, il premier israeliano Ehud Olmert e il
presidente egiziano Hosni Mubarak si sono incontrati per discutere
della tregua e, in particolare, dello scambio di prigionieri che
farebbe parte dell'accordo. L'Egitto spera di ottenere la liberazione
del caporale Gilad Shalit, nelle mani di Hamas esattamente da due
anni. In cambio, Israele dovrebbe rilasciare alcune centinaia di
palestinesi, in maggioranza donne e bambini, detenuti nelle sue
carceri. Nei giorni scorsi, i genitori di Shalit avevano presentato
un ricorso all'Alta Corte israeliana, per contestare la riapertura
dei valichi di frontiera con la Striscia di Gaza. Attraverso quei
posti di confine in questa settimana sono transitati centinaia di
camion con rifornimenti d'ogni genere, per arginare la crisi
economica e umanitaria della popolazione. I genitori del soldato
rapito, però, sostengono che i valichi avrebbero dovuto essere
riaperti solo dopo la liberazione del caporale Gilad. La Corte ha
respinto il loro appello ma, dalla sede dei colloqui, fonti egiziane
che hanno chiesto di restare anonime assicurano che il valico di
Rafah tra la Striscia e l'Egitto, rimarrà chiuso fino a che
Gilad Shalit sarà liberato.Naoki Tomasini