Cominciamo dalle perplessità sull’operato di Lula, che hanno manifestato anche
sociologi ideologicamente vicini al presidente come Emir Sader. Cosa ne pensa?
Sader è un tipo molto duro, un trotzskista, comunista vecchia maniera, che non
approva le mezze misure. Vorrebbe fare la rivoluzione. Ma se governi un Paese
grande come un continente, con quasi 200 milioni di persone, dove la prima cosa
da fare è dare loro da mangiare, la seconda è curarli e la terza è dare loro una
casa che non sia di fango, è chiaro che sei costretto ad andar piano. Il Fondo
Monetario Internazionale è un ente criminale che può ammazzare chiunque, anche
un Paese come il Brasile.
Un ente criminale?
Certo. Ormai lo dico a tutte le conferenze. Il Fmi è un ente criminale. Le sue
famose ‘ricette economiche’ possono distruggere milioni di persone. La gente si
può ammazzare con i cannoni, ma anche con le banche. Sfido a smentirmi.
Quindi non condivide l’analisi di Sader?
Non condivido l’idea così radicale di Emir Sader, anche se capisco la sua ansia.
Ma il solo fatto che adesso in Brasile ci sia una democrazia compiuta, in cui
sta tramontando l’impunità, in cui vengono perseguiti i guardiaspalle dei ‘terratenientes’
che fino a due anni fa ammazzavano senza conseguenze i ‘Sem Terra’, è una grande
svolta. Prima di Lula la polizia privata ammazzava i sindacalisti ‘siringueros’
- i raccoglitori di caucciù - come Chico Mendes, adesso non è più così. L’impunità
è finita! Eccolo il risultato più immediato dell’elezione del presidente operaio.
E ricordiamo che certe conquiste sono faticose. Certo sono passati due anni e
ancora non ha fatto la Rifoma agraria! Ma la farà, non si può dubitarne. La farà,
perché è la promessa più solenne mai fatta durante la sua rincorsa alla presidenza.
E’ che in un Brasile in cui ancora ci sono zone rimaste al medioevo, in cui ci
sono signorotti feudali, fare una riforma agraria come si deve è una questione
complessa. Non dimentichiamoci che in Europa la riforma agraria risale a fine
‘800, vale a dire oltre tre secoli dopo la fine del medioevo. E’ dunque un problema
non indifferente e ci vuole tempo per risolverlo concretamente.
E tutto lo scetticismo di certa parte della sinistra europea da dove viene, allora?
C’è da dire una cosa, di cui mi prendo tutta la responsabilità: quella certa
parte di sinistra che si definisce “riformista” - un vocabolo che non so cosa
voglia dire nel concreto - non ha mai sopportato la sinistra latinoamericana.
Quella latinoamericana è troppo più fattiva. È passata da così tante esperienze:
dalla lotta armata alle repressioni più feroci del XX secolo - persino più feroci
dello stalinismo, oserei dire - e non accetta le esitazioni di quella che chiamiamo
sinistra in Europa. Questa sinistra ha accolto con un certo sarcasmo perfino il
fatto che fosse stato eletto presidente del Brasile un operaio. Puntava, infatti,
su Serra, ministro della salute nel precedente governo di Henrique Cardoso, non
su Lula. E perché questo favore verso Cardoso? Perché da giovane era stato un
sociologo marxista. Nulla importava che poi avesse accettato di sedersi al timone
di un governo di centro-destra, colluso con i “terratenientes” che uccidevano
i “Senza Terra”.
Questa è la stessa sinistra che ha dovuto accettare la vittoria di Lula col sorriso,
ma che non l’ha mai amato. È salita sul carro del vincitore all’ultimo, scegliendolo
quale unico uomo di sinistra latinoamericano da digerire. Tutte le altre esperienze
in piena evoluzione, infatti, che stanno sconvolgendo i piani degli Usa, non sono
assolutamente ben viste dalla sinistra europea. Vedi tre esempi eclatanti: il
Venezuela di Chavez, messo a dura prova dai referendum di popolarità architettati
dall’opposizione e sempre vinti in scioltezza. L’Uruguay, dove ha appena vinto
Tabaré Vazquez, assicurando al Paese un governo di sinistra del tutto avverso
alle mire Usa. E infine, le rivolte popolari in Bolivia capeggiate dai leader
indigeni per impedire la svendita delle risorse naturali, come il gas, alle multinazionali
statunitensi.
Ecco, verso tutto questo c’è l’incomprensione più assoluta. Non capiscono cosa
stia succedendo in America Latina. Ecco dove colloco l’atteggiamento ironico nei
confronti di Lula.
Perché non viene capita l’importanza per il Brasile di avere Lula al timone?
Lula rappresenta una svolta clamorosa. Il Brasile è un Paese che ha visto una
dittatura, tanti governi corrotti. È un Paese che ha visto finti presidenti di
sinistra come Cardoso.
Il presidente operaio è il cambiamento radicale. Certo, forse in politica economica
Lula sta proseguendo la stessa strada del suo predecessore, ma come svincolarsi
in un batter d’occhio dall’abbraccio della Banca Mondiale e del Fondo Monetario?
E’ grazie a lui, ripeto, che sono tramontate le impunità, e che sono state avviate
operazioni sociali del livello di Fame Zero.
Per questo non sono d’accordo con chi critica duramente e in toto il suo governo.
Certo non chiudo gli occhi. Mi rendo conto che anche Frei Betto, consigliere del
presidente, a un certo punto si è sentito in difficoltà in questo governo e si
è ritirato, ma non per questo adesso getta la croce su Lula.
Quindi, diamo ancora fiducia a Lula e speriamo che venga rieletto?
Certo. Non dimentichiamo che se cade l’esperienza Lula, per il Brasile non ci
sarà perlomeno per altri 50 anni la possibilità di vedere l’area progressista
governare a Brasilia.
Non esiste alternativa a Lula?
No. Lula ha una storia politica di 20 anni. Ha fondato il Pt, che è il più grande
movimento di sinistra del continente latinoamericano. Come trovarne un altro?
Negli anni Ottanta, Lula capì che la sinistra tradizionale sarebbe stata incapace
di competere con le forze conservatrici brasiliane e fondò quindi un raggruppamento
alternativo che appunto è diventato il partito dei lavoratori più grande del continente.
Ha raggruppato tutti i movimenti d’opposizione. Una grande esperienza. Un grande
uomo.
Ma Lula ha un difficile equilibrio da mantenere nel suo governo?
Non si deve dimenticarlo! Nell’esecutivo, il ministro all’Economia è Palocci,
ex governatore del Banco centrale brasiliano. Un uomo certo non inviso al Fondo
Monetario e alla Banca Mondiale. Difficile conciliare Palocci con la sindachessa
di Fortaleza, neo eletta, appartenete all’ala critica a Lula del Pt. Non è semplice
far conciliare queste anime così diverse.
A livello internazionale, si può parlare di “effetto Lula”?
Con l’avvento di Lula s’è accodato un intero mondo. Prendiamo Kirchner in Argentina,
per esempio. Un peronista del sud, lontano dalla corruzione di Buenos Aires e
dai giochi alla Menem che, una volta eletto, ha preso una linea progressista copiata
da Lula. Poi consideriamo Chavez o il Frente Amplio in Uruguay, o i movimenti
indigeni, non solo in Bolivia, ma anche in Ecuador, dove hanno affrontato il presidente
Gutierrez che s’è rimangiato le promesse di sinistra per soddisfare gli interessi
statunitensi.
E’ stato il vento di Lula ad alimentare questi movimenti. Il vento di sinistra.
Il Pt di Lula, il Frente amplio uruguagio hanno messo in atto la vera democrazia
partecipativa, dimostrando che può non essere solo uno slogan. È qualcosa che
si realizza giorno dopo giorno in molti stati, città, comuni e pueblos del Brasile.
Il Pt può anche aver perso Porto Alegre – per le solite lotte interne della sinistra
- ma governa molte più città e stati rispetto a quando Lula non era presidente.
Avranno anche perso San Paolo alle recenti amministrative, ma hanno conquistato
altre cinque grandi città. Per questo dico che bisogna andare piano nel giudicare.
Gianluca Ursini