
Quasi l'80 percento dei votanti al referendum sullo statuto economico svoltosi
ieri nella provincia di Tarija ha sì. Secondo i dati emanati dall'emittente televisiva
Unitel, i no avrebbero ottenuto poco più del 20 percento dei voti. Alta l'astensione
irca il 35 percento, come avvenuto nei distretti che hanno già votato. Nonostante
tutto, però, per le strade delle città, ancora una volta, sono scattati i caroselli
delle vetture e migliaia di persone in festa hanno scandito slogan contro il presidente
Evo Morales e in favore dell'autonomia dalla centralità politica di La Paz.
“E' arrivata l'ora di fare dell'autonomia un cammino che sia utile per la Bolivia
intera” ha detto Mario Cossio, governatore di Tarija. E se si considera che su
nove dipartimenti boliviano solo due (La Paz e Oruro), avrebbero rifiutato il
percorso verso l'autonomia, è presumibile che entro breve la crisi sociale boliviana
esploda ancor di più. Il governatore di Tarija, dopo aver appreso il risultato
della tornata referendaria ha chiesto al presidente Morales di prendere atto del
risultato. “Se il governo non riconosce questo risultato, non potrà mai essere
considerato un governo democratico”.
A questo punto ci si chiede come si muoveranno i quattro governatori di Pando,
Beni, Tarija e Santa Cruz, la cui popolazione ha votato a favore di statuti autonomi.
E il prossimo passo, il 10 agosto, prevede che i boliviani si rechino alle urne
per il referendum revocatorio del mandato presidenziale di Evo Morales. Una nuova
scommessa che il presidente indio è costretto a vincere.