23/06/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



La scheda referendariaQuasi l'80 percento dei votanti al referendum sullo statuto economico svoltosi ieri nella provincia di Tarija ha sì. Secondo i dati emanati dall'emittente televisiva Unitel, i no avrebbero ottenuto poco più del 20 percento dei voti. Alta l'astensione irca il 35 percento, come avvenuto nei distretti che hanno già votato. Nonostante tutto, però, per le strade delle città, ancora una volta, sono scattati i caroselli delle vetture e migliaia di persone in festa hanno scandito slogan contro il presidente Evo Morales e in favore dell'autonomia dalla centralità politica di La Paz.
“E' arrivata l'ora di fare dell'autonomia un cammino che sia utile per la Bolivia intera” ha detto Mario Cossio, governatore di Tarija. E se si considera che su nove dipartimenti boliviano solo due (La Paz e Oruro), avrebbero rifiutato il percorso verso l'autonomia, è presumibile che entro breve la crisi sociale boliviana esploda ancor di più. Il governatore di Tarija, dopo aver appreso il risultato della tornata referendaria ha chiesto al presidente Morales di prendere atto del risultato. “Se il governo non riconosce questo risultato, non potrà mai essere considerato un governo democratico”.
A questo punto ci si chiede come si muoveranno i quattro governatori di Pando, Beni, Tarija e Santa Cruz, la cui popolazione ha votato a favore di statuti autonomi. E il prossimo passo, il 10 agosto, prevede che i boliviani si rechino alle urne per il referendum revocatorio del mandato presidenziale di Evo Morales. Una nuova scommessa che il presidente indio è costretto a vincere.

Categoria: Diritti, Politica
Luogo: Bolivia
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