La situazione in Libano torna a essere bollente. Lo scorso fine
settimana si sono verificati diversi scontri a fuoco a Tripoli, nel
nord del paese, tra miliziani alawiti ( la stessa confessione dello
sciismo cui appartiene il presidente siriano Bashar Assad) e
guerriglieri sunniti vicini alla maggioranza al governo. Gli scontri,
che hanno interessato le aree di Bab al Tebbaneh e Jabal Mohsen,
hanno causato almeno sei vittime e il ferimento di 44 persone.
Domenica le fazioni si erano accordate per schierare l'esercito nelle
zone più a rischio di violenze, ma ancora oggi fonti locali
parlano si sporadiche sparatorie e di cecchini ancora appostati sui
tetti, mentre i residenti sono chiusi in casa per paura.

Lunedì
mattina una persona è stata uccisa e un'altra è morta
per le ferite riportate nei giorni scorsi. La ripresa di episodi di
violenza, dopo l'accordo di Doha, che ha messo fine alla crisi
istituzionale nel Paese portando all'elezione di Michel Suleiman alla
carica di presidente, pare sia legata alle difficoltà del
premier Fouad Siniora, di nominare un governo di unità
nazionale. Secondo l'accordo di Doha, l'opposizione in tale esecutivo
dovrebbe avere il potere di veto sulle questioni fondamentali, come
ad esempio la nuova legge elettorale. Al momento non è
comunque dato sapere se gli scontri dello scorso fine settimana e
quelli, delle settimane precedenti, nella valle della Bekaa, siano un
modo per mettere pressione sul processo politico.