23/06/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



La situazione in Libano torna a essere bollente. Lo scorso fine settimana si sono verificati diversi scontri a fuoco a Tripoli, nel nord del paese, tra miliziani alawiti ( la stessa confessione dello sciismo cui appartiene il presidente siriano Bashar Assad) e guerriglieri sunniti vicini alla maggioranza al governo. Gli scontri, che hanno interessato le aree di Bab al Tebbaneh e Jabal Mohsen, hanno causato almeno sei vittime e il ferimento di 44 persone. Domenica le fazioni si erano accordate per schierare l'esercito nelle zone più a rischio di violenze, ma ancora oggi fonti locali parlano si sporadiche sparatorie e di cecchini ancora appostati sui tetti, mentre i residenti sono chiusi in casa per paura.

Lunedì mattina una persona è stata uccisa e un'altra è morta per le ferite riportate nei giorni scorsi. La ripresa di episodi di violenza, dopo l'accordo di Doha, che ha messo fine alla crisi istituzionale nel Paese portando all'elezione di Michel Suleiman alla carica di presidente, pare sia legata alle difficoltà del premier Fouad Siniora, di nominare un governo di unità nazionale. Secondo l'accordo di Doha, l'opposizione in tale esecutivo dovrebbe avere il potere di veto sulle questioni fondamentali, come ad esempio la nuova legge elettorale. Al momento non è comunque dato sapere se gli scontri dello scorso fine settimana e quelli, delle settimane precedenti, nella valle della Bekaa, siano un modo per mettere pressione sul processo politico.
 
Categoria: Guerra
Luogo: Libano