27/01/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



I ricordi di un ebreo a Trieste, dalla risiera di S.Sabba ad Auschwitz
Il caffè Stella Polare
Andava ogni mattina al Caffé Stella Polare a Trieste, beveva il suo capuccino, leggeva il Piccolo e poi proseguiva verso la scuola greca dove insegnava. Ormai non aveva più allievi, la scuola era chiusa e deserta, gli ebrei di Trieste erano nascosti ma lui, elegantissimo, vestito di lino bianco e panama in testa, cosi' me lo ricorda una vecchia fotografia, continuava a illudersi che tutto fosse come prima.
 
Rifiutava di nascondersi mio zio Elio: "Non ho fatto niente" diceva "perché dovrebbero prendermi?". Non aveva fatto niente, come niente avevano fatto tutti gli altri ebrei di Trieste, d'Italia, come niente avevano fatto gli ebrei d'Europa. I nazisti erano a Trieste e andavano di casa in casa a cercare gli ebrei "che non avevano fatto niente", erano ebrei semplicemente, il popolo che Hitler aveva deciso di sterminare. "Il primo dovere del popolo tedesco è quello di annientare gli ebrei" gridava il Fuhrer al suo biondo popolo acclamante. Una spiata anonima. Zio Elio è seduto al Caffe' Stella Polare di Trieste, due della Gestapo entrano e, senza esitare, vanno dritti verso di lui: "Elio Mordo?" "Si".
 
La risiera di San SabbaI suoi genitori erano scappati da Corfù durante il grande pogrom, erano arrivati a Trieste, città cosmopolita dove si respirava aria di cultura e libertà. Erano arrivati pieni di speranze e di figli, continuando la fuga dei loro genitori, dei nonni, degli avi erranti di paese in paese, di nazione in nazione, sempre in fuga, sempre pronti a scappare da qualche altra parte. Dalla Spagna alla Grecia passando per la Calabria e poi ancora dalla Grecia verso l'Italia, verso Trieste, città della Speranza.
Una fuga attraverso il tempo, un secolo dopo l'altro, una lingua dopo l'altra, una casa dopo l'altra, una paura dopo l'altra, figli perduti, ricordi di morte e disperazione, racconti di roghi e di torture, di persecuzioni senza fine attraverso questa Europa che li rincorreva coi forconi per ammazzarli tutti.
A Trieste non sarebbe successo, ne erano certi, Trieste era una città speciale, vi si parlavano tutte le lingue, era il punto d'incontro di popoli e culture.
"Elio Mordo?" "Si" e non può scappare da nessuna parte.
Dove scappare? Come fa a scappare un signore distinto vestito di lino bianco e col panama in testa che si trova davanti a due rappresentanti della razza padrona vestiti di nero con un teschio sul berretto? Dove poteva scappare per mettersi in salvo questo ebreo "che non aveva fatto niente"? La città che aveva accolto la sua famiglia si era chiusa sopra di lui, niente più cultura, niente piu' libertà, solo terrore, disperazione e la Risiera di San Sabba.
 
Il cancello di Auschwitz
Zio Elio incomincia il suo viaggio, Corfù è lontana nella memoria, anche il mare di Trieste non c'è più, i suoi libri saranno stati bruciati, la sua vita ormai è dentro i vagoni bestiame che lo portano verso l'inferno di Auschwitz. Il centro del Male dell'umanità. Chissà quali pensieri avranno attraversato la sua mente, non poteva sapere che altre migliaia di vagoni bestiame come il suo viaggiavano attraverso l'Europa per arrivare tutti in un unico punto, il crematorio. Non poteva sapere che a Babi Yar avevano ammazzato in due giorni 40.000 ebrei come lui, che, come lui, non avevano fatto niente. Non poteva sapere che in Europa già si camminava sui cadaveri di ebrei scaraventati vivi e morti nelle fosse comuni o nei burroni, in una follia inarrestabile di odio. Come poteva immaginare lui, piccolo ebreo triestino, che l'Europa sprofondava in una putredine intellettuale che avrebbe fatto del novencento il secolo maledetto.
Il suo carro bestiame si fermò all'entrata di Auschwitz, i suoi occhi forse avranno letto il benvenuto, "Arbeit macht frei", il lavoro rende liberi. A cosa poteva servire un vecchio ebreo probabilmente già impazzito per il dolore, l'umiliazione e l'incapacità di comprendere la portata di quello che stava vivendo?
Lo avranno portato insieme ad altri, inutilizzabili come lui, vecchi, donne e bambini "che non avevano fatto niente", verso le camere a gas. Saranno entrati nudi e storditi, incapaci ormai di pensare e di capire dove si trovavano e perché.
Qualcuno avrà chiuso ermeticamente la porta, forse zio Elio lo avrà guardato, e poi, dalle docce, il gas.
 
Deborah Faith*
Categoria: Popoli, Storia
Luogo: Italia