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Morgan Tsvangirai, il candidato dell’opposizione al regime di Robert Mugabe,
ha annunciato ieri il suo ritiro dal ballottaggio presidenziale, previsto
per venerdì prossimo, per le eccessive violenze che stanno caratterizzando la
campagna
elettorale, invocando l’intervento dell’Onu e dell’Unione africana per fermare
il “genocidio” in corso nel Zimbabwe: il leader del Movimento per il cambiamento
democratico (Mcd) ha dichiarato che negli ultimi tre mesi 85 militanti dell’opposizione
sono stati uccisi, tremila sono finiti in ospedale e 200mila sono stati costretti
a fuggire dalle loro case. Tutto questo per opera delle milizie dello Zanu-Pf,
il partito di Mugabe.
Il regime continua i preparativi del voto come nulla fosse. Le reazioni internazionali all’annuncio di Tsvangirai sono state di profondo rammarico per una decisione
che dimostra la gravità della situazione politica in Zimbabwe.
E le squadracce di Mugabe continuano a seminare terrore. Le milizie dello Zanu-Pf non se lo sono fatto ripetere. Nelle ultime ore duemila
attivisti armati hanno scatenato il pandemonio a Mbare, nel centro di Harare,
e a Borrowdale, in periferia, facendo irruzione nelle case e picchiando gente
a caso per la strada. Altre squadracce, cantando inni a Mugabe, hanno saccheggiato
il mercato nella zona di Sam Levy. Nell’area dello stadio Glenis mugabisti hanno
fermato e pestato decine di persone sotto gli occhi della polizia che è rimasta
a guardare. I militanti dell’Mcd se ne stanno chiusi in casa, aspettando che la
furia delle milizie di regime si scateni anche contro di loro. Le ragazze hanno
paura di venire rapite e stuprate, come già accaduto ad almeno 500 giovani zimbabwesi
dalla fine di marzo a oggi.Enrico Piovesana