23/06/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Tsvangirai si ritira dalla sua sfida al regime di Mugabe
Morgan TsvangiraiMorgan Tsvangirai, il candidato dell’opposizione al regime di Robert Mugabe, ha annunciato ieri il suo ritiro dal ballottaggio presidenziale, previsto per venerdì prossimo, per le eccessive violenze che stanno caratterizzando la campagna elettorale, invocando l’intervento dell’Onu e dell’Unione africana per fermare il “genocidio” in corso nel Zimbabwe: il leader del Movimento per il cambiamento democratico (Mcd) ha dichiarato che negli ultimi tre mesi 85 militanti dell’opposizione sono stati uccisi, tremila sono finiti in ospedale e 200mila sono stati costretti a fuggire dalle loro case. Tutto questo per opera delle milizie dello Zanu-Pf, il partito di Mugabe.
 
Robert MugabeIl regime continua i preparativi del voto come nulla fosse. Le reazioni internazionali all’annuncio di Tsvangirai sono state di profondo rammarico per una decisione che dimostra la gravità della situazione politica in Zimbabwe.
Il regime di Mugabe ha invece reagito ignorando il ritiro del candidato dell’Mcd e proseguendo con i preparativi per il voto del 27. I dirigenti dello Zanu-Pf hanno dichiarato di non credere che Tsvangirai voglia permanete ritirarsi: “E’ l’undicesima volta che minaccia di farlo”, ha commentato ironicamente Patrick Chinamasa, ministro della Giustizia, invitando i sostenitori del presidenti a continuare la campagna elettorale “per conquistare la vittoria”.
 
Sostenitore dello Zanu-PfE le squadracce di Mugabe continuano a seminare terrore. Le milizie dello Zanu-Pf non se lo sono fatto ripetere. Nelle ultime ore duemila attivisti armati hanno scatenato il pandemonio a Mbare, nel centro di Harare, e a Borrowdale, in periferia, facendo irruzione nelle case e picchiando gente a caso per la strada. Altre squadracce, cantando inni a Mugabe, hanno saccheggiato il mercato nella zona di Sam Levy. Nell’area dello stadio Glenis mugabisti hanno fermato e pestato decine di persone sotto gli occhi della polizia che è rimasta a guardare. I militanti dell’Mcd se ne stanno chiusi in casa, aspettando che la furia delle milizie di regime si scateni anche contro di loro. Le ragazze hanno paura di venire rapite e stuprate, come già accaduto ad almeno 500 giovani zimbabwesi dalla fine di marzo a oggi.

Enrico Piovesana

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