23/06/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



I colloqui con la Siria, tra volontà politica e timore dell'opinione pubblica israeliana
scritto per noi da
Dan Rabà
 
La Siria e' per Israele un 'nemico perfetto'. E' un nemico contro il quale si e' combattuto aspramente, combattimenti duri. Un nemico di cui si ha paura, come si puo' avere paura in uno scontro di due titani, sprezzanti della morte e disposti a tutto.

I soldati hanno molta paura di cadere prigionieri dei siriani a causa dei
terribili racconti dei pochi superstiti. Che tornati sono rimasti segnati nel corpo e nell'anima. I siriani hanno rispettato il confine del dopoguerra, la frontiera con la Siria è la piu' silenziosa tra i confini di Israele. Il prezzo della pace che i siriani esigono è chiaro! La restituzione del Golan, un ampio terreno montagnoso, fertile e disabitato, se non per qualche insediamento israeliano e qualche famiglia drusa. Per Israele, tradizionalmente il Golan è la zona cuscinetto che permette la difesa da una eventuale invasione siriana. Come avvenne nel 1967, quando siriani ed egiziani attaccarono contemporaneamente durante il digiuno ebraico di Kippur.
Con grande eroismo, e gravi perdite umane, l'esercito israeliano ricacciò siriani ed egiziani. Nelle prime ore della guerra, sia tra i dirigenti politici che tra i soldati, molti pensarono che la fine del Paese libero degli Ebrei fosse vicina. Questo spiega, anche da un punto di vista psicologico, il motivo della resistenza del governo, dell'esercito, ma specialmente dell'opinione pubblica, a rendere il Golan alla Siria.

Una cosa curiosa è che tutti i primi ministri d'Israele, pur ribadendo pubblicamente che il Golan è territorio israeliano, e mai sarà restituito, tentarono segretamente di trattare una pace dimostrandosi più o meno disponibili. Alla restituzione del territorio siriano che una legge del parlamento israeliano dichiara essere territorio di Israele.
Oggi Olmert, dopo un anno e mezzo di trattative segrete, ha ammesso, d'accordo con i siriani e i turchi, che fanno da mediatori, che è in atto una trattativa. Molti penseranno che Olmert vuol dimostrare di essere l'unico politico in grado di portare la pace (dopo aver portato malamente la guerra). E io confesso di pensarla così, mentre altri pensano che la pace è piu' importante della corruzione di un politico. Questo e' un caso nel quale la dirigenza politica ha una visione più lungimirante e saggia del suo popolo . Ma in democrazia, il popolo è sovrano e ha il diritto/dovere di votare (con elezioni o referendum) se crede nella pace o se paradossalmente si sente piu' "sicuro" in uno stato di Guerra.
In Siria i dirigenti possono decidere la pace, mentre il popolo è ancora battagliero, ma quanto vale quella pace? Il potere ha la forza d'imporre una pace che conviene economicamente e strategicamente, ma culturalmente e religiosamente non e' accettata? Un israeliano potrà andare a visitare la Siria senza essere accoltellato in un mercato, come accade in Egitto e in Giordania?
Categoria: Guerra, Politica
Luogo: Israele - Palestina