I colloqui con la Siria, tra volontà politica e timore dell'opinione pubblica israeliana
scritto per noi da
Dan Rabà
La
Siria e' per Israele un 'nemico perfetto'. E' un nemico contro il
quale si e' combattuto aspramente, combattimenti duri. Un nemico di
cui si ha paura, come si puo' avere paura in uno scontro di due
titani, sprezzanti della morte e disposti a tutto.

I
soldati hanno molta paura di cadere prigionieri dei siriani a causa
dei
terribili
racconti dei pochi superstiti. Che tornati sono rimasti segnati nel
corpo e nell'anima. I siriani hanno rispettato il confine del
dopoguerra, la frontiera con la Siria è la piu' silenziosa tra
i confini di Israele. Il
prezzo della pace che i siriani esigono è chiaro! La
restituzione del Golan, un ampio terreno montagnoso, fertile e
disabitato, se non per qualche insediamento israeliano e qualche
famiglia drusa. Per
Israele, tradizionalmente il Golan è la zona cuscinetto che
permette la
difesa da una eventuale invasione siriana. Come avvenne nel 1967,
quando siriani ed egiziani attaccarono contemporaneamente durante il
digiuno ebraico di Kippur.
Con
grande eroismo, e gravi perdite umane, l'esercito israeliano ricacciò
siriani ed egiziani. Nelle prime ore della guerra, sia tra i
dirigenti politici che tra i soldati, molti pensarono che la fine del
Paese libero degli Ebrei fosse vicina. Questo
spiega, anche da un punto di vista psicologico, il motivo della
resistenza del governo, dell'esercito, ma specialmente dell'opinione
pubblica, a rendere il Golan alla Siria.

Una
cosa curiosa è che tutti i primi ministri d'Israele, pur
ribadendo pubblicamente che il Golan è territorio israeliano,
e mai sarà restituito, tentarono segretamente di trattare una
pace dimostrandosi più o meno disponibili. Alla restituzione
del territorio siriano che una legge del parlamento israeliano
dichiara essere territorio di Israele.
Oggi
Olmert, dopo un anno e mezzo di trattative segrete, ha ammesso,
d'accordo con i siriani e i turchi, che fanno da mediatori, che è
in atto una trattativa. Molti penseranno che Olmert vuol dimostrare
di essere l'unico politico in grado di portare la pace (dopo aver
portato malamente la guerra). E io confesso di pensarla così,
mentre altri pensano che la pace è piu' importante della
corruzione di un politico. Questo
e' un caso nel quale la dirigenza politica ha una visione più
lungimirante e saggia del suo popolo . Ma in democrazia, il popolo è
sovrano e ha il diritto/dovere di votare (con elezioni o referendum)
se crede nella pace o se paradossalmente si sente piu' "sicuro"
in uno stato di Guerra.
In
Siria i dirigenti possono decidere la pace, mentre il popolo è
ancora battagliero,
ma quanto vale quella pace? Il potere ha la forza d'imporre
una pace che conviene economicamente e strategicamente, ma
culturalmente e religiosamente non e' accettata? Un
israeliano potrà andare a visitare la Siria senza essere
accoltellato in un mercato, come accade in Egitto e in Giordania?