L'Unione Europea ''ha rischiato molto
nel revocare le sanzioni diplomatiche contro l'isola, senza ricevere
in cambio nessuna garanzia dal governo cubano''. Questa la posizione
dei dissidenti cubani, tra cui Oscar Espinosa Chepe, uno dei
settantacinque oppositori condannati a pene fino a ventotto anni di
detenzione nel 2003, da tre ai domiciliari per motivi di salute.

Chepe ha dichiarato: ''Sono molto
preoccupato per la mano estremamente generosa che è stata tesa
al governo di Cuba, e anche molto pessimista sul futuro. Il settore
più duro del governo può interpretare ciò come
un avallo ai suoi atteggiamenti più intransigenti''. La Spagna
in particolare, ha avvertito Chepe, ''va a prendersi una
responsabilità molto grande, se il governo cubano non si muove
e comincia a realizzare i cambiamenti''. Dello stesso parere Mirian
Leiva, fondatrice delle 'donne in bianco', associazione che raggruppa
le mogli dei settantacinque. ''L'Ue ha rischiato molto perché
Raul Castro ha promesso molto ma non ha fatto nulla. Le decisioni che
ha preso sono dei diversivi e i prezzi dei generi di prima necessità
sono aumentati. Se il governo non inizia i cambiamenti, si potrebbe
determinare una posizione molto pericolosa'', ha dichiarato la Levia.
La Levia ha anche chiesto la liberazione dei cinquantacinque
oppositori, dei settantacinque condannati nel 2003, che ancora sono
in prigione.