19/01/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Esplorare la natura per rubarne i segreti. E poi brevettarli.

Biodiversità in MessicoIl Messico, terzo Paese al mondo per diversità biologica, con migliaia di specie animali e vegetali, è uno dei più colpiti dalla biopirateria. Negli ultimi anni, questa ricchezza lo ha posto al centro degli interessi dell’industria. Soprattutto di quella che si occupa di biotecnologie e delle loro applicazioni (intelligenza artificiale, nuovi farmaci, armi chimico-biologiche). A farne le spese è l'intero il Paese, che svende per pochi soldi una ricchezza incalcolabile (quando addirittura non la regala). Ma anche le comunità indigene. Sull'argomento abbiamo intervistato Gian Carlo Delgado Ramos, ricercatore a Città del Messico del CEIICH, il Centro de Investigaciones Interdisciplinarias en Ciencias y Humanidades della UNAM , la più grande università dell'America Latina.

"La biopirateria - spiega - sfrutta proprio le conoscenze indigene per essere più efficace. Localizzare la biodiversità non è cosa semplice. Non è semplice, cioè, tra migliaia di piante, individuare quelle che posseggono i principi attivi di cui ha bisogno l’industria. Se non a costo di molti tentativi.  Ecco perchè la secolare conoscenza indigena della natura è tanto preziosa in questo affare.  Sempre più spesso, le multinazionali affidano alle comunità indigene l’incarico di ‘localizzare’ la biodiversità. Con un piccolo 'inconveniente': il ‘know how’ viene pagato a prezzi basissimi. In Messico, intere comunità sono state trasformate in forza lavoro al servizio delle equipe scientifiche delle multinazionali".

Come avviene il furto? Nella maggior parte dei casi, ai contadini viene consegnato il supporto tecnico per la ricerca. Loro individuano le piante commercialmente utili, le analizzano, le classificano e consegnano poi i campioni alle multinazionali. Dopo averli ricevuti, queste approfondiscono la ricerca e registrano il brevetto. In genere, alle popolazioni locali viene dato un compenso orario o, addirittura, la promessa di un compenso che non arriverà mai.

Quali attori entrano in gioco ?  La biopirateria avviene attraverso sistemi complessi. Per questo, è difficile non solo bloccarla, ma anche riconoscerla come tale. Ultimamente, coinvolge non solo le industrie, ma anche le università, le ONG, le comunità indigene, che in maniera più o meno consapevole, finiscono col partecipare a un'operazione di cui raccolgono solo le briciole, mentre i grossi guadagni vanno alle imprese, in gran parte straniere".

Non esiste una legislazione che tuteli la biodiversità, in Messico? Di recente, il governo ha fissato delle regole attraverso alcuni progetti: il Corredor Biològico Mesoamericano ( CMB ), il COINBIO (un piano di conservazione della biodiversità nelle comunità indigene), e il Plan de las Tres Ecoregiones Prioritarias . Questi piani, invece di proteggere la biodiversità, facilitano la biopirateria.

In che senso? Ad un primo approccio, sembrano passi avanti in materia ecologica e sociale, perchè sono progetti di conservazione e di sviluppo sostenibile. In realtà, promuovono il ‘saccheggio biologico’ in modo sistematico.
Non è casuale il ritmo con cui si stanno realizzando, a livello mondiale, contratti di ‘bioispezione’ e progetti di cosiddetta ‘conservazione’ voluti dalla Banca Mondiale e da organismi legati a interessi di imprese statunitensi ed europee. L’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) e quella per la proprietà intellettuale (WIPO), continuano a premere per una omogeneizzazione delle norme di proprietà intellettuale a livello internazionale. In questo modo, si mette da parte il principio fondamentale della sovranità nazionale, su cui si basano, storicamente, le leggi che regolano la proprietà intellettuale. In passato, questo principio ha limitato il furto della biodiversità e ha posto regole per l’accesso alla sua conoscenza. Al contrario, oggi in Messico, delle 386 aree naturali protette (il 7 per cento del territorio nazionale), solo 123 sono sotto responsabilità statale. Il resto è nelle mani di Organizzazioni non Governative o del capitale privato nazionale e internazionale. Progetti come il COINBIO o il Corredor Biologico Mesoamericano, sono parte di questo sistema.

Mi può fare qualche esempio di biopirateria? Di recente, alcune associazioni ambientaliste messicane hanno denunciato grossi contratti di ‘bioispezione’ che tuttavia sono solo la ‘punta dell’iceberg’ del problema. Tra questi, il caso della Sandoz (Novartis),che con un contratto stipulato direttamente con un’associazione di comunità indigene, la Uzachi, e formalmente terminato nel 1999, ha estratto in pochi anni, migliaia di campioni (si calcola tra i 9 e i 10 mila) di un fungo della Sierra Norte di Oaxaca, inviando il tutto ai laboratori della Sandoz in Svizzera. Poi, quello dell’American Cyanamid, filiale dell’American Home Products, che ha coinvolto anche alcune università dell’Arizona, della Luisiana, dell’Argentina, del Cile, e la stessa UNAM. Questa serie di contratti si formalizzò nel 1992, con l’aiuto della Banca Mondiale. Il progetto, proseguito per tutto il 2003, ha raccolto campioni di cactus e di altre piante del deserto. La parte più pericolosa del progetto, è costituita dal libero accesso all’informazione genetica dei giardini della UNAM. In soli 4 anni, da 1993 al 1997, sono stati raccolti oltre 3500 campioni.

E' possibile evitare il ripetersi di episodi del genere? La resistenza isolata delle comunità contadine alla biopirateria è una battaglia impossibile, per la complessità degli attori coinvolti e degli interessi in gioco. Per costruire un’alternativa è necessario pensare al bene collettivo. Da lì bisogna partire per riformulare leggi, codici e una razionalità ecologica, con nuove forme di accesso, di proprietà, di uso e gestione delle risorse biologiche. Non si tratta di impedire lo studio e l’uso della biodiversità, ma di usare questa ricchezza con regole che non ripropongano il solito schema di sfruttamento che arricchisce solo le elìte di potere e le industrie farmaceutiche, chimiche o delle sementi. Per far ciò, occorre una presa di coscienza soprattutto politica, e un governo che sappia far valere la propria sovranità sulla proprietà intellettuale.

 Paola Erba

 

Categoria: Ambiente
Luogo: Messico