Scritto da
Guillermo Almeyra Casares

L’Argentina ha patito quasi 100 giorni di blocchi stradali volti a ottenere l’eliminazione
delle imposte sull’esportazione della soia e poi nuovi blocchi, questa volta anche
da parte dei camionisti, scontenti per la sospensione della lotta da parte delle
associazioni agricole e per la risoluzione del governo riguardo queste imposte.
Il governo non ha potuto far intervenire nessuno a suo favore, fatta eccezione
per il complesso del partito peronista e dei suoi intendenti (sindaci). Nonostante
il carattere criminoso dei blocchi, non ha fatto arrestare nessuno per prudenza,
e ha dovuto anche fare delle concessioni nell’ambito dell’esportazione della carne
e del frumento (la riduzione della semina di questo cereale potrebbe portare a
una sua importazione futura). Decine di migliaia di litri di latte sono stati
riversati sulle strade, in un paese in cui ci sono ancora bambini che muoiono
di fame, senza alcuna reazione da parte delle autorità. Inoltre, il governo si
è visto costretto a improvvisare una destinazione concreta per questa imposta
straordinaria, a cui nessuno aveva pensato prima del conflitto, creando un Istituto
per la Ridistribuzione, che destinerà il 60 percento delle ritenute straordinarie
alla creazione di 30 ospedali altamente tecnologici nelle province e 60 centri
per la salute, un altro 20 percento alla costruzione di case popolari anche all’interno
e il restante 20 percento alla costruzione di strade provinciali proposte da sindaci
e governatori.

Le associazioni dei ricchi agricoltori hanno dovuto dichiarare di condividere
questo programma, e il governo ha presentato alle province progetti di opere pubbliche,
in grado di creare lavoro e migliorare la sanità. Tuttavia, non c’è tregua in
questa lotta in cui gli interessi del capitalismo finanziario e dei capitalisti
rurali si mescolano con l’odio antiperonista di coloro che hanno appoggiato la
dittatura e con l’odio antikirchnerista della destra peronista da un lato, e gli
interessi capitalistici e neoespansionistici del governo e degli industriali dall’altro,
e in cui la maggior parte della società – i lavoratori, i consumatori sprovvisti
di cibo e derubati dalla speculazione sui prezzi – rimane al margine e confusa.
Perciò la principale caratteristica di questa lotta di classe e tra gruppi capitalistici
è stata ed è la totale passività in cui sono rimasti la classe operaia e i lavoratori
in generale. E gli intellettuali che continuano a firmare manifesti scritti in
un linguaggio esoterico, prendono semplicemente le parti del governo, della sua
politica capitalistica e dell’industria, convinti così di allontanare il fantasma
di un colpo di stato, senza neppure tratteggiare il carattere della classe e degli
interessi del settore che temono il golpismo.

Mentre il governo, coerentemente con l’ideologia peronista, sostiene che non
esistono classi e richiama gli argentini all’unione laddove la maggior parte della
borghesia blocca le strade e affama le città trascinando dietro di sé buona parte
delle classi medie urbane e rurali e perfino gruppi di operai, la classe operaia
sparisce, si frammenta, rimane muta. Una parte delle direzioni sindacali, quelle
meno burocratizzate, come la “Central de los Trabajadores Argentinos” (CTA, Centrale
dei lavoratori argentini), più una parte dei socialisti e la Corrente Classista
e Combattiva, maoista, dei picchettatori, si schierano dalla parte dal capitale
finanziario, mentre la burocrazia di destra, corrotta e gansteristica, della CGT
appoggia ufficialmente il governo, ma non è in grado nemmeno di convocare un’assemblea
plenaria dei segretari generali per discutere del conflitto, dato che il suo cuore
è vicino alla destra peronista, che ha servito e promosso durante il menemismo.

Fatta eccezione per alcuni gruppi e direzioni operaie di base e pochi intellettuali
che sostengono la legittimità delle imposte ai commercianti di soia, esponendo
però un abbozzo di alternativa alla politica ufficiale, la classe operaia, come
classe, ha continuato a rimanere assente mentre altri discutevano di come toglierle
i diritti, ridurle i salari reali e rimodellare il paese contro gli interessi
nazionali. Non ha aperto la bocca nemmeno il settore dei braccianti agricoli,
che ancora subiscono le leggi della dittatura che impediscono loro di organizzarsi,
non hanno alcun diritto sociale e hanno salari miseri, mentre gli infami burocrati
sindacali che li “rappresentano” si dichiarano neutrali in questa battaglia tra
i loro padroni e i loro leader politici. Gran parte dei lavoratori ha digerito
l’idea che in nome della proprietà privata si possa versare il latte o far patire
la fame agli altri, che non sia possibile fare niente di collettivo e che bisogna
aspettare il governo e non mettere a rischio il minimo recupero ottenuto nel livello
di vita e nel mercato del lavoro negli ultimi cinque anni. La maggior parte, educata
al peronismo, non vede l’esistenza delle classi né si percepisce come classe,
non si sente
soggetto politico. E un settore simpatizza con quelli che bloccano le strade perché
legge in questo atto una protesta plebea contro l’autoritarismo e l’arroganza
del governo, che decide qualunque cosa senza spiegare né discutere niente. Nell’immediato
il grosso compito, di fronte a un attacco organizzato da parte del capitale finanziario
e dei suoi alleati nei confronti di un governo impotente e attanagliato dal debito
estero e dalle crescenti difficoltà, consiste nel tentativo di ottenere che il
“Convitato di Pietra” – la classe operaia – cominci a pensare, muoversi, parlare.
A questo dovranno pensare gli intellettuali capaci di pensare ...