19/06/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Bush e McCain vogliono aumentare la produzione Usa di greggio, Obama punta al risparmio
Con il greggio a 140 dollari al barile e un costo della benzina raddoppiato in poco più di un anno, come dovrebbe comportarsi il Paese che consuma un quarto della produzione mondiale di petrolio? Serve estrarre più greggio per far calare il prezzo, o consumarne di meno e scegliere l'energia pulita, eliminando gli sprechi? George W. Bush preferisce la prima strada, e lo ha dimostrato ieri esortando il Congresso a revocare il divieto di trivellazione al largo delle coste statunitensi. John McCain, che una volta era d'accordo con la messa al bando, ora si unisce all'attuale presidente nel chiedere una maggiore produzione. Barack Obama invece punta sulla seconda via, quella del risparmio energetico e delle fonti rinnovabili, per arrivare all'indipendenza energetica. Le elezioni di novembre saranno decisive anche per impostare le linee guida degli Usa nel prossimo decennio, con conseguenze per tutto il mondo.

Le proposte. In sostanza, il piano di Bush – che due anni fa definì gli Stati Uniti “drogati di petrolio” - contiene quattro proposte: eliminare la moratoria all'esplorazione di greggio al largo delle coste americane; incoraggiare l'estrazione di petrolio dai depositi di scisto bituminoso nell'ovest degli States (costosa, ma resa possibile ora dagli alti prezzi del greggio), permettere la trivellazione nel Parco nazionale artico dell'Alaska (finora protetto) e aggiungere nuove raffinerie – negli ultimi trenta anni, negli Usa non ne è stata costruita nessuna. Secondo la Casa Bianca, tali misure farebbero aumentare la quantità di petrolio disponibile sui mercati, favorendo quindi una discesa dei prezzi e “rafforzando la nostra sicurezza nazionale”.
Con la maggioranza degli americani favorevole alla trivellazione offshore – il 60 percento, secondo un recente sondaggio – la mossa di Bush ha anche l'obiettivo di mettere in cattiva luce i democratici. “So che i leader democratici si sono opposti ad alcune di queste politiche in passato”, ha detto Bush. “Ma ora che la loro opposizione ha contribuito a spingere i prezzi della benzina a livelli record, chiedo loro di riconsiderare le loro posizioni... Altrimenti dovranno spiegare se un gallone di benzina a 4 dollari non è un incentivo sufficiente ad agire”.

Una famiglia, idee diverse. Bush ha inoltre motivato il suo progetto spiegando che le obiezioni ambientaliste alla trivellazione in Alaska sono obsolete, perché “gli scienziati hanno sviluppato tecniche innovative che avrebbero di fatto un impatto zero sul suolo o sulla fauna locale”. Ma su quel fronte, Bush chiede da anni l'apertura dell'Arctic National Wildlife Refuge alle compagnie petrolifere. Sulla trivellazione al largo delle coste, invece, la sua proposta si scontra con la tradizione della famiglia Bush. La moratoria del Congresso all'esplorazione di olio e gas sulla piattaforma continentale fino a 200 miglia dalla costa è stata introdotta nel 1981 per evitare catastrofi ambientali; nel 1990, l'allora presidente George Bush senior rafforzò il divieto emettendo un ordine esecutivo. Il fratello Jeb, quando era governatore della Florida, era anche un costante oppositore della trivellazione marina. Ma il piano di Bush, per quanto appoggiato dai repubblicani, trova pareri contrari anche all'interno del partito, specie tra i governatori degli Stati che si affacciano sulle coste. In California, Arnold Schwarzenegger ha già annunciato che continuerà ad opporsi.

Il voltafaccia di McCain. Più importante, in chiave futura, è però il cambio di posizione di John McCain. Il candidato repubblicano, che nella campagna del 2000 sosteneva la moratoria, ha ora affermato – intervenendo a una conferenza di dirigenti delle compagnie petrolifere a Houston – che è a favore della trivellazione costiera. Il voltafaccia di McCain è stato visto come un tradimento dai gruppi ambientalisti, che lo consideravano il repubblicano più vicino alle loro posizioni. Già soprannominato “McBush” da chi gli rimprovera idee troppo simili a quelle dell'attuale presidente, McCain sta comunque cercando di smarcarsi da questa amministrazione su altri aspetti, riconoscendo la gravità della minaccia del riscaldamento globale. Il risparmio energetico, ha detto, “non è più solo un lusso morale o una virtù personale”, riferendosi ai commenti espressi dal vicepresidente Dick Cheney.

Il no di Obama. I democratici, che controllano il Congresso, si sono invece schierati compatti contro le proposte di Bush. Il capogruppo al Senato, Harry Reid, ha definito il piano “una cinica trama di campagna elettorale che non farà niente per abbassare i prezzi, e rappresenta un altro omaggio alle compagnie petrolifere che già stanno facendo profitti miliardari”. La speaker della Camera, Nancy Pelosi, ha invece parlato di “politica energetica scritta letteralmente dall'industria petrolifera”. Barack Obama ha invece criticato McCain per “aver detto ai dirigenti petroliferi esattamente quello che volevano sentirsi dire, la stessa politica di Washington che per decenni ci ha impedito di raggiungere l'indipendenza energetica”.

Due filosofie diverse. Quanto petrolio si potrebbe estrarre, nelle aree indicate da Bush? Le stime dell'amministrazione parlano di 16 miliardi di barili nelle aree coperte ora dalla moratoria del 1981, 10 miliardi di barili nel Parco nazionale dell'Alaska, 18 miliardi di barili estraibili dallo scisto bituminoso nell'ovest. Cifre che ridurrebbero la dipendenza energetica degli Usa dall'estero. In dieci anni, fa notare la Casa Bianca, gli Stati Uniti importano 5 miliardi di barili di petrolio dall'Arabia Saudita. Ma per quanto riguarda i prezzi attuali, ribattono gli ambientalisti, questi numeri c'entrano poco. Anche se tutte queste risorse finissero sul mercato, lo farebbero tra molti anni. Mentre il petrolio alle stelle è una realtà di questi giorni, che andrebbe risolta in altri modi. In fondo, se sei americani su dieci pensano che bisognerebbe trivellare al largo delle coste, la stessa percentuale pensa che bisognerebbe anche ridurre i consumi.
 

Alessandro Ursic

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