23/06/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Bolivia, sale la tensione fra La Paz e Washington
Non si placano le polemiche e le tensioni fra Bolivia e Stati Uniti in seguito alle manifestazioni dei giorni scorsi, quando un nutrito gruppo di aderenti alle organizzazioni sociali del Paese andino ha scatenato la sua rabbia davanti all'ambasciata statunitense di La Paz.
 
Scontri di piazzaI manifestanti chiedevano a gran voce che gli Usa riconsegnassero alla giustizia boliviana l'ex ministro della Difesa, Carlos Sanchez Barzain, accusato di essere responsabile della morte di almeno 60 persone durante il suo mandato, e attualmente negli Usa, dove gli è stato concesso asilo politico. Preoccupata, Washington ha richiamato il suo ambasciatore, Philip Goldberg, per chiedere lumi sulla situazione socio politica nin Bolivia.
“Forse il presidente Morales si è impegnato troppo nel risolvere la situazione politica nel Paese, tralasciando in parte l'aspetto economico e soprattutto le politiche sociali”, racconta a PeaceReporter l'economista sudamericano Gustavo Arteta. “Dopo le politiche iniziali che hanno riguardato il settore petrolifero e in generale quello delle risorse naturali del Paese, direi che praticamente si sono fermate le politiche economiche e sociali. Questo è stato sbagliato. E più si va avanti nel tempo, più questo potrebbe diventare un problema”.

Evo e l'Unione europea: un rapporto difficileEconomia. Le nazionalizzazioni volute da Morales hanno contribuito non poco alla disgregazione dei rapporti con gli Stati Uniti. Da decenni, infatti, le risorse del Paese erano nelle mani delle grandi multinazionali Usa, che tutto d'un tratto hanno visto il loro potere azzerarsi sotto i colpi delle nazionalizzazioni. “Talvolta quelle di Morales sono posizione ideologiche. Secondo gli Usa prima dell'arrivo di Morales, in Bolivia era in corso un processo di apertura economica a livello internazionale. Quindi per loro, e non solo dal punto di vista economico e degli investimenti, era un momento positivo. Nel periodo precedente a Evo, poi, l'adesione ai programmi del Fmi e della Banca Mondiale da parte della Bolivia e la sua 'vicinanza' a Washington, avevano contribuito all'abbattimento dell'inflazione nel Paese andino. Dal punto di vista politico, inoltre, il fatto che La Paz abbia rotto anzi sarebbe meglio dire interrotto, quello che gli Usa ritenevano un processo di sviluppo, è stata una cosa molto negativa. Un'inversione di marcia”. Che agli Usa non è piaciuta.
Ma è piaciuto molto il fatto che le ricche province boliviane abbiano chiesto autonomia, economica e politica, dall'amministrazione di La Paz. “Certo è che intorno a questa situazione c'è un'interesse. Molta della gente più ricca, però, o gli stessi imprenditori, sono legati al sogno americano. Ma questa è una situazione che riguarda tutta l'America Latina. E forse anche per questo motivo sia gli Usa che la classe imprenditoriale boliviana ha interesse a far esplodere il caso ”

Migranti bolivianiDirettive Ue. Intanto, la direttiva sull'immigrazione firmata dal parlamento Europeo ha fatto arrabbiare molto Morales che ha minacciato di imporre il visto ai cittadini Ue in transito nel suo Paese. Non solo. La direttiva è stata definita (a dire la verità da più parti in Sudamerica) “vergognosa”. “Ho l'impressione – ha scritto Morales in una lettera – che questa direttiva indurisca in maniera drastica le condizioni di detenzione e di espulsione degli immigrati senza documenti, indipendentemente dal loro tempo di permanenza nei Paesi europei, dalla loro condizione lavorativa, dai loro legami familiari, dalla loro volontà di integrazione e dal raggiungimento della stessa”. Gustavo Arteta sulle reazioni di Morales ha le idee chiare: “Per me i discorsi di Morales sono al momento solo delle minacce che non si possono realizzare”.

Alessandro Grandi

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