Intervista a Cheick Hamidou Kane, scrittore senegalese autore del libro 'L'aventure ambiguë'
Scritto per noi da
Cinzia Tarletti
“Tutti se ne rendono conto: non è tollerabile che quei bambini trascorrano gran
parte della loro giornata in strada chiedendo la carità. La strada non è il loro
posto. Bisogna fare qualcosa.” Il suo tono è pacato, ma non lascia trapelare nessun
dubbio, nessuna esitazione. Nel bubu1 chiaro, alla vigilia del suo ottantesimo compleanno, ci accoglie con cortesia
e ci aiuta a capire meglio la realtà delle scuole coraniche e dei bambini talibé.
La storia di Samba Diallo. Cheikh Hamidou Kane nasce nel 1928 a Matam, nel Sénégal orientale, da una famiglia
Peul. Da bambino frequenta lui stesso una scuola coranica nel villaggio natale.
Nel 1961 pubblica uno dei romanzi chiave della letterature senegalese,
“L'aventure ambiguë”, in cui racconta la storia di Samba Diallo, rampollo di una famiglia nobile del
villaggio dei Diallobé (suo zio è il capo villaggio, suo padre un funzionario
amministrativo), che all'età di 7 anni viene affidato ad un maestro religioso,
affinché possa conoscere Dio e diventare una persona umile e modesta. La vita
nel daara è dura e i metodi del maestro sono spesso molto violenti, tuttavia Samba
Diallo si dedica con passione allo studio del Corano, fino a quando la famiglia
decide di ritirarlo dalla scuola coranica e farlo studiare nella scuola straniera,
la scuola “nuova”, in cui potrà imparare come vivere nella società moderna. Samba
Diallo va anche in Francia per studiare diritto, ma sente dentro di sé un vuoto,
è perso e non riesce più neppure a pregare. Tornerà al villaggio per piangere
la morte del vecchio maestro religioso e per concludere la sua avventura spirituale.
Profonda riflessione filosofica sugli effetti della modernità in Sénégal, “L'aventure ambiguë” fa uno schizzo della scuola coranica e dei talibé. Cheikh Hamidou Kane, attraverso
la vita di Samba Diallo, che potrebbe forse essere la sua, indaga nell'animo del
suo popolo e porta alla luce le più profonde tradizioni culturali e religiose.
Ma come sono i daara oggi, che ruolo ha l'educazione religiosa nella vita dei
bambini del nostro tempo?
Cheikh Hamidou Kane è presidente di Parrer, Partenariat pour le Retrait et la
Réinsertion des Enfants de la Rue2, un'associazione senza fini di lucro creata nel 2006 da un gruppo di partner
africani e stranieri su iniziativa del direttore della Banca Mondiale nell'Africa
dell'Ovest, il maliano M. Tall, che ha riunito intellettuali, artisti e personalità
religiose per trovare una soluzione al problema della mendicità dei bambini. L'associazione
ha tre obiettivi principali: sensibilizzare la l'opinione pubblica musulmana e
cristiana sul problema dei bambini di strada, fare il punto sulla legislazione
esistente a tal proposito, e agire: allontanare i bambini dalla strada, siano
essi talibé, alunni delle scuole coraniche, o mendicanti e reinserirli nel daara
o nella loro famiglia d'origine. Per fare questo, l'associazione sostiene strutture
di accoglienza già esistenti, non solo nella capitale, ma in tutte le regioni
del Sénégal. Parrer, in collaborazione con Unicef, con l'Organizzazione Internazionale
del Lavoro e la Banca Mondiale ha inoltre realizzato un'indagine allo scopo di
quantificare il numero dei bambini mendicanti, conoscerne le caratteristiche (età,
etnia, provenienza...) e ipotizzare soluzioni di cambiamento3.
“E' necessario riflettere a fondo sulla questione, impostare un dialogo con
i
maestri religiosi di tutte le confraternite presenti in Sénégal, Mouride, Tidjan
e Layen, e lavorare su progetti pilota di scuole coraniche moderne, nuovi daara,
in cui i bambini possano ricevere un'educazione religiosa appropriata. E' necessario
sorvegliare le scuole coraniche, verificare la metodologia pedagogica utilizzata
dai maestri e controllare che i bambini ricevano la giusta assistenza medica.
Dobbiamo evitare che una persona qualsiasi apra una scuola coranica e si improvvisi
maestro religioso. Dobbiamo fare un'opera di sensibilizzazione anche con le famiglie
dei bambini, affinché capiscano che affidare un figlio ad un maestro coranico
non vuol dire abbandonarlo e disinteressarsi di lui; la famiglia mantiene comunque
la responsabilità del bambino.”
I maestri coranici mostrano reticenza nei vostri confronti?
“No, i maestri coranici non sono reticenti. Prima di tutto perché si rendono
conto che la mendicità dei bambini non può essere accettata e in secondo luogo
perché si sono trovati di fronte persone conosciute, famose, come me, e questo
per loro è una garanzia del fatto che riceveranno aiuti. Ci hanno raccontato infatti
di essere stati contattati più volte, ma di non aver avuto alcun riscontro. Tutte
le personalità religiose che abbiamo incontrato hanno detto di essere d'accordo
con noi e di essere disponibili a designare alcuni rappresentanti che potranno
lavorare con lo staff di Parrer. Certamente c'è stata anche una piccola minoranza
che ha rifiutato, una minoranza che considera azioni di questo tipo come le azioni
degli avversari dell'Islam.”
Quali sono le principali difficoltà che i daara incontrano oggi?
“Lo stato destina il 40% del budget all'educazione, tuttavia le scuole coraniche
non ricevono alcun finanziamento, anche se la popolazione è d'accordo nel sottolineare
l'importanza dell'insegnamento religioso.
I maestri coranici rispondono ad una domanda: le famiglie vogliono dare un'educazione
religiosa ai loro figli e allo stesso tempo insegnare loro l'umiltà, la modestia,
la carità e la fortezza. E' per questo motivo che il maestro religioso manda i
bambini in strada a chiedere la carità, per imparare a essere umili.
Ma quando una famiglia affida il proprio figlio ad un maestro deve allo stesso
tempo dare a quest'ultimo i mezzi finanziari per poterlo nutrire e curare. Il
maestro può mandare il bambino a chiedere la carità, per un'ora, mezz'ora al massimo;
il resto del tempo è consacrato allo studio. Oggi molte famiglie non riescono
a dare un sostegno finanziario al maestro, a causa della povertà e si accontentano
di inviare il loro figlio senza preoccuparsi di come verrà nutrito o curato. I
bambini passano da 5 a 6 ore in strada a chiedere la carità e quando rientrano
la sera danno il loro contributo al maestro. Si stima che ogni bambino dia 300
franchi al giorno. Sapendo che un maestro può avere fino a 100 alunni si può fare
un rapido calcolo e arrivare alla conclusione che un maestro può ricevere fino
a 30.000 franchi al giorno4. Molti maestri si arricchiscono così.”
La mendicità in Sénégal è proibita.....
“Esiste una legge in Sénégal che proibisce la mendicità. Ci chiediamo se bisogna
far rispettare questa legge, oppure se è necessario modificarla, fare in modo
che solo i maestri religiosi autorizzati mandino i bambini a chiedere la carità
per un certo tempo. Bisogna considerare anche la domanda. A questo proposito c'è
un libro molto interessante, “La grève des bàttu”5, di una giovane scrittrice senegalese, Aminata Sow Fall, in cui si racconta che un giorno tutti i talibé e i maestri religiosi della
città decidono di fare uno sciopero e di non chiedere più la carità. La popolazione
si ribella a questa decisione; la gente non sa più a chi dare la moneta ogni mattino
e scongiurare così la cattiva sorte. Bisogna considerare anche questo, infatti.
La mendicità risponde ad una domanda della società. E' necessario quindi prima
di tutto educare la società. Far capire alle persone che invece di fare la carità
direttamente ai bambini, possono dare il loro contributo alle scuole coraniche
o alle varie istituzioni caritative. L'effetto sarebbe lo stesso, la buona sorte,
ma le conseguenze per la vita dei bambini sarebbero ben diverse.”
Nel romanzo il maestro coranico utilizza spesso metodi violenti con i suoi alunni.
Quando Samba Diallo commette un errore nella recitazione di un versetto del Corano,
il maestro lo picchia e lo scotta con un tizzone ardente. Si utilizzano ancora
questi metodi?
“No, oggi non è più così, almeno non dovrebbe essere così. All'inizio, quando
io ero talibé, la violenza serviva a far diventare i bambini forti, robusti, a
mettere alla prova il loro fisico. Si tratta del sistema educativo tradizionale,
caratterizzato da tappe diverse a cui corrispondono prove diverse, riti di passaggio
che servono a verificare la forza e l'integrità della persona. E' lo stesso metodo
educativo che ritroviamo nell'antica Grecia, a Sparta. Si insegnano la forza,
il coraggio, la perseveranza. Oggi questo metodo non è più accettato dalla società.”
E' possibile insegnare i valori tradizionali come la modestia, la forza, la perseveranza,
utilizzando metodi alternativi, metodi accettati dalla società di oggi?
“Certo, è fortemente possibile. Ci sono del resto in tutto il Sénégal delle scuole
coraniche che danno la giusta educazione religiosa senza utilizzare le violenze
e le sevizie.”
Come vede il futuro delle scuole coraniche? Sono ancora importanti oggi? Devono
cambiare?
“L'insegnamento religioso è primordiale in Sénégal. E' necessario dare al bambino
un'educazione religiosa e per questo il ruolo delle scuole coraniche e dei maestri
è essenziale. Oggi in Sénégal tutte le confraternite stanno costruendo dei daara
moderni. Il modello della nuova scuola coranica abbina l'educazione religiosa
all'insegnamento del francese, dell'inglese e alla formazione professionale. Il
cambiamento del resto è legato alla coscienza della società. La società deve capire
che è responsabile, deve riprendere il suo ruolo di educatrice, dare l'educazione
religiosa ai bambini e allo stesso tempo assicurare il loro benessere; deve controllare
la qualità dell'insegnamento. Il sistema si deve modernizzare.”
Lei dice che la scuola coranica ha ancora un ruolo chiave nella società moderna;
tuttavia, nel suo romanzo, Samba Diallo va a studiare in città in quella che viene
chiamata la scuola straniera, perché, secondo la famiglia, solo lì potrà imparare
a vivere. C'è una contraddizione...
“E' vero. Ma oggi anche la scuola straniera deve cambiare. Ad esempio, le famiglie
che abbiamo incontrato non capiscono perché la scuola pubblica tralasci l'educazione
religiosa, che è fondamentale per il bambino. Infatti esistono molte scuole cattoliche
private in cui si insegna la religione. Non è possibile fare la felicità dei senegalesi
senza dare loro un'educazione conforme ai valori tradizionali. Non bisogna rifiutare
la modernità, ma è necessario conservare la tradizione. E la religione ne fa parte.”
Quindi ogni tipo di scuola dovrebbe prendere qualcosa dell'altra: la scuola coranica
dovrebbe introdurre il francese e la scuola pubblica dovrebbe introdurre l'insegnamento
della religione....
“Esatto.”
Nel romanzo Samba Diallo rimpiange il daara con la sua atmosfera solenne e mistica;
nel mondo moderno si sente vuoto, non riesce a pregare. Un'ultima domanda: lei
conserva un buon ricordo del periodo che ha trascorso nella scuola coranica?
“Sì, ho un bel ricordo. Devo dire però che i tempi sono cambiati. Io ho frequentato
la scuola coranica al villaggio (nella valle del fiume Sénégal, ndr), mentre vivevo nella famiglia “allargata”: eravamo in molti a vivere nella
stessa casa, c'erano tutte le generazioni, i fratelli minori, i fratelli maggiori....
tutti facevano parte della famiglia. Tutto questo non esiste più: abbiamo abbandonato
le campagne, oggi si vive in città, e in città la società è diversa... Guardo
a quel periodo con una certa nostalgia....".