stampa
invia
Le reazioni della comunità tamil italiana. “Hanno arrestato tutti i rappresentanti della nostra comunità in Italia”, ha
dichiarato preoccupato a PeaceReporter Kugathasan Thanushan, coordinatore dell’organizzazione dei giovani tamil in
Italia, unico esponente rimasto a parlare a nome della comunità. “Conosco benissimo
la comunità tamil in Italia perché lavoro con loro quotidianamente per denunciare
le violazioni dei diritti umani in Sri Lanka, e posso affermare con assoluta certezza
che non ci sono mai stati casi di estorsione. Altrimenti non si spiegherebbe il
successo della nostra manifestazione a Milano, tenutasi domenica scorsa. La storia
delle estorsioni è solo propaganda del governo dello Sri Lanka. Se veramente l'Italia
è dalla parte della democrazia, invece di arrestare i tamil dovrebbe indagare
sulla reale situazione in Sri Lanka, dove l'unica organizzazione terroristica
è il governo che sta continuando il massacro di civili da ormai venticinque anni,
con operazioni di pulizia etnica e di distruzione della cultura tamil. Gli arrestati
sono tutti membri delle varie associazioni locali dei tamil, che hanno sempre
svolto le loro attività con il permesso delle forze dell'ordine e organizzato
eventi con l'appoggio delle autorità locali. Il mandato di arresto arriva non
a caso dalla città di Napoli, dove c'è una forte presenza di singalesi sostenitori
del governo. Non ci stupiamo di questo fatto: in Sri Lanka la libertà di stampa
non esiste, e gli oppositori del governo hanno vita breve”.
Fuggiti da una guerra sporca. In Italia vivono 7-8mila tamil, fuggiti dalle persecuzioni razziali del governo
dello Sri Lanka, espressione della maggioranza singalese, e da una guerra che
dal 1983 ha causato oltre 70mila morti e centinaia di migliaia di profughi. Un
conflitto feroce iniziato con i pogrom anti-tamil, e che oggi continua con gravissime
violazioni dei diritti umani da parte del governo dello Sri Lanka: bombardamenti
aerei indiscriminati sui villaggi del nord controllati dai ribelli, attentati
dell’esercito contro i civili tamil, rapimenti ed esecuzioni extragiudiziali di
giovani tamil da parte di gruppi paramilitari, pulizia etnica delle zone tamil
conquistate dal governo, discriminazioni verso i tamil che vivono nel sud, aggressioni
e omicidi a danno dei giornalisti indipendenti e via di questo passo.
Le accuse a carico delle Tigri Tamil. Dall’altra parte, le Tigri Tamil guidate dal comandante Velupillai Prabhakaran
– che in passato hanno fatto uso di bambini soldato e condotto una pulizia etnica
nel nord a danno della minoranza musulmana – sono accusate di arruolamenti forzati
nei villaggi da essi controllati, di omicidi politici contro esponenti del governo
e dell’esercito singalese, di attentati suicidi contro basi e installazioni delle
forze armate governative e ma anche di attentati contro obiettivi civili (treni,
autobus) nel sud del Paese. Queste sono le ragioni che hanno fatto entrare l’Ltte
nelle liste internazionali dei movimenti terroristici. Ma, nonostante questo,
i tamil considerano le Tigri come i loro unici difensori, al punto che gi sfollati
dai combattimenti preferiscono fuggire all’interno del territorio ribelle sotto
bombardamento, piuttosto che scappare al sud.
La diaspora tamil finanzia le Tigri. Se il governo di Colombo riceve soldi e armamenti da tutto il mondo (Europa,
Stati Uniti, Israele, Iran, Cina, India), l’Ltte si finanzia con le donazioni
dei ricchi tamil del sud ma soprattutto con quelle del mezzo milione di tamil
della diaspora sparsi per il mondo, raccolte attraverso l’Organizzazione per la
Riabilitazione dei Tamil (Tro), presente in tutto il mondo. La Tro è stata accusata
da Usa e Gran Bretgana di estorsione ai danni degli immigrati tamil a scopo di
finanziamento di attività terroristiche, ma le comunità tamil hanno sempre sostenuto
che le donazioni alla causa sono assolutamente volontarie. Enrico Piovesana
Parole chiave: sri lanka, tamil, ltte, enrico piovesana, Kugathasan Thanushan, tigri tamil