Non si placano a Conakry le proteste da parte della polizia guineana, in sciopero
da lunedì per chiedere aumenti salariali. Le forze speciali dell'esercito guineano
si sono scontrate ieri con gli agenti anti-sommossa. Almeno due soldati sono rimasti
uccisi e, secondo testimonianze locali, anche i cadaveri di otto poliziotti sono
rimasti sul terreno. I militari avrebbero saccheggiato la stazione di polizia,
nel distretto Camayenne della capitale, rubando frigoriferi e materassi. Durante
il raid, i militari avrebbero arrestato decine di poliziotti, trasportandoli fuori
dalla capitale.
Aumenti e paghe arretrate. I poliziotti guineani hanno cominciato la loro protesta lunedì scorso, scendendo
in strada con i pick-up e sparando in aria, bloccando il traffico con tronchi
d'albero e prendendo in ostaggio il capo della polizia per quasi tutta la giornata.
L'agitazione prende le mosse da un'analoga protesta, lo scorso mese, da parte
delle reclute dell'esercito, che hanno ottenuto promozioni e aumenti grazie a
un rimpasto di potere verificatosi dopo che il presidente Lansana Conte ha nomninato
un nuovo primo ministro, Ahmed Tidiane Souare. Questi avrebbe ceduto con eccessiva
facilità alle richieste dei militari, concedendo loro aumenti di 700 euro ciascuno
in paghe arretrate e promuovendo tutte le reclute dell'esercito.
L'ex Primo ministro, Lansana Kouyaté, aveva raggiunto un fragile accordo con
i sindacati del Paese, che avevano guidato una protesta di massa contro Conte
nel 2007, durante la quale 130 persone erano state uccise dalle forze di sicurezza
dell'esercito. Il gesto di Souare rappresenta un affronto verso la popolazione
guineana, che lo scorso anno era scesa in piazza per protestare contro l'aumento
del costo della vita. Gli scioperi erano stati repressi nel sangue.
Instabilità. Si teme adesso che nuove tensioni possano percorrere la società guineana, tra
le più povere dell'Africa, insoddisfatta e frustrata dalla politica di Conte,
considerata inerte e oscillante. Nonostante sia malato da anni, guida formalmente
il Paese dal 1984, ma la lotta intestina per il potere ha visto negli ultimi tempii
fronteggiarsi diversi attori. Tra questi, il braccio destro di Conte, Fode Bangoura,
che ha amministrato il Paese quando Conte era in Svizzera per cure mediche; Al
Hajj Mamadou Sylla, l'uomo più ricco della Guinea, di etnia Soussou; Al Hajj Aboubacar
Somparè, presidente del Parlamento, l'uomo che, secondo la Costituzione, dovrebbe
succedere a Conte in caso di morte di quest'ultimo. Inoltre, frizioni etniche
mai sopite condizionano la stabilità sociale del Paese. Anche nell'esercito, che
nonostante le proteste degli ultimi 12 anni ha di fatto appoggiato il presidente,
i militari sono divisi tra la minoranza Soussou, al potere, i Malinke e i Peul,
etnia di maggioranza nel centro e nel nord della Guinea.