21/06/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Nell'industria musicale, l'artista indipendente non se l'è mai passata meglio. Il caso del cantante libico Ahmed Fakroun
Mentre i download minacciano il collaudato modello affaristico delle grosse etichette discografiche, molti artisti dimenticati riescono a risollevare le loro fortune vendendo le loro canzoni su Internet, direttamente al consumatore.

ahmed fakrounIl pioniere della world music. La carriera del pioniere della world music Ahmed Fakroun è quanto meno insolita, persino per gli standard del XXI secolo.
Nato a Bengasi, in Libia, ha vissuto a lungo nel Regno Unito e in Francia negli Settanta e Ottanta, registrando una manciata di singoli e di album che ora vengono venduti a prezzi non indifferenti sui siti dei collezionisti di musica.
Dopo anni di isolamento internazionale della Libia, per lui era diventato estremamente difficile esportare la sua musica all’estero, e il suo nome compariva ormai solo in qualche enciclopedia specializzata di musica.
Di recente Fakroun è stato riscoperto da alcuni dj, sempre a caccia di rarità, che hanno recuperato le sue prime canzoni e le hanno poi rimaneggiate e ripubblicate, senza però indicarne il vero autore.
Le chat e i blog sono riusciti a risalire alla sua identità e il cantante, approfittando di questa rinnovata visibilità, ha rimesso in vendita legalmente la sua musica, scaricabile da “7digital”.

ahmed fakroun su internetSanzioni. A metà degli anni Ottanta Farkoun sembrava sul punto di sfondare sul mercato musicale in tutto il mondo, quando il suo album Mots d’Amour – un misto di strumenti e melodie tradizionali arabi e musica elettronica e ritmi disco – fu pubblicato in Francia dall’etichetta Celluloid.
Ma poi nell’aprile del 1986 ci fu il bombardamento aereo degli Stati Uniti sulla Libia, seguito da anni di sanzioni internazionali, per i comprovati legami con il terrorismo. Il governo libico divenne così un paria per l’Occidente, che limitò notevolmente la libertà di movimento dei suoi cittadini.
“Ho sfogliato il mio archivio stampa, e mi sono reso conto che gli articoli si fermano al 1986”, ha dichiarato il cantante alla Bbc.
“Per poter prendere un aereo e andare dalla mia città in una qualsiasi parte del mondo dovevo attraversare il confine con la Tunisia a Gerba, a circa settecento chilometri, oppure arrivare in barca a Malta di notte, per poi [viaggiare] il giorno dopo fino alla parte opposta del pianeta. Il resto della storia lo potete immaginare”.
Comunque sia, le compagnie discografie riuscirono a lanciare l’artista sul mercato internazionale, ma Fakroun non poté godersi il successo.
Venne il momento, invece, della vicina Algeria: Khaled, Cheb Mami e altri fecero conoscere al mondo quel sound nordafricano che va sotto il nome di pop-rai.

R&B arabo’. E sembrava che la storia dovesse finire lì, almeno fino a un anno fa. Poi un dj di New York chiamato Prince Language ha scovato un vecchio pezzo di Ahmed Fakroun – Soleil Soleil –, lo ha rimixato e lo ha trasmesso con un singolo formato dodici, ribattezzandolo Yo Son.
I siti dedicati ai club e a quel genere di musica si sono subito entusiasmati per il disco. “Prince Language mette un pezzo sconosciuto degli anni Ottanta, e ha lo stesso sound che potrebbe avere un extra dei Talking Heads che accompagnano un gruppo arabo di R&B”, si legge su uno di questi siti.
Qualche mese dopo un gruppo di dj francesi di nome Les Edits Du Golem pubblica un minialbum in formato dodici con un pezzo dal titolo Pyramide, che in realtà altro non è se una versione remixata del singolo del 1977 Nisyan. L’enorme interesse degli appassionati per quei due pezzi fa scattare subito le indagini, si comincia a spulciare tra i vecchi dischi.
E alla fine del 2007 alcuni blog musicali come Dilated Choonz scoprono chi c’è veramente dietro quei pezzi. Anche se nessuna delle registrazioni era stata autorizzata da Fakroun, lui è stato ben felice di questa rinnovata notorietà.
“Mi ha fatto davvero piacere scoprire che quelle canzoni sono ancora vive nel cuore della gente”, ha dichiarato. “Voglio ringraziare quei dj che in tutto il mondo usano i miei pezzi, li rivisitano e li fanno rivivere. No, non mi dà fastidio. Anzi, mi fa piacere ascoltarli in una versione bella, con un buon remix, ovviamente a patto che vengano rispettati i diritti d’autore”.

Senza intermediari. Dall’aprile di quest’anno 20 canzoni di Ahmed Fakroun si possono scaricare dal sito indiestore, una costola del sito principale della compagnia 7digital che consente ai cantanti e alle band di creare il loro negozio digitale.
Racconta Fakroun: “E' successo tutto così, per caso. Mi è capitato di trovare [il negozio] mentre stavo navigando. E, be’ sì, sono contento di averli trovati. Non è stato molto difficile. I miei fan hanno saputo del sito, poi l’hanno scoperto anche altri”.
Gli artisti possono fissare da soli il prezzo per le canzoni in sterline, dollari o euro. Ahmed Fakroun ha deciso di far pagare novantanove centesimi Usa per ogni pezzo.
Tutta la musica viene venduta senza la protezione del Digital Rights Management (Drm), la gestione dei diritti d’autore per i prodotti digitali. Inoltre, l’artista deve pagare una tassa annuale per il servizio (75 sterline, 99 dollari o 99 euro), e percepisce l’80 percento sulle vendite.
Da quando indiestore è stato inaugurato due anni fa, è stato creato un roster per 50mila artisti.
“E' la piattaforma Diy che consente agli artisti indipendenti di vendere la musica direttamente ai fan”, spiega Tejas Mistry, responsabile di prodotto di indiestore. “In questo modo non ci sono più intermediari e l’artista ha il pieno controllo sulla distribuzione della sua musica online”.
Con la Libia ormai rientrata nei ranghi internazionali, è facile vendere musica sul web da Bengasi proprio come da Brighton, Budapest o Bangalore – e qualche vecchia canzone è più facile da reperire di prima.

Robert Plummer
Parole chiave: Ahmed Fakroun, world music
Categoria: Costume, Media
Luogo: Libia