Nell'industria musicale, l'artista indipendente non se l'è mai passata meglio. Il caso del cantante libico Ahmed Fakroun
Mentre
i download minacciano il collaudato modello affaristico delle grosse
etichette discografiche, molti artisti dimenticati riescono a
risollevare le loro fortune vendendo le loro canzoni su Internet,
direttamente al consumatore.
Il pioniere della world music. La
carriera del pioniere della world music Ahmed Fakroun è quanto
meno insolita, persino per gli standard del XXI secolo.
Nato
a Bengasi, in Libia, ha vissuto a lungo nel Regno Unito e in Francia
negli Settanta e Ottanta, registrando una manciata di singoli e di
album che ora vengono venduti a prezzi non indifferenti sui siti dei
collezionisti di musica.
Dopo
anni di isolamento internazionale della Libia, per lui era diventato
estremamente difficile esportare la sua musica all’estero, e il suo
nome compariva ormai solo in qualche enciclopedia specializzata di
musica.
Di
recente Fakroun è stato riscoperto da alcuni dj, sempre a
caccia di rarità, che hanno recuperato le sue prime canzoni e
le hanno poi rimaneggiate e ripubblicate, senza però indicarne
il vero autore.
Le
chat e i blog sono riusciti a risalire alla sua identità e il
cantante, approfittando di questa rinnovata visibilità, ha
rimesso in vendita legalmente la sua musica, scaricabile da
“7digital”.
Sanzioni.
A metà degli anni Ottanta Farkoun sembrava sul punto di
sfondare sul mercato musicale in tutto il mondo, quando il suo album
Mots d’Amour – un misto di strumenti e melodie
tradizionali arabi e musica elettronica e ritmi disco – fu
pubblicato in Francia dall’etichetta
Celluloid.
Ma
poi nell’aprile del 1986 ci fu il bombardamento aereo degli Stati
Uniti sulla Libia, seguito da anni di sanzioni internazionali, per i
comprovati legami con il terrorismo. Il governo libico divenne così
un paria per l’Occidente, che limitò notevolmente la libertà
di movimento dei suoi cittadini.
“Ho
sfogliato il mio archivio stampa, e mi sono reso conto che gli
articoli si fermano al 1986”, ha dichiarato il cantante alla Bbc.
“Per
poter prendere un aereo e andare dalla mia città in una
qualsiasi parte del mondo dovevo attraversare il confine con la
Tunisia a Gerba, a circa settecento chilometri, oppure arrivare in
barca a Malta di notte, per poi [viaggiare] il giorno dopo fino alla
parte opposta del pianeta. Il resto della storia lo potete
immaginare”.
Comunque
sia, le compagnie discografie riuscirono a lanciare l’artista sul
mercato internazionale, ma Fakroun non poté godersi il
successo.
Venne
il momento, invece, della vicina Algeria: Khaled, Cheb Mami e altri
fecero conoscere al mondo quel sound nordafricano che va sotto il
nome di pop-rai.

‘
R&B
arabo’. E sembrava che la storia dovesse finire lì,
almeno fino a un anno fa. Poi un dj di New York chiamato Prince
Language ha scovato un vecchio pezzo di Ahmed Fakroun –
Soleil
Soleil –, lo ha rimixato e lo ha trasmesso con un singolo
formato dodici, ribattezzandolo
Yo Son.
I
siti dedicati ai club e a quel genere di musica si sono subito
entusiasmati per il disco. “Prince Language mette un pezzo
sconosciuto degli anni Ottanta, e ha lo stesso sound che potrebbe
avere un extra dei Talking Heads che accompagnano un gruppo arabo di
R&B”, si legge su uno di questi siti.
Qualche
mese dopo un gruppo di dj francesi di nome Les Edits Du Golem
pubblica un minialbum in formato dodici con un pezzo dal titolo
Pyramide, che in realtà altro non è se una
versione remixata del singolo del 1977 Nisyan. L’enorme
interesse degli appassionati per quei due pezzi fa scattare subito le
indagini, si comincia a spulciare tra i vecchi dischi.
E
alla fine del 2007 alcuni blog musicali come Dilated Choonz scoprono
chi c’è veramente dietro quei pezzi. Anche se nessuna delle
registrazioni era stata autorizzata da Fakroun, lui è stato
ben felice di questa rinnovata notorietà.
“Mi
ha fatto davvero piacere scoprire che quelle canzoni sono ancora vive
nel cuore della gente”, ha dichiarato. “Voglio ringraziare quei
dj che in tutto il mondo usano i miei pezzi, li rivisitano e li fanno
rivivere. No, non mi dà fastidio. Anzi, mi fa piacere
ascoltarli in una versione bella, con un buon remix, ovviamente a
patto che vengano rispettati i diritti d’autore”.
Senza
intermediari. Dall’aprile di quest’anno 20 canzoni di Ahmed
Fakroun si possono scaricare dal sito
indiestore, una costola
del sito principale della compagnia
7digital che consente ai
cantanti e alle band di creare il loro negozio digitale.
Racconta
Fakroun: “E' successo tutto così, per caso. Mi è
capitato di trovare [il negozio] mentre stavo navigando. E, be’ sì,
sono contento di averli trovati. Non è stato molto difficile.
I miei fan hanno saputo del sito, poi l’hanno scoperto anche
altri”.
Gli
artisti possono fissare da soli il prezzo per le canzoni in sterline,
dollari o euro. Ahmed Fakroun ha deciso di far pagare novantanove
centesimi Usa per ogni pezzo.
Tutta
la musica viene venduta senza la protezione del Digital Rights
Management (Drm), la gestione dei diritti d’autore per i prodotti
digitali. Inoltre, l’artista deve pagare una tassa annuale per il
servizio (75 sterline, 99 dollari o 99 euro), e percepisce l’80
percento sulle vendite.
Da
quando indiestore è stato inaugurato due anni fa, è
stato creato un roster per 50mila artisti.
“E'
la piattaforma Diy che consente agli artisti indipendenti di
vendere la musica direttamente ai fan”, spiega Tejas Mistry,
responsabile di prodotto di indiestore. “In questo modo non
ci sono più intermediari e l’artista ha il pieno controllo
sulla distribuzione della sua musica online”.
Con
la Libia ormai rientrata nei ranghi internazionali, è facile
vendere musica sul web da Bengasi proprio come da Brighton, Budapest
o Bangalore – e qualche vecchia canzone è più facile
da reperire di prima.