16/06/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Argentina, sciopero sempre più lungo se il governo non scende a compromessi
Non si fermano gli scioperi e i blocchi stradali dei lavoratori argentini impiegati nel settore agricolo.
La paura è che si torni a vivere situazioni simili al 2001 quando il Paese crollò in una crisi socio-economica senza precedenti. A rischio il mercato mondiale di cereali e carni bovine. La Kirchner: “Così facendo si ridistribuisce la ricchezza”.

I fatti. Gli agricoltori non vogliono sentire ragioni e sono ormai da settimane sul piede di guerra. E annunciano fino a mercoledì prossimo un nuovo blocco del commercio di cereali e carne bovina deciso ieri dopo l'arresto di 19 produttori che manifestavano a Gualeguaychù, Fra loro anche il leader delle proteste delle ultime settimane, Alfredo Angeli (liberato poche ore dopo). Dunque, è rottura fra proprietari terrieri e governo che si scontrano sulla decisione della Kirchner che nel marzo scorso, per contenere l'inflazione, ha deciso di aumentare le aliquote sulle esportazioni di cereali e carne bovina. E vista l'urgenza, la tassa mobile sull'esportazione dei cereali è stata introdotta senza nemmeno passare dal Parlamento. Rottura che al momento non sembra sanabile e che, considerate le quasi nulle aspettative da parte dei dimostranti di essere ricevuti alla Casa Rosada, potrebbe far proseguire il disagio fino a data da destinarsi. “Ancora 100 giorni se è necessario”dicono gli agricoltori che accusano la Kirchner di non conoscere la realtà rurale argentina e “voler uccidere la gallina dalle uova d'oro del Paese: la campagna”. E il rischio che le cose si complichino ulteriormente, come detto, è altissimo.

I blocchi. Tutti fermi, passano solo i mezzi pesanti che trasportano latte o alimenti simili. Le strade bloccate all'inizio erano appena 4. Dopo pochi giorni sono diventate quasi 30, gettando nel caos l'intero sistema stradale nazionale. Ma i blocchi riguardano solo i mezzi che trasportano beni destinati al mercato d'esportazione. “Il governo ha fatto sapere di non voler cedere in nessun modo” afferma Luciano Migues, leader di Sociedad Rural che aggiunge: “Mi risulta difficile poter pensare che a breve si metta a disposizione del dialogo e sia pronto a un atto di buona volontà. Ma il governo non viole ascoltare il popolo”. E intanto le proteste lasciano senza carne e cereali e altri beni di consumo, alcune zone del Paese.
 
Dal governo. Alberto Fernandez, capo di gabinetto argentino, è stato chiarissimo: “I blocchi e le manifestazioni fanno parte di un progetto che tende a creare un clima di destabilizzazione nel Paese”. Dello stesso avviso i fedelissimi della prima ora della presidente che denunciano un “intento di golpe” dei poteri forti che stanno dietro i manifestanti e hanno organizzato per mercoledì prossimo una manifestazione in Plaza de Mayo in sua difesa. Come quella organizzata sabato scorso e che ha visto la partecipazione dell'ex presidente e attuale marito di Cristina Kirchner, Nestor. Insomma, sembra proprio che i panni sporchi si lavino in famiglia.

Alessandro Grandi

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