Il premier Olmert sempre più in difficoltà, ma i suoi avversari non stanno meglio
scritto per noi da
Dan Rabà
Lo Stallo negli scacchi è la
posizione in cui il Re non può muovere altrimenti viene
mangiato. Nella posizione in cui si trova, non
può essere catturato, ma ad ogni sua possibile mossa "cade"
si trova in scacco e perde la partita.

Di solito il giocatore che è in
grande svantaggio, perfino solo col Re contro un avversario che
dispone di più pezzi, cerca lo Stallo che è considerato
come pareggio. Questa è la situazione del primo
ministro Olmert (il Re) che ora ha un potere notevole (potrebbe
perfino dichiarare un'altra Guerra o fare una Pace con la Siria per
esempio) ma alla prima mossa è probabile crolli insieme al suo
partito Kadima (partito nuovo e non ancora stabile dal punto di vista
elettorale). Alle già gravi accuse che hanno generato quattro
inchieste a suo carico, tra questioni di corruzione e di interessi
privati in affari pubblici, si è aggiunta una nuova inchiesta
basata sulle rivelazioni di un miliardario americano che avrebbe
passato soldi in contanti direttamente in mano al primo ministro. In
realtà che Olmert abbia preso soldi direttamente è già
dimostrato, i giudici devono valutare se è corruzione e cosa
Olmert avrebbe dato in cambio. Per l'opinione pubblica il dato che
Olmert lavori per fare i soldi e godere la bella vita e non per un
qualche ideale politico è chiaro e i sondaggi sulla sua
popolarità sono a zero.

Ma oltre il danno la beffa, Olmert non
si vuol dimettere e continua a governare la cosa pubblica, compreso
questioni tipo il costo de pane, della benzina, le questioni che
riguardano le pensioni. Che una persona che intasca liberamente soldi
altrui decida il bilancio delle famiglie è una cosa che lo
rende insopportabile alla popolazione che ancora non perdona la
gestione leggera dell'ultima guerra.
Ma perchè Olmert non cade?
L'opinione diffusa è che con nuove elezioni il partito Kadima
si dissolva, o si riduca dastricamente con una fuga di voti verso il
Likud di Netanyahu o alle destre più guerrafondaie. Nessuno
pensa che ci sia una possibilità che una percentuale qualsiasi
possa andare a sinistra. Il Partito Laborista (Havoda'-Lavoro)
continua ad essere minato al suo interno da rivalità personali
, politiche e militari, molti dirigenti di rilievo sono ex generali. Da pochi
giorni si è dimesso da
deputato Ephraim Snè, che era viceministro alla Difesa. Sne' è
il figlio di Moscè Snè, che fu per anni segretario del
partito comunista israeliano nel quale convivevano arabi ed ebrei.
Ephraim non era un dirigente carismatico, ma un esperto molto serio
della questione militare ed era un pacifista all'israeliana: Pace e
Sicurezza insieme (per I due popoli).

Anche questa uscita, indebolisce il
partito già logorato da tanti contrasti. Si può dire
che i militari nella politica e nella Havodà non sanno
lavorare come gruppo, nell'esercito infatti si discute
democraticamente, ma il superiore decide da solo. Barak è la
dimostrazione di questo facile postulato: lavora sostanzialmente da
solo, di notte, segretamente e poi compare la mattina disfatto e
confuso. Come quando ha annunciato la sua decisione di votare per le
elezioni anticipate.
La sua dichiarazione e' stata ripetuta
più volte alla televisione per deriderlo, I giornalisti
facevano commenti Sulla sua stanchezza e sul suo non trovare le
parole.
La più evidente di queste
uscite è stata quando ha detto: "Ho deciso…abbiamo
deciso,di associarci…anzi farci carico….dello sgombero del
Parlamento''. Sgombero invece di scioglimento. La parola pinui,
sgombero, è stata usata al tempo dello sgombero dei
coloni, è una parola molto 'pesante' in Israele. La verità
è che Barak e il partito non vogliono le elezioni perché
vanno a perderle (secondo i sondaggi). E ora Barak deve trovare il
modo di uscire dal pasticcio. Quello che vuole la maggioranza è
che Olmert si dimetta e Tzipi Livni, la sua vice ne prenda il posto,
così da evitare le elezioni. Ma Olmert è un forte
rivale della Livni, che fu l'unica a dichiarare che doveva dimettersi
dopo la guerra. Ci sono anche le questioni militari al sud, i
rapporti con Hamas, la liberazione del soldato Ghilad Shalit
prigioniero (o rapito?) a Gaza e le questioni riguardo il nord, la
pace con Siria e la liberazione dei due soldati prigionieri in Libano
( o rapiti e forse già morti?). Tante questioni ancora aperte, in uno scenario
complesso.