Sud di Quito, la storia di un missionario che ha realizzato il suo sogno: un centro per 500 ragazzi poveri
scritto per noi da
Irma Marano
Nel sud di Quito, capitale
ecuadoriana di un paese latino americano ricco di problemi e
contraddizioni, ma anche di risorse naturali e una vegetazione
spettacolare, c’è la realtà disastrata dei quartieri
più poveri, dove un padre di famiglia può
guadagnare anche solo 50 dollari al mese, dove l’anemia può
interessare fino al 30 percento della popolazione infantile, dove ci sono
tassi di abbandono scolastico del 40 percento.
In questo contesto difficile
c’è un uomo che sogna, e sogna in grande e il suo sogno si
concretizza ogni giorno!
Trenta anni fa. Il sogno di un uomo che
partito più di trent’anni fa dalla lontanissima Italia è
approdato sulle coste di uno dei paesi più bio-diversi del
pianeta: l’Ecuador.
Come la maggior parte dei
bambini e dei ragazzi di tutto il mondo il reverendo padre in età
adolescenziale ha vissuto all’insegna del motto: prima il
“piacere” e poi il dovere! Il sacerdozio in questo non lo ha
di certo cambiato.
Sereno Colza è
arrivato in Ecuador nel 1971 mettendo il suo impegno e la sua
passione nell’aiuto e nel sostegno dei più deboli,
guadagnandosi così il rispetto della popolazione locale.
A partire dal 31 gennaio del
1995 Padre Sereno comincia a occuparsi di bambini. E così su
33 ettari di terreno, messi a disposizione da un privato, sorgerà
Fundeporte un immenso parco pronto ad ospitare giovani a “rischio”
dei vari distretti di Quito e delle province intorno. Il progetto
parte come scuola di calcio, ma presto si introdurranno altri sport,
tra cui il ciclismo, grande passione del Padre.
Il progetto si è
evoluto negli anni divenendo un vero centro educativo destinato ad
accogliere bambini tra i 10 e 18 anni.
L'unione. Il centro, gestito dai Padri
Giuseppini del Murialdo della Congregazione di San José, con
la collaborazione delle Suore dell’Angelo Custode, sopravvive anche grazie, e
soprattutto, ai tanti laici
ecuadoriani che costituiscono la maggior parte del personale
operativo all’interno del progetto e a volontari sia autoctoni che
stranieri.
L’obiettivo del progetto è
quello di dare un’alternativa ai ragazzi più disagiati
di Quito che, non essendo inseriti in nessun ambito educativo né
pubblico né privato, si trovano a vivere e lavorare per strada
e sono quindi a forte rischio di esclusione sociale nonché
esposti a ogni tipo di violenza (psicologica e fisica).
I primi passi. Inizialmente il centro
poteva accogliere solo 40 ragazzi, oggi ha 500 allievi e le domande
di ammissione sono di gran lunga maggiori. Il progetto è
rivolto a ragazzi che provengono da realtà disagiate e
passano la maggior parte della loro giornata in strada.
Los niños
de la calle o calleros, come si suole chiamare, non possono avere
accesso a nessuna struttura scolastica alternativa, sia essa pubblica
o privata, e molto spesso hanno problemi di abuso di sostanze
stupefacenti.
La Fondazione affida il loro
recupero alla sport-terapia: il riscatto social di questi
giovani si compie, dunque, attraverso lo svolgimento di un’attività
sportiva.
In omaggio al principio "prima il piacere e poi il dovere". Lo
sport lo si pratica il mattino mentre le attività formative
hanno luogo il pomeriggio. In realtà questa è anche una
necessità per stancare e contenere l’esuberanza di bimbi ed
adolescenti super attivi, e ottenere l’ attenzione delle loro
menti. Insomma, si cerca di diffondere la consapevolezza che imparare
oltre che utile può essere davvero divertente. Ma disciplina è
un principio a cui a cui non si “derogare”, quando hai tra le
mani 500 ragazzini ciascuno dei quali con una storia al limite del
inverosimile, una debolezza potrebbe compromettere il loro futuro.
Per accedere alla scuola devo impegnarsi ad abbandonare le banderas,
le bande adolescenziali di cui non pochi fanno parte, ma ciò
significa uscire dal mercato del traffico di stupefacenti o
addirittura armi. Ecco perché rigore e controlli devono
essere una costante.
Cambio. A differenza di una normale
scuola qui non sono previsti periodi di vacanza veri e propri che
comportino la chiusura del centro. Nei mesi di agosto e settembre la
scuola è sospesa, ma si organizzano una serie di attività
ricreative e professionali che hanno finalità di tenerli
lontani dalla strada. Istruttori professionisti seguono i ragazzi
nella pratica di calcio, ciclismo, judo/lotta, atletica, pattinaggio,
tennis e nuoto.
Nel corso dell’anno il
programma è sviluppato in modo tale che agli allievi è
assicurata oltre alla possibilità di studiare e alle attività
sportive ed educative anche un sostegno che riguardi i vari aspetti
della vita del minore accolto; psicologi, assistenti sociali e
volontari seguono il loro sviluppo nell’età evolutiva, nelle
piccole e grandi cose come, assicurasi, ad esempio, che facciano la
doccia dopo l’attività agonistica ma anche l’assistenza
medica e perché no due pasti al giorno … e in un Paese in
cui il 20,2% della popolazione (dati del periodo 1991/2001) vive con
meno di un dollaro al giorno si tratta di un’impresa non facile.
Ma il progetto offre tanto
altro ancora! La scuola offre la possibilità di completare il
ciclo di studi primario, e di continuare poi ai livelli superiori.
Inoltre, grazie a strutture e macchinari forniti da sponsor ed
aziende straniere, sono attivati laboratori che permettono di
specializzarsi in meccanica, falegnameria, taglio e cucito,
orticultura, ristorazione e produzione di pasta. Grazie a una serie
di adozioni e sostegni a distanza che supportano le spese scolastiche
e mediche, si provvede anche ai bisogni private di base come
l’abbigliamento e le calzature.
Proprio perché per
realizzare grandi sogni bastano anche solo piccoli gesti di buon
senso quotidiano, il progetto si chiama “Su cambio por el Cambio.”
Cambio in spagnolo
indica non solo il cambio monetario ma anche il cambiamento. Il nome
del progetto si riferisce, infatti, agli spiccioli di resto (il
cambio in spagnolo) che vengono lasciati ai negozi/supermercati
ecuadoriani, aderenti all’iniziativa, al momento del pagamento al
fine di dare un’opportunità di cambiamento ai giovani.
Questo piccolo gesto sembra insignificante… ma ogni
giorno, in ogni supermercato può fare tanto per il prossimo.
È il caso di dire
l’unione fa la forza! Ecco perché è bene non smettere
mai di sognare.