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Un vento nuovo spira intorno all'economia nazionale cubana. Dopo le recenti aperture
decise dal Presidente Raul Castro sulla vendita di elettrodomestici, computer
e molto altro, adesso l'attenzione si è spostata sui salari medi della popolazione:
basta con l'uguaglianza nei guadagni. Via dunque ai limiti salariali: adesso chi
più lavorerà, e chi lavorerà meglio, sarà maggiormente retribuito. E sono stati
anche definiti i tempi: entro agosto le aziende dell'isola dovranno adeguare il
monte stipendi al rendimento di ogni singolo lavoratore. Dal prossimo agosto fattori
legati alla produttività o alla qualità del servizio saranno dati essenziali per
stabilire il salario del lavoratore. Dopo più di 50 anni, almeno sotto l'aspetto
dei salari, a Cuba non saranno più tutti uguali.
Nel frattempo Cuba è al centro delle discussioni anche qui in Europa. I ministri
degli Esteri de “Ventisette” dovranno decidere il prossimo 16 giugno se togliere
definitivamente le sanzioni imposte all'isola nel 2003 (dopo che Fidel mise in
carcere 75 dissidenti) e congelate nel 2005, e aprire una nuova fase di dialogo,
auspicata da molti Stati dopo l'abbandono della vita politica di Fidel Castro
per motivi legati al suo stato di salute. E sembra che la politica di reale cambiamento
iniziata da Raul sia stata apprezzata dai ministri dei Ventisette. Ma se dagli
Usa arriva la richiesta di mantenere ferme e salde le sanzioni, dalla Spagna le
dichiarazioni in arrivo sono diverse. L'amministrazione dio Madrid sostiene infatti
che “mantenere bloccate le relazioni non serve a nulla” e che “solo il dialogo
può contribuire al cambiamento e al miglioramento delle libertà politiche e sociali
nell'isola. Ad ogni modo la maggioranza dei Paesi dell'Ue è a favore della fine
delle sanzioni per Cuba anche se nazioni come Svezia e Repubblica Ceca non sono
convinte che convenga aprire un dialogo con l'Havana.