stampa
invia
Il rapporto. Il documento di Hrw sottolinea in particolare, nelle sue 94 pagine, le responsabilità
delle forze di sicurezza irachene. Secondo l’associazione gli agenti abusano sistematicamente
dei prigionieri. Le accuse che Hrw muove al governo sono tante e gravi: arresti
illegittimi, torture, isolamento prolungato oltre misura e detenzioni infinite
per i prigionieri. Molti dei quali minorenni. A tutti è comunque negato per giorni
l’accesso al cibo e all’acqua e i detenuti vengono ammassati in celle piccole
e sovraffollate. Molto comune l’utilizzo di elettrodi applicati ai genitali e
ai lobi dei prigionieri durante gli interrogatori. L’aspetto più inquietante è
che Hrw sottolinea come, secondo loro, questi non rappresenterebbero dei casi
limite, ma la assoluta normalità. La Whitson ha definito queste pratiche “routine”.
L’organizzazione ha intervistato, a partire dal 2003, 90 detenuti iracheni e ha
accertato abusi su 72 di loro. “Ci rendiamo conto che le forze dell’ordine irachene
sono sottoposte a una grande pressione, essendo obiettivo privilegiato dei ribelli”,
dice la Whitson, “ma nulla può giustificare un simile comportamento da parte di
un corpo di polizia ufficiale”.
Le responsabilità. Alle domande dei giornalisti presenti alla conferenza stampa che chiedevano se
gli iracheni sono da considerarsi gli unici responsabili degli abusi sui prigionieri,
la Whitson ha risposto che “in nome della necessità di stabilizzare l’Iraq a tutti
i costi, le autorità e gli osservatori stranieri presenti nel Paese si astengono
dal controllare come dovrebbero il rispetto dei diritti umani nelle carceri irachene.
Al popolo iracheno è stato promesso un futuro migliore dopo la caduta di Saddam,
ma si continuano a perpetrare gli stessi abusi del periodo precedente. Noi condanniamo
apertamente le violenze della guerriglia in Iraq, ma nessuno e per nessuno motivo
è autorizzato a calpestare i diritti umani degli altri”. Molti detenuti hanno
subito danni permanenti dalle torture subite e Hrw chiede al governo iracheno
di assumersi la responsabilità del futuro di queste persone e chiede che sia garantita
il più presto possibile l’assistenza legale ai detenuti.
Conto alla rovescia. I fautori delle elezioni a tutti i costi avrebbero volentieri fatto a meno di
questa tegola, ma le operazioni per la preparazione del regolare svolgimento delle
elezioni previste per domenica 30 gennaio 2005 continuano a ritmi serrati. “E’
un
voto prematuro, perché non darà a tutti gli iracheni la possibilità di scegliere”,
commentava ieri Ayad al-Samaray, il responsabile dell’ufficio politico del Partito
Islamico, “i sunniti boicotteranno il voto e non ci saranno ripensamenti in questo
senso”. La diplomazia non è riuscita nell’intento d’isolare la guerriglia coinvolgendo
nelle elezioni i sunniti. Nei giorni scorsi il terrorista giordano prometteva
4 autobombe per seggio e cecchini contro gli elettori per il giorno del voto e
la polizia irachena è sempre più sotto pressione perché sa di essere il bersaglio
più facile, visto e considerato che in pattuglia per strada ci vanno loro mentre
i militari stranieri centellinano le uscite per ridurre al minimo le perdite.
Di tutta questa frustrazione, secondo Hrw,
i poliziotti iracheni fanno pagare il conto ai loro stessi fratelli. Christian Elia