26/01/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Per Hrw, dopo Abu Ghraib, gli abusi non sono terminati. Adesso li compiono gli stessi iracheni
“Il governo iracheno ad interim non ha mantenuto la promessa di rispettare i diritti umani fondamentali del proprio popolo”. Sarah Leah Whitson, direttore esecutivo di Human Rights Watch, l’organizzazione che si batte per la tutela dei diritti umani, ha introdotto così un rapporto presentato lunedì 24 gennaio 2005 a New York che accusa direttamente il governo Allawi di gravi abusi contro i suoi stessi cittadini.
 
prigionieri iracheniIl rapporto. Il documento di Hrw sottolinea in particolare, nelle sue 94 pagine, le responsabilità delle forze di sicurezza irachene. Secondo l’associazione gli agenti abusano sistematicamente dei prigionieri. Le accuse che Hrw muove al governo sono tante e gravi: arresti illegittimi, torture, isolamento prolungato oltre misura e detenzioni infinite per i prigionieri. Molti dei quali minorenni. A tutti è comunque negato per giorni l’accesso al cibo e all’acqua e i detenuti vengono ammassati in celle piccole e sovraffollate. Molto comune l’utilizzo di elettrodi applicati ai genitali e ai lobi dei prigionieri durante gli interrogatori. L’aspetto più inquietante è che Hrw sottolinea come, secondo loro, questi non rappresenterebbero dei casi limite, ma la assoluta normalità. La Whitson ha definito queste pratiche “routine”. L’organizzazione ha intervistato, a partire dal 2003, 90 detenuti iracheni e ha accertato abusi su 72 di loro. “Ci rendiamo conto che le forze dell’ordine irachene sono sottoposte a una grande pressione, essendo obiettivo privilegiato dei ribelli”, dice la Whitson, “ma nulla può giustificare un simile comportamento da parte di un corpo di polizia ufficiale”.
 
agenti della polizia irachenaLe responsabilità. Alle domande dei giornalisti presenti alla conferenza stampa che chiedevano se gli iracheni sono da considerarsi gli unici responsabili degli abusi sui prigionieri, la Whitson ha risposto che “in nome della necessità di stabilizzare l’Iraq a tutti i costi, le autorità e gli osservatori stranieri presenti nel Paese si astengono dal controllare come dovrebbero il rispetto dei diritti umani nelle carceri irachene. Al popolo iracheno è stato promesso un futuro migliore dopo la caduta di Saddam, ma si continuano a perpetrare gli stessi abusi del periodo precedente. Noi condanniamo apertamente le violenze della guerriglia in Iraq, ma nessuno e per nessuno motivo è autorizzato a calpestare i diritti umani degli altri”. Molti detenuti hanno subito danni permanenti dalle torture subite e Hrw chiede al governo iracheno di assumersi la responsabilità del futuro di queste persone e chiede che sia garantita il più presto possibile l’assistenza legale ai detenuti.
 
in iraq si vota il 30 gennaio 2005Conto alla rovescia. I fautori delle elezioni a tutti i costi avrebbero volentieri fatto a meno di questa tegola, ma le operazioni per la preparazione del regolare svolgimento delle elezioni previste per domenica 30 gennaio 2005 continuano a ritmi serrati. “E’ un voto prematuro, perché non darà a tutti gli iracheni la possibilità di scegliere”, commentava ieri Ayad al-Samaray, il responsabile dell’ufficio politico del Partito Islamico, “i sunniti boicotteranno il voto e non ci saranno ripensamenti in questo senso”. La diplomazia non è riuscita nell’intento d’isolare la guerriglia coinvolgendo nelle elezioni i sunniti. Nei giorni scorsi il terrorista giordano prometteva 4 autobombe per seggio e cecchini contro gli elettori per il giorno del voto e la polizia irachena è sempre più sotto pressione perché sa di essere il bersaglio più facile, visto e considerato che in pattuglia per strada ci vanno loro mentre i militari stranieri centellinano le uscite per ridurre al minimo le perdite. Di tutta questa frustrazione, secondo Hrw, i poliziotti iracheni fanno pagare il conto ai loro stessi fratelli.
Anche se sono solo dei bambini.

Christian Elia

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