All'appello mancano ancora Radovan Karadzic, Ratko Mladic e Goran Hadzic. Perché
il quarto, Stojan Zupljanin, è stato arrestato oggi a Pancevo, vicino Belgrado.
Come gli altri tre, Zupljanin, era ricercato dal 1999: il Tribunale Internazionale
per i crimini di guerra dell'ex Jugoslavia aveva, infatti, spiccato mandato di
cattura nel dicembre del 1999, invitando Belgrado a collaborare nelle ricerche
per arrestarlo e consegnarlo alla Corte.

Quando la polizia si è presentata per portarlo via, Zupljanin era armato, ma
non ha opposto resistenza e si è consegnato agli agenti. Ai tempi della guerra
in ex Jugoslavia, ha ricoperto il ruolo di comandante del Centro dei Servizi di
Sicurezza a Banja Luka, la città più grande della Bosnia. I capi di imputazione,
resi pubblici nel luglio 2001, lo accusano di genocidio, crimini di guerra, tortura,
omicidi, crimini contro l'umanità, maltrattamenti e deportazione di 10.000 tra
musulmani e croati.
I funzionari della Corte hanno fatto sapere che Zupljianin era sfuggito per ben
due volte all'arresto negli ultimi due mesi: una prima volta, il 27 marzo, a Nis,
quando la polizia fece irruzione in un appartamento che si riteneva appartenere
a lui e, una seconda volta, l'11 aprile quando le forze Nato lo hanno cercato
a Banja Luka. Recentemente, un alto funzionario dei servizi segreti bosniaci,
Pedrag Ceranic, è stato rimosso dalla posizione che occupava perché sospettato
di avere legami con Zupljanin. Per il suo arresto era stata posta una taglia di
250.000 euro.
Jesna Sarcevic-Jankovic, rappresentante della Corte in Serbia ha confermato l'arresto:
"Zupljian è attualmente a disposizione del magistrato che sta provvedendo a interrogarlo.
Presumibilmente, entro le prossime 72 ore, sarà trasferito all'Aja a disposizione
della Corte. Le autorità serbe hanno affermato di essere orgogliose dell'operazione
perché "ciò dimostra che la Serbia sta facendo tutto il possibile per collaborare
con il Tribunale Internazionale".