
Šaban
nacque il 16 aprile 1936 a Niš. La scuola praticamente non l’aveva
mai frequentata, mentre l’educazione musicale l’aveva ricevuta,
come la maggior parte dei rom, dalla strada. A diciannove anni per
motivi d’amore fuggě dall’esercito, e come disertore fu
condannato a tre anni di carcere su Goli Otok.
''Quando mi ero
lamentato per la lunghezza della pena e per il fatto che mi avevano
mandato a Goli Otok, mi aggiunsero altri due anni e mezzo. Per questo
motivo li insultai e gli dissi: ‘non potete condannarmi tanto
quanto io posso resistere!''. Non feci nemmeno giuramento quando
scappai dall’esercito. La polizia politica a Goli Otok era
maleducata con noi, proprio perché non eravamo dell’ambiente
politico. Ci obbligavano a portare le pietre, ci picchiavano e
maltrattavano. Quando ero lŕ non mi sono mai separato dai
libri e mi spedivano in continuazione in cella di isolamento per
40-50 giorni, solo perché leggevo nell’orario di lavoro. Lŕ
ho giocato anche a calcio, facevo il portiere e a quel tempo ero
forse migliore dei famosi Beara e Šoškić”, ricordava Šaban.
In
gioventů si era arrangiato alla meglio, finché la
musica non lo incontrň…

“Finché ero a Goli
Otok non avevo nemmeno immaginato di avere orecchio. Lŕ ho
imparato le note e in sei mesi avevo sviluppato l’orecchio musicale
e imparato a suonare il contrabbasso. Una volta noi prigionieri
avevamo dato un concerto ed io avevo cantato al posto dei miei
colleghi. Fu allora che iniziň la mia carriera di cantante”,
diceva Šaban, che su Goli Otok aveva formato l’orchestra del
carcere, con la quale suonava il jazz di Armstrong, Sinatra e poi
melodie spagnole e messicane. Piů tardi disse che Goli Otok fu
la sua scuola di vita.
Incise
il primo disco nel 1964, e oggi, dietro di lui ci sono circa una
ventina di album e una cinquantina di singoli. Scrisse e compose
circa 700 canzoni.
Per piů venti anni fu a capo di una
band “Crna mamba” con cui fece il giro del mondo. Su invito di
Nehru e Indira Gandhi andň in India, e tenne concerti
spettacolari in tutto il mondo. Ovunque fu invitato piů volte…
''Ho scelto la musica, perché la musica č una cosa
divina. Non ho mai guardato a come la facevano gli altri, ho
considerato la musica dal mio punto di vista. Mi sono meritato
l’appellativo di re della musica rom e Nat King Cole di Niš.
Nessuno mi puň sostituire, in qualsiasi cantante posso
ritrovare almeno metŕ delle mie canzoni. I neri sono dei
fenomeni musicali, come noi zigani. Ho cantato per i neri le loro
melodie in lingua zigana. Facevo finta, e loro rimanevano
meravigliati'', raccontava Šaban.

Bairamović č stato
sulla scena musicale dal 1964. Nel frattempo ha fatto anche diversi
film: con Goran Paskaljević “Andjeo čuvar” (1987), con Milan
Jelić “Nedeljni ručak” (1982), con Stole Popov “Ciganska
magija” (1997).
''Penso che il successo non mi abbia cambiato
affatto, ma non ho realizzato i miei sogni. Nessuno, nella mia natale
Niš, si č mai ricordato, dopo che mi sono occupato per 40
anni di musica, di dire: ‘Šaban, ti sei meritato la pensione'.
Come posso essere soddisfatto”, diceva il cantante da tempo malato.
Pian piano il cuore lo ha tradito. Cinque anni fa aveva avuto un
ictus, e in seguito gli era stato messo anche un bypass. La scorsa
settimana gli aveva fatto visita il ministro per il Lavoro e le
Politiche Sociali, Rasim Ljajić, il quale aveva previsto per Šaban
un piccolo aiuto finanziario e l’aiuto medico. ''Vivo tristemente
dopo 40 anni di mie canzoni, nessuno che apra il mio cancello o che
telefoni per chiedere come vivo e se riesco a vivere in queste
condizioni. Patisco…'', aveva detto Bajramović alcune giorni prima
di chiudere per sempre gli occhi. Era stato d’ispirazione per
innumerevoli artisti di tutto il mondo. Gli ultimi giorni li ha
trascorsi con la moglie Milica. Ha lasciato quattro figlie e 12
nipotini, sparpagliati per il mondo, cosa che, come diceva lui
stesso, gli provocava una triste ispirazione…