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I fatti. Lo spunto nasce dall'arresto di un cittadino venezuelano in territorio colombiano.
Si tratta di Manuel Agudo Escalona, fermato e incarcerato venerdì scorso dalle
autorità di Bogotà nella zona a cavallo fra Guainia e Vichada, nel sul della Colombia,
perché trovato in possesso, insieme a un altro cittadino venezuelano e a un colombiano,
di 40mila munizioni per Kalasnikov, probabilmente destinate alla vendita alla
guerriglia colombiana delle Farc. Il ministero dell'Interno e della Giustizia
di Caracas ha confermato: Escalona è cittadino venezuelano e fa parte dell'esercito
con il grado di sergente. E il caso si complica. Che ci faceva un soldato venezuelano
in Colombia con 40 mila cartucce per le Farc? Al momento non è dato sapere. Si
sa, però, che il militare in questione si dichiara innocente e vittima di un complotto.
Inoltre, sembra che Escalona non sapesse dell'esistenza delle munizioni all'interno
della barchetta che lo ospitava e sulla quale è stato arrestato.
Smentite. Se il ministro dell'interno di CaracAs conferma l'identità del cittadino venezuelano,
l'esercito è di tutt'altra opinione. Il comandante generale della Guardia Nacional
Bolivariana, Fredys Carrion, ha fatto sapere che Escalona “non fa parte della
componente delle Forze Armate Nazionali”. Carrion, inoltre, aggiunge: “ Quando
siamo stati informati dei fatti, ci siamo messi in moto e abbiamo indagato. Possiamo
per questo motivo confermare che non esiste un effettivo e nemmeno un congedato
che corrisponde al nome di Manuel Agudio Escalona”. E il mistero diventa sempre
più fitto.
Scaramucce. Comunque sia da qualche giorno a questa parte sembra che le Farc siano state
abbandonate anche da uno dei loro più grandi sostenitori, il presidente Hugo Chavez.
Durante il suo abituale programma domenicale “Alò Presidente”, Chavez ha detto
che la guerriglia ormai “è passata alla storia” chiedendo alle farc la “liberazione
di tutti i sequestrati ancora nelle loro mani”. Mossa che avrebbe spiazzato non
solo i fedelissimi delle Farc ma anche le alte sfere della politica colombiana
che, nelle parole di Chavez vedrebbero sfumare la possibilità di attaccare il
leader venezuelano e additarlo come supporter del gruppo guerrigliero. Da anni,
infatti, da Bogotà giungono accuse a Caracas su supposti casi di complicità fra
Chavez e i guerriglieri filo maerxisti da oltre 40 anni in lotta con il governo
centrale.Alessandro Grandi