11/06/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



L'Algeria trema di fronte al ritorno del terrorismo, tra attentati veri e presunti
Oggi è l'11 giugno. Un giorno come tanti, ma non certo per gli algerini, per i quali l'undicesimo giorno del mese sta diventando un incubo. La tensione è molto alta, soprattutto dopo la tempesta di notizie degli ultimi giorni, tra attentati veri e presunti.

bomba ad algeriCronaca di una psicosi. Il 9 giugno le principali agenzie stampa internazionali annunciano un attentato a Bouira, in Cabilia, circa 120 chilometri da Algeri. Le prime notizie parlano di una bomba, fatta esplodere alla fermata di un bus. Un primo bilancio parla di almeno venti vittime, ma la notizia si rivelerà priva di ogni fondamento. Come quella diffusa, sul far della sera, il giorno prima. Una bomba esplode all'uscita del cantiere dell'azienda francese Rezal, che lavora alla ristrutturazione di un tunnel nei pressi di Beni Amrane, settanta chilometri a est di Algeri, ancora in Cabilia. Perdono la vita Pierre Nowacki, ingegnere francese di settant'anni, e il suo autista algerino. La cronaca dell'episodio, però, racconta di una seconda esplosione avvenuta quando sono sopraggiunti i soccorsi, costata la vita a otto militari e tre pompieri. La seconda esplosione non c'è mai stata. Il ministero della Difesa algerino, solo ieri, ha tentato di fare chiarezza, specificando che ''le vittime dell'attentato a Beni Amrane sono solo due e che non c'era stato alcun attentato a Bouira. Alcuni mezzi d'informazione hanno diffuso notizie prive di alcun fondamento''.
La tensione in Algeria resta alta e lo stesso governo pare incerto su come gestire la questione, diviso com'è tra la volontà di tenere alta la percezione del pericolo nell'opinione pubblica internazionale e la necessità di dimostrare di essere in grado di gestirla.

bomba ad algeriLa stagione delle bombe. La popolazione civile algerina ha paura che tornino i fantasmi della guerra civile che, negli anni Novanta, è costata la vita ad almeno 150mila persone, in massima parte civili. Dopo la fine del conflitto tra l'esercito algerino, che aveva preso il potere invalidando le elezioni del 1992, vinte dagli islamisti, e i miliziani del Gruppo Islamico Armato (Gia), nel 1998, la situazione sembrava sotto controllo. Restava in armi solo il Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento (Gspc), che aveva deciso di non colpire obiettivi civili. La violenza restava dunque limitata alle montagne impervie della Cabilia, dove avevano riparato gli ultimi irriducibili. Poi, alla fine del 2006, una svolta tattica imprevedibile. Il Gspc annuncia di aderire al network internazionale di al-Qaeda, mutando il suo nome in al-Qaeda nel Maghreb islamico. Viene annunciata un'inversione di rotta nella lotta armata e un cambio di strategia: arriva la tecnica degli attentatori suicidi (mai vista prima in Algeria) e l'obiettivo della lotta non è più soltanto il rovesciamento del governo algerino, ma anche tutti gli interessi occidentali nel Paese.
La nuova strategia si concretizza nel 2007. L'Algeria torna a vivere giorni da incubo e la violenza scende dalle montagne della Cabilia e torna a colpire nel cuore di Algeri.

il presidnete algerino bouteflika visita un ferito in un attentatoUn anno da incubo. L'11 aprile dello scorso anno, ad Algeri, due attentati suicidi contemporanei causano la morte di trenta persone. L'11 luglio sono dieci i militari uccisi in un attentato suicida a Lakhdaria, in Cabilia. L'11 dicembre sono quaranta le vittime di un doppio attacco suicida ancora ad Algeri.
L'undicesimo giorno del mese, un incubo che ricorda quell'11 settembre 2001 che ha cambiato la storia del mondo contemporaneo. Nel mezzo tanti altri attentati, più o meno gravi, fino a oggi. L'ansia serpeggia tra gli algerini che, con un plebiscito, avevano approvato nel 2005 il referendum per la Carta per la Pace e la Riconciliazione Nazionale. Il documento, entrato in vigore il 1 marzo 2006, voluto dal presidente algerino Abdelaziz Bouteflika, puntava a chiudere i conti con la guerra civile, offrendo l'amnistia a tutti coloro che avessero deciso di abbandonare le armi. Amnistia che garantiva l'impunità anche ai militari che, durante il conflitto, si erano macchiati di crimini non meno atroci di quelli degli integralisti. La Carta sembra essere stata la molla che ha portato il Gspc a spaccarsi. Proprio ieri, uno dei leader storici del gruppo, l'emiro Abu Hudheifa, si è consegnato alle autorità, in rotta con al-Qaeda in Maghreb per la scelta di colpire i civili. Un segnale che la situazione è molto fluida, anche tra le file dei guerriglieri integralisti, ma questo non aiuta a fare di questo 11 giugno, per gli algerini, un giorno normale.

Christian Elia

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