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Cronaca
di una psicosi. Il 9 giugno le principali agenzie stampa
internazionali annunciano un attentato a Bouira, in Cabilia, circa
120 chilometri da Algeri. Le prime notizie parlano di una bomba,
fatta esplodere alla fermata di un bus. Un primo bilancio parla di
almeno venti vittime, ma la notizia si rivelerà priva di ogni
fondamento. Come quella diffusa, sul far della sera, il giorno prima.
Una bomba esplode all'uscita del cantiere dell'azienda francese
Rezal, che lavora alla ristrutturazione di un tunnel nei pressi di
Beni Amrane, settanta chilometri a est di Algeri, ancora in Cabilia.
Perdono la vita Pierre Nowacki, ingegnere francese di settant'anni, e
il suo autista algerino. La cronaca dell'episodio, però,
racconta di una seconda esplosione avvenuta quando sono sopraggiunti
i soccorsi, costata la vita a otto militari e tre pompieri. La
seconda esplosione non c'è mai stata. Il ministero della
Difesa algerino, solo ieri, ha tentato di fare chiarezza,
specificando che ''le vittime dell'attentato a Beni Amrane sono solo
due e che non c'era stato alcun attentato a Bouira. Alcuni mezzi
d'informazione hanno diffuso notizie prive di alcun fondamento''.
La
stagione delle bombe. La popolazione civile algerina ha paura
che tornino i fantasmi della guerra civile che, negli anni Novanta, è
costata la vita ad almeno 150mila persone, in massima parte civili.
Dopo la fine del conflitto tra l'esercito algerino, che aveva preso
il potere invalidando le elezioni del 1992, vinte dagli islamisti, e
i miliziani del Gruppo Islamico Armato (Gia), nel 1998, la situazione
sembrava sotto controllo. Restava in armi solo il Gruppo Salafita per
la Predicazione e il Combattimento (Gspc), che aveva deciso di non
colpire obiettivi civili. La violenza restava dunque limitata alle
montagne impervie della Cabilia, dove avevano riparato gli ultimi
irriducibili. Poi, alla fine del 2006, una svolta tattica
imprevedibile. Il Gspc annuncia di aderire al network internazionale
di al-Qaeda, mutando il suo nome in al-Qaeda nel Maghreb islamico.
Viene annunciata un'inversione di rotta nella lotta armata e un
cambio di strategia: arriva la tecnica degli attentatori suicidi (mai
vista prima in Algeria) e l'obiettivo della lotta non è più
soltanto il rovesciamento del governo algerino, ma anche tutti gli
interessi occidentali nel Paese.
Un
anno da incubo. L'11 aprile dello scorso anno, ad Algeri, due
attentati suicidi contemporanei causano la morte di trenta persone.
L'11 luglio sono dieci i militari uccisi in un attentato suicida a
Lakhdaria, in Cabilia. L'11 dicembre sono quaranta le vittime di un
doppio attacco suicida ancora ad Algeri. Christian Elia
Parole chiave: christian elia, algeria, al-qaeda in maghreb