10/06/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Il candidato democratico alla Casa Bianca vuole tassare i profitti record delle compagnie petrolifere
Con il prezzo del carburante quasi raddoppiato in meno di un anno e mezzo, la sfida elettorale tra Barack Obama e John McCain non poteva che iniziare col parlare di petrolio. E sull'argomento, il primo candidato afro-americano alla Casa Bianca ha calato subito sul tavolo una carta che di solito negli Usa i politici preferiscono evitare, ma che in tempi di benzina a quattro dollari al gallone potrebbe pagare: una tassa sui profitti delle compagnie petrolifere, a livelli record grazie all'impennata del prezzo del petrolio negli ultimi mesi. Dall'altra parte McCain non ci sta e propone invece di eliminare le accise per il periodo estivo, con l'obiettivo di portare un po' di sollievo ai consumatori.

La posizione di Obama. “In un momento in cui stiamo combattendo due guerre, mentre milioni di americani non possono permettersi le cure mediche o un'istruzione... l'uomo che tuona contro i costi del governo vuole spendere 1,2 miliardi per uno sconto fiscale alla ExxonMobil”, ha detto ieri Obama in un comizio nel North Carolina. “Ciò non è solo irresponsabile, è scandaloso”. Il candidato democratico si riferisce alla volontà di McCain di estendere i tagli alle imposte sulle grandi aziende introdotti da Bush, un provvedimento a cui all'epoca il senatore dell'Arizona si era opposto. Ma che ora invece difende, favorendo – si calcola – circa 2.000 miliardi in detrazioni fiscali al grande business. Obama, invece, propone di lasciare scadere nel 2010 gli sconti fiscali voluti da Bush, aumentando le tasse sui redditi più alti, sui capital gain e sui dividendi.

Le accuse a McCain. Nella visione di Obama, una tassa sui profitti delle compagnie petrolifereora che il petrolio ha sfiorato i 140 dollari al barile, con un balzo di 10 dollari venerdì scorso – permetterebbe di “usare quei soldi per aiutare la famiglie a pagare i costi energetici ormai alle stelle, e altre bollette”. Accusando ripetutamente McCain di voler continuare le politiche di Bush, Obama ha aggiunto che “il nostro presidente sacrifica gli investimenti per cure sanitarie, istruzione, energia e infrastrutture sull'altare dei tagli fiscali per le grandi corporation e i ricchi amministratori delegati”.

Un argomento delicato. L'idea di introdurre nuove tasse – per espandere il ruolo dello Stato – viene di solito evitata come un pericolo mortale da un candidato presidente negli Usa, e Obama sa che questi argomenti potrebbero costargli importanti voti. Ma evidentemente calcola che il malcontento popolare dato dalla crisi economica e dal contemporaneo aumento dell'inflazione possa cambiare la risposta degli elettori. Il petrolio alle stelle ha fatto aumentare il prezzo della benzina in tutto il mondo, ma negli Usa – dove le tasse sul carburante sono minime – il costo alla pompa è salito proporzionalmente di più. Nel febbraio 2007, per un gallone si pagava poco meno di 2,20 dollari; oggi bisogna spendere più di 4. Al cambio attuale rimane un prezzo di circa 70 centesimi di euro, circa la metà di quanto si paga in molti Stati europei: ma per la psicologia del consumatore statunitense si tratta di una botta che ricorda lo shock petrolifero degli anni Settanta.

La proposta di McCain. Per lenirla, McCain ha una ricetta diversa: sospendere le accise già minime – 18 centesimi e mezzo per la benzina, 24 cents e mezzo per il gasolio – per tutta l'estate, il periodo in cui gli americani guidano di più. La soluzione è stata accolta con freddezza da diversi economisti. “Se si tagliano le tasse, il prezzo si alzerà per raggiungere il livello precedente al taglio. Il piano fiscale di McCain è una buonuscita alle compagnie petrolifere, travestita da regalo ai consumatori”, ha scritto Paul Krugman sul New York Times. Senza contare che contrasta con la disponibilità di McCain a lottare contro il riscaldamento globale, in questo caso stimolando la domanda di benzina. Ma intanto ci sono da vincere elezioni che saranno probabilmente più incerte del previsto.
 

Alessandro Ursic

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità