Kamenica in serbo, Dardane in albanese: una casa comune per le due principali etnie che compongono il Kosovo
scritto per noi da
Raffaele Coniglio*
La
gente di Kamenica, sotto una calda e soleggiata mattina di giugno,
passeggia lungo il piccolo corso che l'attraversa. Questa cittadina
situata nella parte ovest del Kosovo al confine con la Serbia (la
prima citta' serba di Serbia, Bujanovac, dista in linea d'aria poche
decine di chilometri) è l'espressione più compiuta di
quell'integrazione multietnica che sino ad ora, per tantissime
ragioni, è rimasta sulla carta e su quei documenti
(raggiungimento degli standards) che i vertici di Unmik e del Gruppo
di Contatto hanno poi inoltrato via New York a tutte le cancellerie
europee.

Kamenica,
oggi come ieri, gode di un clima sereno e rilassato, probabile
risultato dell'animo pacato della sua gente. Mi ritorna in mente il
lucido testo di Montesquieu, Lo Spirito delle Leggi (
L'Esprit des
Lois), quando afferma che fattori come il clima, l'animo delle
persone e la posizione geografica possono avere delle influenze sui
vari ordinamenti politici, condizionandoli. Kamenica si trova in
quella zona del Kosovo definita "a macchia di leopardo",
composta cioè da villaggi misti di serbi e albanesi (incluse
le zone di Gnjilane/Gjilane e Viti/Vitina) che durante la guerra,
forse per via di quell'inclinazione pacifica che caratterizza la sua
gente, non è stata teatro di scontri e uccisioni, anche se
avrebbe potuto essere, per via di questa sua stessa conformazione
geografica, altamente sensibile e quindi pericolosa.
Per nostra
fortuna l'area non presenta questi tratti violenti, anzi, in questo
incerto inizio di giugno si gode il suo clima disteso. Le poche
notizie che sino ad ora avevo di Kamenica non solo trovano
rispondenza in situazioni che ho da poco vissuto, ma escono
rafforzate per via delle colorate scene giovanili che mi si
presentano davanti. Al Kosovo che ho visto fino a ieri devo
aggiungere quest'altra sua particolare componente: l'aspetto
giovanile di Kamenica. Giovani abbastanza socievoli, con un
abbigliamento alla moda, luccicanti orecchini ai lobi, e ragazze
dall'aspetto vistoso intente a chiacchierare con i loro coetanei in
atteggiamenti a noi normali e comuni, ma piuttosto insoliti in buona
parte del Kosovo. Credo che tutto ciò sia il risultato
dell'aria di vicinanza e contatto con la dinamica Serbia.

Queste
mie supposizioni trovano subito conferma nelle parole di Fatos, 22
anni studente di Economia all'Università di Pristina, che,
diretto, aperto e disponibile al dialogo, appare in sintonia con il
classico stereotipo delle persone che vivono da queste parti. Alla
cassa di un grande supermercato in pieno centro ci ritroviamo quasi
per caso immersi in una piacevole conversazione il cui nucleo
centrale verte sulla convivenza e l'interazione tra serbi e albanesi
di Kamenica. Col senno di poi, ammetto che l'ho bombardato di
domande, perplesso e esterrefatto com'ero per via delle sue parole.
"Sì, loro sono serbi", affermava indisturbato
guardando un gruppo di giovani poco distante, "sono in tanti che
vivono qui con noi a Kamenica". Nella lunga conversazione il
longilineo Fatos mi ha presentato con le sue dichiarazioni quello che
ho sempre cercato in lungo e largo per il Kosovo, ovvero il saluto e
l'interazione positiva tra le due etnie. "Qui a Kamenica, ci si
saluta", mi fa presente Fatos " ogni tanto con il
dobre
dan, altre con il
miredita". "Certo, anche loro
hanno attività commerciali in città" dice
rispondendo alla mia domanda. Fatos racconta anche del suo amico,
"l'Iracheno" come lo chiama lui (per via del fratello che
lavora da nove anni con gli americani ed è da qualche anno in
Iraq negli uffici dell'esercito Usa), che ha come vicini dei serbi
con i quali si ritrova ogni tanto a casa loro per riparare piccole
attrezzature informatiche. "Saltuariamente si va anche in
Serbia, in posti dove vivono gli albanesi, e non abbiamo mai avuto
problemi lì" sentenzia. Quasi faccio fatica a credere
alle parole di Fatos, ma presto devo convincermi che è colpa
della mia abitudine al clima gelido di Mitrovica. Vedo macchine serbe
con tanto di targa serba circolare liberamente e persone serbe fare
le cose più banali, come rifornirsi di benzina in un
distributore di proprietà albanese o passeggiare indisturbati
in città. Per una volta sono stato io a sentirmi anormale in
una città che ha tutte le sembianze della normalità.