Nuovo caso di presunte violenze al Cpt di Torino a due settimane dalla morte,
per circostanze ancora da chiarire, di un tunisino di 38 anni. Questa volta, a
fare le spese di quella che gli ospiti della struttura hanno più volte denunciato
come la 'mano pesante' del personale di sicurezza, sarebbe un altro tunisino.
Salute a rischio. Quattro giorni fa, Mohamed (nome di fantasia) ha cominciato uno sciopero della
fame. Le motivazioni della protesta non sono ben chiare. L'immigrato si opporrebbe
al decreto di espulsione emesso dalla Questura per aver commesso un piccolo furto,
a seguito del quale è finito in carcere e da lì al Cpt. Mohamed, che ha una compagna
romena dalla quale ha avuto un bambino, dovrà essere rimpatriato nel suo Paese
tra una decina di giorni. Dopo essere stato visitato da un medico, secondo quanto
hanno raccontato alcuni suoi compagni contattati da PeaceReporter all'interno
della struttura, a Mohamed, constatate le precarie condizioni di salute, sarebbe
stato consigliato di interrompere lo sciopero, soprattutto a causa delle pericolose
conseguenze cui avrebbe potuto andare incontro. Prima fra tutte quella di una
complicazione cardiovascolare. Non sono state confermate le voci che vorrebbero
il tunisino già affetto da una non meglio precisata patologia cardiaca.
'Sta creando dei casini'. Mohamed avrebbe rifiutato di interrompere lo sciopero, chiedendo di essere condotto
in ospedale. Il personale del Cpt si sarebbe opposto alla richiesta che, qualora
accolta, avrebbe ritardato l'iter di espulsione. Sempre secondo fonti interne,
Mohamed sarebbe stato oggetto di violenza da parte del personale del centro, che
lo avrebbe schiaffeggiato più volte, provocandogli la perdita dell'udito - si
spera temporanea - da un orecchio. Quest'ultimo episodio si sarebbe verificato
ieri. La fonte interna al Cpt ha raccontato che Mohamed è stato "portato in infermeria,
dove hanno cominciato a prenderlo a schiaffi, e ora non sente più da un orecchio.
Il maresciallo gli ha detto che con lo sciopero 'sta rompendo i coglioni e creando
dei casini'. Lui non vuole essere espulso, ha suo figlio qui. Non è l'unico a
essere stato malmenato. Chi 'rompe i coglioni' lo prendono, lo ammanettano, lo
portano di là, dove non ci sono telecamere, e giù botte". Nel momento del contatto
telefonico con la nostra fonte, Mohamed veniva condotto nuovamente in infermeria.
Raggiunta telefonicamente, la Croce Rossa Italiana di Torino, che gestisce il
Cpt, non ha rilasciato dichiarazioni. Non è stato possibile parlare con il direttore
sanitario, Antonio Baldacci, nè con il numero del Cpt in possesso della Questura
di Torino, che risultava 'sempre occupato'.