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I fatti. I lavoratori del settore dei trasporti sono sul piede di guerra e chiedono a Morales
di cambiare il regime tributario in modo da esentarli dal pagamento di alcune
tasse a loro avviso ingiuste. In più chiedono le dimissioni di Patricia Ballivian,
presidentessa dell'Administradora Boliviana de Carreteras, e la revisione della
legge generale sulle dogane. I manifestanti sono determinati e minacciano azioni
ancora più clamorose. Il loro leader, Franklin Duran, ha già fatto sapere che
le manifestazioni e i blocchi stradali proseguiranno e entro breve tempo sarà
bloccata anche la strada che da La Paz conduce alla città di Oruro e che già dalla
prossima settimana, se le richieste non verranno accettate, saranno bloccati i
passi di frontiera attualmente aperti.
I no di Morales. Potrebbe protrarsi a lungo il braccio di ferro fra le organizzazioni sindacali
dei trasportatori e il governo. Morales ha già fatto sapere più volte che non
intende cambiare le proprie decisioni e che mai e poi mai cederà di fronte alle
richieste degli scioperanti. “Voglio ricordare ai leader sindacali che stanno
incitando i lavoratori al blocco delle strade chiedendo di essere esentati dal
pagamento delle imposte. Questo è sbagliato. Mi spiace ma devo dire loro che le
tasse si devono pagare e che le pagheranno tutte”.
Le reazione della gente. “Mi sembra impossibile non riuscire a partire per nessuna località” racconta
Andres, 39 anni, ambulante a Cochabamba. “La gente è ferma da troppo tempo nelle
stazioni degli autobus – continua Andres - ed è visibilmente stanca, preoccupata
e in parte arrabbiata con i manifestanti”. Ma sembra che proprio nella regione
di Cochabamba, fra le più colpite dallo sciopero, qualcosa si stia muovendo. L'impazienza
dei viaggiatori e le continue e vibranti proteste hanno convinto i manifestanti
a sciogliere il blocco per qualche ora, consentendo la libera circolazione di
mezzi e persone. Ma non durerà molto. Alessandro Grandi
Parole chiave: sciopero trasporti, morales, bolivia, alessandro grandi