06/06/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Un'inchiesta del Senato Usa accusa Bush di aver mentito sull'Iraq e di aver pensato a un golpe in Iran
E' stato consegnato ieri, dopo cinque anni d'indagine, il rapporto della commissione del Senato Usa sull'uso, l'abuso e l'erronea interpretazione dei dati, da parte dell'amministrazione Bush, che portarono all'invasione dell'Iraq nel 2003.

il senatore john d. rockfeller IVLe bugie di Bush Jr. I risultati, per George W. Bush e i suoi fedelissimi, non sono affatto lusinghieri. Che Bush avesse mentito sulle motivazioni della guerra ormai lo sanno anche i sassi. Ma il lavoro certosino dei senatori, sintetizzato nelle oltre centosettanta pagine del rapporto finale, inchiodano l'amministrazione Bush alle sue responsabilità e dimostrano la deliberata malafede con la quale si decise di utilizzare quei dati d'intelligence per invadere l'Iraq.
''Il presidente e i suoi consiglieri diedero vita a una campagna implacabile nel periodo successivo agli attacchi dell'11 settembre 2001 per sfruttare la guerra contro al-Qaeda come una giustificazione per rovesciare Saddam Hussein'', ha commentato John D. Rockfeller IV, presidente della commissione, composta da otto democratici e sette repubblicani.
Passano gli anni, insomma, ma la realpolitik degli Stati Uniti in politica estera non cambia. Se c'è da raggiungere un obiettivo, qualsiasi strumento è lecito. Non c'è più Kissinger, ma il discorso non cambia.

Prove di golpe. Una riprova della considerazione, proprio oggi, è offerta da un altro rapporto, questo lungo circa sessanta pagine, frutto della stessa commissione del Senato Usa. Dall'inchiesta emerge un vertice, tenutosi a Roma alla fine del 2001, tra funzionari dei servizi segreti statunitensi, italiani e alla presenza di iraniani favorevoli al rovesciamento del regime degli ayatollah di Teheran. Nel corso della riunione, da parte degli Usa, venne anche stanziato un budget per l'operazione. Il senatore Rockfeller IV, nelle conclusioni, critica duramente il Pentagono per aver agito alle spalle del Congresso Usa, senza riferire ai deputati le informazioni sull'iniziativa.
Nel rapporto si indica Michael Ledeen, ricercatore dell'American Enterprise Institute, con molte entrature in Italia, come l'organizzatore del vertice, al quale partecipò il noto trafficante internazionale di armi iraniano Manucher Ghorbanifar. Il piano eversivo prevedeva, sempre secondo il rapporto della commissione, una serie di iniziative volte a creare 'ansietà' in Iran, allo scopo di destabilizzare il regime, puntando poi sugli iraniani della diaspora per un rovesciamento del governo di Teheran. Al finanziamento del piano avrebbero partecipato aziende straniere, attirate dalle risorse naturali iraniane, e un servizio segreto straniero. Tutti questi dati sono coperti da omissis, ma resta la sgradevole sensazione di una politica estera fatta di intrighi e colpi bassi, nella più grande democrazia del mondo come nell'ultimo dei paesi dell'Asse del Male.

Christian Elia

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