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Violenze e omicidi. Secondo alcune organizzazioni, come Christian Aid, con tale decisione il governo
vorrebbe evitare che la presenza di funzionari stranieri, soprattutto nelle aree
rurali, possa interferire con la campagna di intimidazione e violenza politica
attuata da Mugabe ai danni delle opposizioni. Poche ore fa, il leader del Mdc,
Morgan Tsvangirai, è stato nuovamente fermato a un posto di blocco della polizia
mentre si recava a una manifestazione di partito nella seconda città del Paese,
Bulawayo, ed è stato costretto a cambiare tragitto, rimandando la sua partecipazione
all'evento. Mercoledì scorso lo stesso Tsvangirai aveva trascorso dieci ore in
carcere per essere interrogato e rilasciato senza accuse a suo carico. Per il
suo rilascio era intervenuto direttamente il presidente sudafricano Thabo Mbeki,
principale mediatore tra governo e opposizione. La notizia dell'arresto ha scatenato
una valanga di critiche da parte della comunità internazionale, prima fra tutte
quella del responsabile per la politica estera dell'Unione Europea, Javier Solana,
che ha dichiarato che l'atteggiamento di Mugabe "aggrava pesantemente le preoccupazioni
per il ballottaggio del 27 giugno". Nonostante il presidente, da trent'anni al
potere, abbia dichiarato che si dimetterà in caso di sconfitta, la strada verso
il ballottaggio si sta svolgendo in un clima sempre più caratterizzato da violenze,
abusi e repressione contro il Movement for Democratic Change, che ha denunciato
l'omicidio di 65 dei suoi membri, dalle elezioni del marzo scorso.
Diplomatici fermati. Un altro motivo di tensione si è verificato ieri, quando la polizia ha fermato
una delegazione di diplomatici britannici e statunitensi che stava indagando nella
zona di Bindura, ad un centinaio di chilometri da Harare, su episodi di violenza
contro i sostenitori del Mdc. Di fronte al rifiuto dei rappresentanti stranieri
di seguire gli agenti al posto di polizia dove sarebbero stati fermati - in violazione
della loro immunità diplomatica - la polizia ha squarciato le gomme delle automobili
a bordo delle quali viaggiavano i diplomatici ed una folla di veterani di guerra
ha minacciato di dare fuoco ai veicoli con gli occupanti a bordo. Dopo che i diplomatici
sono stati fatti passare, e che l'ambasciatore statunitense James Mgee ha condannato
con forza l'episodio, è arrivata oggi la motivazione 'ufficiale' del fermo, resa
nota dal commissario di polizia Wayne Bvudzijenaì: "I diplomatici - ha detto il
poliziotto - si erano rifiutati di identificarsi nel momento in cui sono stati
fermati, ed hanno pure tentato di fuggire, quasi investendo gli ufficiali di polizia".Luca Galassi