06/06/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Sospese le attività delle ong. Tsvangirai fermato di nuovo
Il governo dello Zimbabwe ha ordinato la cessazione di tutte le attività delle agenzie umanitarie nel Paese. La decisione è stata presa dal ministro del Welfare, Nicholas Goche, in un clima carico di tensione, a due settimane dal ballottaggio che vedrà fronteggiarsi, il 27 giugno, Robert Mugabe, presidente in carica, e Morgan Tsvangirai, del partito di opposizione Movement for Democratic Change (Mdc). Fino a quella data, a tutte le ong e le agenzie umanitarie presenti in Zimbabwe sarà vietato portare avanti missioni e progetti, soprattutto quelli di sostegno alimentare alla popolazione, a meno che non si accreditino di nuovo con la promessa di "non immischiarsi di politica nazionale". La preoccupazione degli operatori umanitari è che la grave situazione di crisi economica in cui versa il Paese, unita ai raccolti insufficienti, possa diventare disperata per i quattro milioni di persone che fanno affidamento sugli aiuti alimentari.
 
Morgan TsvangiraiViolenze e omicidi. Secondo alcune organizzazioni, come Christian Aid, con tale decisione il governo vorrebbe evitare che la presenza di funzionari stranieri, soprattutto nelle aree rurali, possa interferire con la campagna di intimidazione e violenza politica attuata da Mugabe ai danni delle opposizioni. Poche ore fa, il leader del Mdc, Morgan Tsvangirai, è stato nuovamente fermato a un posto di blocco della polizia mentre si recava a una manifestazione di partito nella seconda città del Paese, Bulawayo, ed è stato costretto a cambiare tragitto, rimandando la sua partecipazione all'evento. Mercoledì scorso lo stesso Tsvangirai aveva trascorso dieci ore in carcere per essere interrogato e rilasciato senza accuse a suo carico. Per il suo rilascio era intervenuto direttamente il presidente sudafricano Thabo Mbeki, principale mediatore tra governo e opposizione. La notizia dell'arresto ha scatenato una valanga di critiche da parte della comunità internazionale, prima fra tutte quella del responsabile per la politica estera dell'Unione Europea, Javier Solana, che ha dichiarato che l'atteggiamento di Mugabe "aggrava pesantemente le preoccupazioni per il ballottaggio del 27 giugno". Nonostante il presidente, da trent'anni al potere, abbia dichiarato che si dimetterà in caso di sconfitta, la strada verso il ballottaggio si sta svolgendo in un clima sempre più caratterizzato da violenze, abusi e repressione contro il Movement for Democratic Change, che ha denunciato l'omicidio di 65 dei suoi membri, dalle elezioni del marzo scorso.
 
Robert MugabeDiplomatici fermati. Un altro motivo di tensione si è verificato ieri, quando la polizia ha fermato una delegazione di diplomatici britannici e statunitensi che stava indagando nella zona di Bindura, ad un centinaio di chilometri da Harare, su episodi di violenza contro i sostenitori del Mdc. Di fronte al rifiuto dei rappresentanti stranieri di seguire gli agenti al posto di polizia dove sarebbero stati fermati - in violazione della loro immunità diplomatica - la polizia ha squarciato le gomme delle automobili a bordo delle quali viaggiavano i diplomatici ed una folla di veterani di guerra ha minacciato di dare fuoco ai veicoli con gli occupanti a bordo. Dopo che i diplomatici sono stati fatti passare, e che l'ambasciatore statunitense James Mgee ha condannato con forza l'episodio, è arrivata oggi la motivazione 'ufficiale' del fermo, resa nota dal commissario di polizia Wayne Bvudzijenaì: "I diplomatici - ha detto il poliziotto - si erano rifiutati di identificarsi nel momento in cui sono stati fermati, ed hanno pure tentato di fuggire, quasi investendo gli ufficiali di polizia".

Luca Galassi

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