
Venuta meno l'iniziativa politica nel conflitto con gli agroproduttori, che sta
durando da mesi, il Governo di Cristina Fernándes ha dato il via libera al sindacato
peronista dei camionisti che bloccherà in almeno duecento punti le strade argentine
con il proposito di costringere gli agrari a tornare a lavoro. Ostaggi di questo
braccio di ferro, i cittadini che da ieri sono tornati a far scorta di alimenti
che cominicano a scarseggiare.
A nulla sono servite le differenti strategie tentate dalla presidente e da suo
marito, Néstor Kirchner, a capo del partito Giustizialista, per uscire vittoriosi
dal conflitto. Dopo un mese di dialoghi, infatti, è arrivata una rottura molto
profonda da parte dell'Esecutivo a cui è seguito l'annuncio di una modifica delle
alte imposte sulle esportazioni del grano, fattore scatenante della protesta.
Nonostante questo, i produttori non si sono accontentati, incalzati anche dall'opposizione
che gioca sul fatto che questa situazione si sta ripercuotendo sulla credibilità
del governo.
A questo punto Cristina Fernández non ha avuto scelta e ha optato per la strategia
di incrementare ulteriore tensione su più fronti affinché il tutto si sgonfi.
Ricetta già sperimentata dal presidente Kirchner. Quindi il sindacato dei camionisti,
penalizzati dallo sciopero degli agricoltori, hanno totalmente bloccato centro
strade, specialmente nelle zone agricole. Il sindacato è guidato da Hugo Moyano,
uomo di fiducia della coppia Kirchner.
Il governo intanto sta gettando la colpa sui produttori, dicendo che sono loro
a obbligare i camionisti a scendere in sciopero.