Presentanto il progetto di legge per l'esproprio definitivo dell'albergo autogestito
L'Hotel Bauen non si tocca. Dopo aver
resistito a una miriade di tentativi di riprivatizzazione, i
lavoratori lo storico albergo del centro di Buenos Aires, simbolo
dell'autogestione 'all'argentina' che ha salvato centinaia d'imprese dopo la crisi
economica del 2001,
sono vicini a coronare un sogno. La deputata nazionale kirchnerista del Frente
para la Victoria, María Victoria Donda, ha presentato un
progetto di legge affinché la cooperativa possa farsi carico dell'amministrazione,
diventandone finalmente proprietaria a
tutti gli effetti. Una maniera per porre fine a quella situazione di
incertezza che si trascina dietro dalla nascita: un'amministrazione
di fatto, non supportata in termini legali.
La storia. L'albergo, situato in
Avenida Callao, negli anni d'oro era uno dei più lussuosi
della capitale. Contava duecento stanze, ristorante d'eccellenza,
sala conferenze, la piscina e persino un teatro. Era frequentato da
una clientela di livello e i suoi dipendenti, oltre trecento, se la
passavano bene. “Per anni eravamo stati una grande famiglia - aveva
raccontato nel 2004 a Peacereporter Pablo de Mari, socio della
cooperativa d'autogestione - poi il collasso”. Già alla fine
degli anni Novanta la situazione economica vacillava: “Non ci
pagavano più per intero lo stipendio – spiegava – e nel
'97 venne comprato dalla cilena Solaris, che licenziò un
centinaio di lavoratori. Nel '99, il fallimento. Non potevamo credere
che tutto stesse per finire”. E infatti niente finì, anche
se tutto cambiò. La Solaris chiuse il Bauen la notte del 28
dicembre 2001 in una Buenos Aires sull'orlo di una crisi di nervi:
gente per strada a protestare, tafferugli, il governo in stallo con
tre presidenti differenti in dieci giorni. Il caos.
Poi la calma e l'idea geniale.
Quaranta dei dipendenti storici decisero di non arrendersi e in
un'Argentina dove il lavoro era ancora un'utopia, nel 2003 decisero
di occupare l'albergo e recuperare l'impresa, presentandosi al
governo cittadino con il progetto di espropriazione. Fu approvato e
nacque la cooperativa. Da allora, fra mille ostacoli, è
iniziata la nuova vita del Bauen, fra spettacoli, conferenze,
dibattiti, appuntamenti prima inimmaginabili e legati alla nuova era
dell'Argentina post 2001. E oggi la grande novità sui banchi
del Parlamento.
Coronamento. L'intento è
che sia lo Stato in persona a decretare l'esproprio definitivo e la
consegna dell'albergo ai lavoratori che lo hanno salvato. Sì,
quella cooperativa che scelse simbolicamente di chiamarsi giocando
sul nome dell'hotel, a testimoniare il legame inscindibile
dei due destini: Buenos Aires Una Empresa Nacional, Bauen appunto.
A sostenere il progetto di legge anche
i deputati Eduardo Macaluse e Carlos Raimundi (Si); Arile Basteiro di
Encuentro Popular y Social, Roy Cortina del Partito socialista e
Caludio Lozano di Proyecto Sur. Ampio sostegno anche da parte della
Federazione Tierra y vivienda e della Nueva Izquierda. E a detta
degli esperti, è molto improbabile che questa legge non venga
approvata.