05/06/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Nuove accuse della Corte penale internazionale a Kharotum
L'accusa investe direttamente i vertici del governo: 'In Darfur l'intero apparato statale è responsabile di crimini contro l'umanità'. Anticipando i risultati del rapporto sulla crisi nella regione occidentale del Sudan, il procuratore capo della Corte penale internazionale, Luis Moreno-Ocampo, ha reiterato oggi la denuncia presentata all'Onu lo scorso dicembre: "In Darfur - aveva detto nel dicembre 2007 di fronte al Consiglio di Sicurezza - si sta verificando una campagna organizzata dal governo per attaccare civili inermi e distruggere il tessuto sociale di intere comunità".
 
Rifugiato darfurinoCrimini contro l'umanità. Oggi il dito è puntato contro le forze armate, i servizi di intelligence e il sistema giudiziario, che avrebbero agito di concerto nella guerra in Darfur, dove centinaia di migliaia di persone sono morte in seguito al conflitto tra le milizie arabe Janjaweed e i ribelli africani dello Sla (Sudan Liberation Army). La Corte penale internazionale prevede solitamente imputazioni a carico di individui, non di Stati, nelle eventuali responsabilità per crimini di guerra e crimini contro l'umanità. Nell'accusa all'intero apparato statale di aver offerto sostegno e protezione ai responsabili degli eccidi sarebbero coinvolte alte autorità governative, anche se nessun nome è stato fatto da Ocampo.
 
Sono due i sospettati di ben 51 imputazioni, (tra cui omicidio, persecuzione, tortura, stupro e deportazioni) di cui la Cpi chiede la consegna: Ali Kuhayb, comandante delle milizie Janjaweed, e Ahmad Harun, attuale ministro per gli Affari umanitari. Quest'ultimo, secondo il tribunale dell'Aja, avrebbe avuto potere di vita e di morte in Darfur, agendo, stando alle dichiarazioni attribuitegli dai media, 'per il bene della pace e della stabilità'.
 
Ahmed Osman BilalNon consegneremo i nostri cittadini. L'ambasciatore sudanese all'Onu ha bollato le dichiarazioni di Ocampo come 'false e immorali', oltre che nocive al processo di pace, aggiungendo che il suo Paese non si piegherà alla volontà della Corte penale internazionale. In una dichiarazione rilasciata a PeaceReporter, Ahmed Bilal Osman, consigliere del presidente Bashir, rigetta con decisione le conclusioni della Corte. "Non abbiamo alcuna obbligazione nei confronti della Corte - ha detto Bilal Osman -. Abbiamo i nostri giudici e i nostri tribunali che si occupano della questione. Alcune persone sono già state condannate, altre giustiziate per le loro responsabilità nel conflitto. Ocampo non ha alcuna prova, e il nostro governo non consegnerà mai nessun cittadino sudanese alla Corte penale internazionale. Rifiutiamo ogni accusa, abbiamo condotto un'indagine sulle persone sospettate e le abbiamo ritenute innocenti. Inoltre, dalla parte dei ribelli nessun nome è emerso. Perchè? La mia domanda è: perchè Ocampo non ha individuato alcun responsabile tra le fazioni ribelli?".
 
La guerra in Darfur, cominciata nel 2003, ha provocato non meno di 200 mila morti e due milioni di sfollati.

Luca Galassi

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