A tre dei cinque cittadini cubani detenuti negli Usa in condizioni di carcere
duro dal settembre 1998 per reati (non dimostrati) connessi allo spionaggio è
stata sospesa la condanna e avranno un nuovo processo. A stabilirlo il tribunale
d'appello della città di Atlanta.
I fatti. Dunque, per Ramon Labanino, Fernando Gonzales e Antonio Guerrero, tre dei cinque
agenti cubani, ci sarà un nuovo processo e si svolgerà a Miami.
Gli avvocati dei “Cinque” da sempre hanno chiesto una nuova opportunità per i
loro assistiti sostenendo che le prove fornite dalla magistratura contenevano
una serie di errori e che la stessa magistratura era incorsa in una serie infinita
di difetti processuali. Non solo. Secondo gli avvocati difensori dei cittadini
cubani durante il dibattimento sarebbero stati utilizzati mezzi scorretti per
convincere i giurati a condannare i cinque agenti. Inoltre, sembra che da più
parti siano arrivati ai giurati “consigli” su come comportarsi e “istruzioni”
su come votare. Senza tenere conto delle prove presentate contro gli agenti che
a detta degli avvocati difensori erano prive di significato. Ma se a Labanino,
Fernando Gonzales e Guerrero la pena è stata annullata (anche i magistrati le
consideravano troppo alte), e per loro ci sarà una nuova possibilità, per Gerardo
Hernandez, considerato la mente del gruppo, e Renè Gonzales, condannati rispettivamente
a due ergastoli il primo e 15 anni di reclusione il secondo, per l'abbattimento
di due velivoli di esiliati cubani in cui persero la vita 4 persone, i giudici
hanno ratificato la condanna.
Il passato. Accusati di omicidio e di spionaggio e per questo condannati a pene detentive
che variano da 15 anni all'ergastolo, i cinque cubani facevano parte della fitta
rete di spionaggio cubano utilizzata per prevenire attentati e altri atti ostili
contro Cuba. Attentati che il più delle volte erano stati organizzati da esuli
rifugiati a Miami e che nel corso del tempo hanno causato quasi 3.500 morti e
poco più di 2.000 feriti. Mai e poi mai, nemmeno le prove fornite dalla magistratura
Usa sono state in grado di confermarlo, i cinque si sono resi protagonisti di
violenze. La loro “colpa” è stata quella d'informare le autorità statunitensi
del fatto che all'interno del loro territorio si stavano organizzando atti terroristici
contro Cuba. E davanti alla richiesta cubana di collaborazione per smascherare
la rete terroristica che tramava alle spalle di Castro hanno opposto solo dei
gran rifiuti. Poi è arrivata la beffa dell'arresto e della condanna.