05/06/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Cuba, nuovo processo a tre dei cinque agenti segreti di Castro arrestati nel 1998
A tre dei cinque cittadini cubani detenuti negli Usa in condizioni di carcere duro dal settembre 1998 per reati (non dimostrati) connessi allo spionaggio è stata sospesa la condanna e avranno un nuovo processo. A stabilirlo il tribunale d'appello della città di Atlanta.

I fatti. Dunque, per Ramon Labanino, Fernando Gonzales e Antonio Guerrero, tre dei cinque agenti cubani, ci sarà un nuovo processo e si svolgerà a Miami.
Gli avvocati dei “Cinque” da sempre hanno chiesto una nuova opportunità per i loro assistiti sostenendo che le prove fornite dalla magistratura contenevano una serie di errori e che la stessa magistratura era incorsa in una serie infinita di difetti processuali. Non solo. Secondo gli avvocati difensori dei cittadini cubani durante il dibattimento sarebbero stati utilizzati mezzi scorretti per convincere i giurati a condannare i cinque agenti. Inoltre, sembra che da più parti siano arrivati ai giurati “consigli” su come comportarsi e “istruzioni” su come votare. Senza tenere conto delle prove presentate contro gli agenti che a detta degli avvocati difensori erano prive di significato. Ma se a Labanino, Fernando Gonzales e Guerrero la pena è stata annullata (anche i magistrati le consideravano troppo alte), e per loro ci sarà una nuova possibilità, per Gerardo Hernandez, considerato la mente del gruppo, e Renè Gonzales, condannati rispettivamente a due ergastoli il primo e 15 anni di reclusione il secondo, per l'abbattimento di due velivoli di esiliati cubani in cui persero la vita 4 persone, i giudici hanno ratificato la condanna.
 
Il passato. Accusati di omicidio e di spionaggio e per questo condannati a pene detentive che variano da 15 anni all'ergastolo, i cinque cubani facevano parte della fitta rete di spionaggio cubano utilizzata per prevenire attentati e altri atti ostili contro Cuba. Attentati che il più delle volte erano stati organizzati da esuli rifugiati a Miami e che nel corso del tempo hanno causato quasi 3.500 morti e poco più di 2.000 feriti. Mai e poi mai, nemmeno le prove fornite dalla magistratura Usa sono state in grado di confermarlo, i cinque si sono resi protagonisti di violenze. La loro “colpa” è stata quella d'informare le autorità statunitensi del fatto che all'interno del loro territorio si stavano organizzando atti terroristici contro Cuba. E davanti alla richiesta cubana di collaborazione per smascherare la rete terroristica che tramava alle spalle di Castro hanno opposto solo dei gran rifiuti. Poi è arrivata la beffa dell'arresto e della condanna.
 

Alessandro Grandi

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità