05/06/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



E' il favorito a novembre, e il mondo tifa per lui. Ma cosa farebbe davvero il presidente Obama?
Ormai ha la nomination in tasca e, pur avendo parecchi punti deboli e problemi da risolvere, sarà anche il favorito a novembre nel duello con John McCain. Ma anche dopo cinque mesi di sfide con Hillary Clinton, la visione di Barack Obama per l'America e il mondo non è ancora chiara a tutti. Su alcune questioni, il senatore dell'Illinois è rimasto vago. Su altre, come lamentano molti sostenitori di Hillary, l'aura di carisma e di “uomo del cambiamento” che emana il primo candidato afro-americano della storia ha prodotto un' “Obama-mania”, una fiducia cieca nelle sue qualità, non bilanciata da un'analisi attenta delle sue posizioni. Da qui a novembre, per Obama sarà tempo di esami. In particolare, su questi temi.

Politica estera. Obama è così popolare nel resto del mondo, specie in Europa, perché sembra rappresentare una cesura netta con l'amministrazione Bush. E lui stesso dichiara di voler migliorare l'immagine e la credibilità degli Usa all'estero. Su alcuni aspetti il cambiamento, almeno a parole, c'è. Obama si è opposto alla guerra in Iraq fin da prima dell'invasione e non vede una “soluzione militare” al conflitto, proponendo un ritiro graduale dei soldati Usa fin dal suo primo giorno alla Casa Bianca, coinvolgendo anche l'Onu per promuovere la riconciliazione nazionale nel Paese.
Riguardo all'Iran, Obama ha coniato l'espressione “diplomazia personale aggressiva”. Farà “tutto ciò che è in suo potere” per impedire a Teheran di arrivare alla bomba atomica, come ha ripetuto anche ieri; ma propone anche di usare mezzi diplomatici, incontrando i leader iraniani, se questo sarà nell'interesse degli Usa.
Su Israele, invece, pochi cambiamenti. Difficile aspettarseli, dato che il pieno sostegno a Israele è praticamente un obbligo per qualsiasi politico statunitense che voglia avere speranze di conquistare il voto dell'influente comunità ebraica. Proprio ieri, Obama ha ribadito il suo “impegno fermo alla sicurezza di Israele”, in un discorso che ha provocato le dure reazioni di entrambe le fazioni palestinesi, Hamas e Fatah.
E anche se è sempre stato contro la guerra in Iraq, chi spera che Obama sia una colomba sbaglia. Propone semplicemente di dirottare la potenza militare Usa nella caccia ai veri responsabili dell'11 settembre, quindi al-Qaeda e Osama bin Laden, espandendo le forze armate di 100.000 unità. Dieci mesi fa, le sue dichiarazioni sul Pakistan – si diceva disposto a bombardare i campi di al-Qaeda in Pakistan senza il consenso di Islamabad, se le autorità pachistane non collaboravano nella guerra al terrorismo – provocarono polemiche.

Clima. Anche sul tema del riscaldamento globale, Obama predica una rottura con l'atteggiamento di Bush. Vuole una riduzione dell'80 percento delle emissioni inquinanti degli Usa entro il 2050, un miglioramento del 50 percento dell'efficienza energetica entro il 2030. Per far questo, propone di investire 150 miliardi di dollari in dieci anni nello sviluppo di nuove fonti di energia pulita, rendendo l'America il leader mondiale nella lotta all'effetto serra. “Credo che questa sia una delle più grandi sfide morali della nostra generazione”, ha detto. Non è però chiaro come si porrebbe di fronte al problema di una riduzione delle emissioni regolata da un trattato internazionale che potrebbe sostituire quello di Kyoto, in scadenza nel 2012 e al quale gli Usa non hanno partecipato.

Immigrazione. Sul tema degli immigrati clandestini, l'approccio di Obama concilia una volontà di rendere più sicuri i confini e, al contempo, un percorso verso la cittadinanza per coloro che scegliessero di emergere dall'illegalità, mettendosi in regola. Inoltre, intende introdurre sanzioni contro le imprese che assumono immigrati clandestini. Su questo la sua posizione non è molto distante dalla riforma del sistema dell'immigrazione che aveva in mente Bush, ma che è stato bocciato dal Congresso e in sostanza messo da parte in attesa del nuovo inquilino della Casa Bianca.

Economia e sanità. L'economia è forse il tema sul quale le proposte di Obama sono meno dettagliate, e forse non è un caso che tra gli elettori di medio-basso reddito – i più colpiti dalla crisi in cui stanno scivolando gli Usa – il senatore dell'Illinois abbia sempre faticato nelle sfide con Hillary. Obama dice di voler aiutare le famiglie della classe media in difficoltà con i bassi salari e il carovita. Ma in concreto, deve ancora spiegare cosa intende. Unendosi a un crescente revival protezionistico che sta interessando gli Usa, ha promesso inoltre di rinegoziare alcuni accordi di libero commercio con altri Paesi, come Canada e Messico.
Riguardo alla sanità, Obama sostiene la copertura sanitaria per tutti, in un Paese in cui ora circa un cittadino su sei è scoperto. Renderebbe obbligatoria l'assicurazione solo per i bambini, offrendo dei sussidi a chi non riesce a pagare le polizze. In questo modo, secondo Obama, i costi sanitari scenderebbero. Come dimostrato dall'applicazione di questi principi da parte di alcuni singoli Stati Usa, però, alla prova dei fatti questi obiettivi presentano diverse complicazioni. E una ricetta soddisfacente per coprire tutti, mantenendo comunque il sistema nelle mani dei privati, non è stata ancora trovata.
 

Alessandro Ursic

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