04/06/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Truppe convergono ad Abyei, a rischio il processo di pace
Le avvisaglie di un deterioramento della situazione erano nell'aria già da ieri, con l'abbandono del tavolo diplomatico da parte degli Stati Uniti. "Me ne vado amareggiato. Le parti in causa sembrano non avere alcun interesse a una pace reale. I colloqui sono sospesi", aveva detto laconicamente l'inviato speciale Usa Richard Williamson. Oggi, nuove tensioni attraversano il Sudan centrale, e truppe del nord e del sud stanno convergendo verso il distretto di Abyei. Quest'ultimo è stato - ed è tutt'ora - al centro di continue schermaglie tra le forze di sicurezza sudanesi (Saf) ed esponenti del Sudan people’s liberation army (Spla), braccio armato dell’omonimo movimento (Splm) membro del governo.
 
Soldato nella regione di JubaA rischio il processo di pace. Gli scontri delle scorse settimane hanno provocato una ventina di morti e oltre un centinaio di feriti. Dalle 50 alle 90 mila persone sono fuggite dalla zona contesa. Se il leader del Sud Sudan, Salva Kiir Mayardit, ha cercato di rassicurare gli osservatori internazionali sulla 'risoluzione del problema attraverso il dialogo', secondo il coordinatore delle Nazioni Unite per il Sud Sudan, David Gressley, l'intero processo di pace potrebbe essere messo a rischio.
 
Referendum. La regione di Abyei è una delle aree contese tra il nord, islamico, e il sud, cristiano e animista. Nel suo sottosuolo vi sono enormi giacimenti di petrolio, e vi sorgono pozzi che generano profitti per miliardi di euro. Il governo di Khartoum e i ribelli del sud Sudan hanno firmato un accordo di pace nel 2005, che ha portato all'ingresso nell'esecutivo di alcuni degli ex-militanti, incluso Salva Kiir Mayardit, vice-presidente nazionale (oltre che presidente del sud Sudan). Tra le altre cose, l'intesa prevede che nel 2011 i cittadini della regione di Abyei vengano chiamati a decidere se appartenere al nord o al sud del Paese, in un referendum che potrebbe portare all'indipendenza del sud Sudan.
 
Soldati dell'SplaDiatribe tribali. La questione non è, tuttavia, solamente legata al petrolio. Un altro catalizzatore delle tensioni è la storica rivalità tra due comunità, i Misseriya, in larga parte filo-Khartoum, e i Ngok Dinka, fedeli al sud. Per decenni, i due gruppi hanno vissuto in condizioni di relativa concordia, gestendo tra loro problemi come il pascolo o l'abbeveramento del bestiame durante i periodi di siccità. I Misseriya portavano le loro bestie al fiume Kiir (Bahr al-Arab in arabo). Parimenti, gli Ngok potevano far pascolare gli animali nella stessa zona, in una situazione di sostanziale 'condominio'. Sui confini vi è sempre stata incertezza sin dal 1905, quando l'area passò sotto il controllo della regione del Kordofan, attualmente sotto l'amministrazione statale centrale.
 
Tank abbandonato in SudanFerita aperta. Col tempo, e con la scoperta dei ricchi giacimenti petroliferi, le frizioni tribali si estesero a livello nazionale. Nel 2003, una Commissione fu incaricata di risolvere la disputa tracciando un confine che correva pressappoco lungo il fiume Kiir. Khartoum ha rifiutato le conclusioni della commissione, e la ferita di Abyei è rimasta aperta nonostante gli accordi di pace tra governo e Splm. Oggi, oltre al Darfur, è questa ferita a rappresentare il fulcro delle preoccupazioni internazionali. Le attuali schermaglie pongono infatti una seria minaccia alla stabilità del processo di pace, conclusosi - a questo punto solo apparentemente - tre anni fa.

Luca Galassi

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