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Porte aperte all'Aiea. Oggi il
gabinetto di Assad ha annunciato che il presidente visiterà
Parigi, il 13 luglio prossimo, per prendere parte al vertice dei
Paesi del Mediterraneo, che dovrebbe sancire la nascita dell'Unione
del Mediterraneo. Proprio la Francia che sulla sovranità del
Libano vede Damasco come il fumo negli occhi. Rispetto al Libano,
tallone d'Achille della politica estera siriana, che da sempre si
pone verso il Paese dei Cedri come il 'giardino di casa', Assad ha
preso un'iniziativa importante: ha annunciato ieri che verranno
aperte sedi diplomatiche a Beirut e Damasco. Non era mai accaduto,
fin dai tempi dell'indipendenza. Perché il Libano non veniva
ritenuto un Paese come gli altri, ma una sorta di gemello. E' presto
per dire se questo basterà a far cessare le ingerenze siriane
nella politica interna libanese, ma è un buon segnale.
Il nucleare. Altro tema caldo
delle relazioni internazionali di Damasco è il suo presunto
piano nucleare. Intervistato oggi dal quotidiano Gulf News, il
presidente siriano ha spiegato che il suo Paese non vuole entrare in
possesso di armi atomiche, ma punta invece sull'energia nucleare a
fini esclusivamente pacifici nell'ambito di un piano arabo
collettivo. La dichiarazione segue di 48 ore l'invito rivolto dal
governo siriano agli ispettori dell'Agenzia Internazionale
dell'Energia Atomica (Aiea) a visitare i tre siti in Siria sospettati
dai servizi d'intelligence statunitensi e israeliani di essere
installazioni per lo sviluppo di un arsenale nucleare. L'Aiea ha
risposto prontamente, accettando l'invito: una squadra di ispettori
nucleari all'Aiea visiterà la Siria il 22 e il 24 giugno. Il
direttore generale dell'Agenzia, Mohammed el Baradei, ha colto
l'occasione per definire ''deplorevole'' l'attacco aereo contro una
presunta installazione nucleare siriana, condotto da Israele nel
settembre scorso , senza permettere prima all'Aiea di verificare. Un
buon successo per Assad, soprattutto nei confronti d'Israele.
La mediazione turca. Anche nei
rapporti con Israele la Siria ha fatto un investimento importante.
Con la mediazione della Turchia, Damasco e Tel Aviv hanno avviato
colloqui indiretti che, secondo fonti diplomatiche siriane,
dovrebbero diventare diretti nel 2009. Il nodo gordiano sono le
Alture del Golan, occupate nel 1967 da Israele e annesse nel 1980. I
siriani danno per acquisita la restituzione della regione, mentre la
diplomazia israeliana è molto più cauta in merito. Però
i due governi hanno ripreso a parlarsi e questo è molto
importante, anche perché negli ultimi mesi si erano registrati
inquietanti movimenti di truppe, sia israeliane che siriane, al
confine.
Variabili imprevedibili. Da
allora molte cose sono cambiate. Da oggi è ufficiale che sarà
Barack Obama il candidato democratico alla Casa Bianca e in molti
sperano che possa essere inaugurata una nuova stagione statunitense
in campo internazionale. Già ad aprile 2007, la speaker della
Camera Usa Nancy Pelosi, esponente democratica, aveva ignorato gli
strali di Bush e si era recata in visita ufficiale in Siria
promettendo a Damasco una nuova stagione del dialogo tra i due paesi. Per il momento
non ci sono fatti
concreti: manca un serio sganciamento dalla politica interna
libanese, bisogna verificare il grado di collaborazione di Damasco
con l'Aiea, bisogna vedere se i negoziati con Israele daranno i
frutti sperati e mille altre variabili ancora. Manca inoltre un serio
programma di riforme all'interno del regime siriano, che liberi dal
giogo le minoranze e i dissidenti. Ma l'esperienza di Gheddafi, ad
Assad, avrà insegnato che gli accordi si fanno anche in barba
ai diritti umani.Christian Elia
Parole chiave: christian elia, siria, libano, nancy pelosi, mohammed el-baradei, bashir al-assad, israele