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I due eterni sfidanti si sono divisi anche gli ultimi Stati in palio: Obama ha
vinto in Montana, la Clinton – rimontando lo svantaggio nei sondaggi – nel South
Dakota. Non sono i delegati popolari a consentire ad Obama di superare quota 2.118
delegati, ma il progressivo spostamento dei cosiddetti superdelegati dalla sua
parte. Un movimento iniziato tre mesi fa, quando Obama cominciava ad avere il
vento in poppa, e acceleratosi nelle ultime settimane, con le prese di posizione
degli ultimi superdelegati che non si erano ancora schierati. La Clinton ha portato
avanti la sua battaglia fino all'ultimo, sostenendo di aver conquistato più voti
popolari (ma l'ex first lady esclude i caucus e conta anche le vittorie in Michigan
e Florida, dove Obama non aveva fatto campagna perché i due Stati erano stati
puniti dal partito per aver anticipato il giorno del voto) e di essere la candidata
con più probabilità di battere McCain a novembre.
Negli ultimi giorni i segnali di resa dal campo Clinton si sono moltiplicati.
Indiscrezioni di stampa hanno rivelato che il suo staff elettorale verrà sciolto
dal 15 giugno, ieri il marito Bill aveva parlato di sua “ultima volta” in campagna
elettorale a fianco della moglie. Nel suo discorso di ieri sera, a New York, Hillary
ha iniziato a ringraziare tutti e dai suoi fan non sono più giunti gli applausi
convinti che riceve sempre, come se la resa fosse nell'aria. Lo staff della Clinton
ha intanto fatto sapere che la senatrice cerca un incontro privato al più presto
con Obama e crescono le voci di un suo possibile ruolo di vice nel 'ticket' presidenziale.
Dall'altra parte, il nuovo candidato democratico le tende già la mano. “E' una
leader che ha ispirato milioni di americani con la sua forza e il suo coraggio
- ha detto Obama - Io sono oggi un candidato migliore perché ho avuto l'onore
di competere con Hillary Rodham Clinton”.Alessandro Ursic