Cinque ex paramilitari condannati a 780 anni di carcere per la mattanza indigena del 1982
Cinque ex paramilitari guatemaltechi,
responsabili di aver seminato morte e terrore durante gli anni bui
della guerra interna, sono stati condannati ognuno a 780 anni, per
aver partecipato alla mattanza di 177 indigeni nel 1982.
Futili motivi. La decisione è stata presa dal
Tribunale della città settentrionale di Salamá,
dipartimento di Baja Verapaz. Fu proprio qui che membri delle
cosiddette Pattuglie di Autodifesa e dell'Esercito assassinarono
settanta donne e 107 bambini appartenenti al popolo Achí. Il
motivo: avevano osato protestare contro la costruzione di una
centrale idroelettrica che avrebbe tolto loro punti di riferimento
essenziali alla loro sussistenza, deviando il corso dei fiumi.
Chiarimento storico. Il massacro di Rio Negro, fu con questa
denominazione che è passato alla storia, è uno dei 669
casi documentati dalla Commissione per il chiarimento storico o
Commissione della verità, che investigò sulle atrocità
commesse durante gli oltre trent'anni di conflitto armato (1960 –
1996) in Guatemala.
A stenti. Ai cinque assassini plurimi il
Tribunale ha accreditato 26 delle 177 morti. Risultato: 30 anni per
ciascun omicidio. Totale: 780 cada uno. Una sentenza storica ed
esemplare per un paese che ha ancora molta, troppa strada da
percorrere per arrivare a far pace con il suo passato. La guerra
interna lo ha corroso, devastato, straziato, a solo danno dei più
deboli, quegli indigeni massacrati e umiliati, che ancor oggi
stentano a rialzare la testa.
Questi i nomi degli assassini: Macario
Alvarado Toj, Pablo Ruiz Alvarado, Francisco Alvarado Lajú,
Tomás Dino Alvarado e Lucas Lajú Alvarado. E ognuno di
loro sarà costretto a sborsare 13458 dollari in totale alle 26
famiglie. Sempre meglio di nulla.