03/06/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Identificati i resti di cinque militari israeliani, morti nel 2006 in Libano, restituiti a Israele da Hezbollah
La calda estate del 2006, culminata nel conflitto in Libano tra l'esercito israeliano e le milizie di Hezbollah, cominciò con l'attacco a una pattuglia israeliana lungo il confine con Israele e il rapimento di due militari israeliani: Ehud Goldwasser ed Eldad Regev.

i due militari israeliani rapiti a luglio 2006Adesso è finita. Dopo due anni, il 1 giugno scorso, potrebbe essere finita. Tra i corpi dei militari consegnati al Comitato internazionale della Croce Rossa potrebbero esserci anche loro. Una storia lunga, quella dei due soldati rapiti, segnata dal dolore dei familiari, che continuavano a lanciare appelli e a chiedere al governo d'impegnarsi di più per ottenere il ritorno in patria dei due soldati. Forse sono morti subito, forse no. "Abbiamo consegnato al Comitato internazionale della Croce Rossa le salme dei soldati israeliani uccisi durante la guerra del 2006, e lasciati dall'esercito di Israele in Libano", si è limitato a dichiarare Wafik Safa, responsabile della sicurezza di Hezbollah. Di queste salme, per il momento, ne sono state identificate cinque. Secondo fonti giornalistiche israeliana, rimaste per il momento prive di qualsiasi conferma, esiste una sorta di documentario che i miliziani sciiti avrebbero girato la notte dell'assalto alla pattuglia, per testimoniare l'atto ostile verso Israele. Se esistesse un video di quella notte, si potrebbe ricostruire la vicenda e rendersi conto se i due militari fossero ancora vivi alla fine dell'azione. Dal luglio 2006 al 1 giugno 2008 non è mai arrivato un segnale di vita di Goldwasser e Ragav, ma lo stato d'Israele ha dimostrato anche in passato di essere pronto a fare dei sacrifici pur di ottenere la riconsegna delle salme di suoi cittadini.
Il prezzo per le salme riconsegnate il 1 giugno è stata la scarcerazione di Nissim Nasser, un libanese accusato di spionaggio e liberato oggi dagli israeliani dopo sei anni di carcere, mediata dai servizi segreti tedeschi.

madre di nissim nasser Riconoscimento faticoso. Continua, intanto, il lavoro dei medici legali per il riconoscimento delle salme. Secondo l'Istituto di medicina legale di Abu Kabir (Tel Aviv) proseguono gli esami su numerosi frammenti di ossa consegnati dagli Hezbollah, per i quali gli esami richiederanno alcune settimane. Fonti militari, citate dalla radio, hanno precisato che molti fra i 119 soldati caduti in Libano nella guerra in Libano sono stati dilaniati da razzi anticarro o da ordigni deposti ai margini delle strade. Di conseguenza la attribuzione definitiva dei resti a ciascun caduto risulta essere laboriosa. Tante famiglie sono con il fiato sospeso, in attesa di risultati certi. Ma anche tante famiglie, dall'altro lato del confine, sono in attesa di sapere se l'operazione di scambio tra le salme, o si spera tra i due militari israeliani ancora vivi, e i prigionieri d'Israele possa dare altri frutti e andare avanti. Un'altra famiglia è in attesa, tentando di scorgere in questa vicenda un segnale positivo. Quella del caporale dell'esercito israeliano Gilad Shalit, rapito anche lui nel 2006. In fondo, quella lunga estate calda, non è ancora finita. 

Christian Elia

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