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Adesso è finita. Dopo due
anni, il 1 giugno scorso, potrebbe essere finita. Tra i corpi dei
militari consegnati al Comitato internazionale della Croce Rossa
potrebbero esserci anche loro. Una storia lunga, quella dei due
soldati rapiti, segnata dal dolore dei familiari, che continuavano a
lanciare appelli e a chiedere al governo d'impegnarsi di più
per ottenere il ritorno in patria dei due soldati. Forse sono morti
subito, forse no. "Abbiamo consegnato al Comitato internazionale
della Croce Rossa le salme dei soldati israeliani uccisi durante la
guerra del 2006, e lasciati dall'esercito di Israele in Libano",
si è limitato a dichiarare Wafik Safa, responsabile della
sicurezza di Hezbollah. Di queste salme, per il momento, ne
sono state identificate cinque. Secondo fonti giornalistiche
israeliana, rimaste per il momento prive di qualsiasi conferma,
esiste una sorta di documentario che i miliziani sciiti avrebbero
girato la notte dell'assalto alla pattuglia, per testimoniare l'atto
ostile verso Israele. Se esistesse un video di quella notte, si
potrebbe ricostruire la vicenda e rendersi conto se i due militari
fossero ancora vivi alla fine dell'azione. Dal luglio 2006 al 1
giugno 2008 non è mai arrivato un segnale di vita di
Goldwasser e Ragav, ma lo stato d'Israele ha dimostrato anche in
passato di essere pronto a fare dei sacrifici pur di ottenere la
riconsegna delle salme di suoi cittadini.
Riconoscimento faticoso. Continua,
intanto, il lavoro dei medici legali per il riconoscimento delle
salme. Secondo l'Istituto di medicina legale di Abu Kabir (Tel Aviv)
proseguono gli esami su numerosi frammenti di ossa consegnati dagli
Hezbollah, per i quali gli esami richiederanno alcune settimane.
Fonti militari, citate dalla radio, hanno precisato che molti fra i
119 soldati caduti in Libano nella guerra in Libano sono stati
dilaniati da razzi anticarro o da ordigni deposti ai margini delle
strade. Di conseguenza la attribuzione definitiva dei resti a ciascun
caduto risulta essere laboriosa. Tante famiglie sono con il fiato
sospeso, in attesa di risultati certi. Ma anche tante famiglie,
dall'altro lato del confine, sono in attesa di sapere se l'operazione
di scambio tra le salme, o si spera tra i due militari israeliani
ancora vivi, e i prigionieri d'Israele possa dare altri frutti e
andare avanti. Un'altra famiglia è in attesa, tentando di
scorgere in questa vicenda un segnale positivo. Quella del caporale
dell'esercito israeliano Gilad Shalit, rapito anche lui nel 2006. In
fondo, quella lunga estate calda, non è ancora finita. Christian Elia
Parole chiave: christian elia, libano, hezbollah, israele, Ehud Goldwasser, Eldad Regev, Gilad Shalit