27/01/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



I portatori di handicap furono le prime vittime della barbarie

AuschwitzNel '33 i nazisti iniziarono a sterilizzare le persone con malattie mentali e fisiche. Cinque anni più tardi cominciarono a uccidere i bambini appena nati. Poi, allo scoppio della guerra, proseguirono con gli adulti.

I portatori di handicap fisici e mentali sono state le prime vittime dello sterminio nazista. Su di loro sono state provate le tecniche di annientamento poi applicate contro ebrei, zingari, prigionieri politici. Le campagne di sterilizzazione, deportazione e internamento delle persone disabili iniziano subito dopo l’ascesa al potere di Hitler nel 1933. In quell’anno il Terzo Reich ordina di sterilizzare tutti i disabili ricoverati nelle case di cura (legge sulla sterilizzazione del 14 luglio ’33) e di ridurne l’assistenza. Successivamente il regime impedisce i matrimoni e la procreazione tra persone disabili (legge sulla salute coniugale del 18 ottobre ’35) favorendo gli aborti nel caso in cui i genitori siano affetti da varie patologie tra cui schizofrenia, epilessia, alcolismo grave. Il programma di eliminazione fisica o eutanasia a danno dei disabili, colpisce per primi i neonati a partire dal 1938. A gestire le uccisioni dei bambini è la Cancelleria Privata di Hitler (Kdf), l’organo che meglio degli altri riesce ad operare di nascosto coinvolgendo poche persone.

Casa di cura Un anno più tardi viene attuato il cosiddetto T4, il progetto di eliminazione esteso ai portatori di handicap adulti. Hitler ordina l’eutanasia in massa dei disabili in occasione dello scoppio della seconda guerra mondiale. Qualche tempo prima aveva dichiarato che “quelle dei disabili erano vite indegne di essere vissute”. Il T4 uccide circa settantamila cittadini tedeschi e dura formalmente dall’ottobre ’39 (quando la cancelleria privata di Hitler impone a tutti gli istituti del Reich di compilare gli elenchi dei cosiddetti malati incurabili e terminali) all’agosto ’41. In realtà, lo sterminio continua in segreto assumendo proporzioni oggi ancora difficili da stabilire. I disabili tedeschi vengono uccisi negli ospedali con dosi massicce di barbiturici o con iniezioni letali, mentre quelli provenienti dai Paesi occupati sono deportati nei campi di concentramento e assassinati, il più delle volte appena scesi dai treni.

E’ importante specificare che la definizione di “disabile” è sempre stata distorta e strumentalizzata dal nazismo. Quest’ultimo, vietando la psicoanalisi perché vista come “prodotto ebraico”, basa la diagnosi dei pazienti solo su elementi chimico-biologici e utilizza all’interno dei campi d’uccisione personale che non ha nessuna competenza medica. Anche molti oppositori politici, omosessuali e persone che fanno un uso minimo di droghe vengono imprigionati “in quanto portatori di problemi mentali”. Naturalmente i disabili ebrei sono inclusi nel T4 fin dall’inizio. L’imponente programma ha bisogno di una grande organizzazione e procede come una catena di montaggio. I pazienti sono prelevati dagli istituti con la complicità dei medici e portati in una sala d’accoglienza. Dopo una certa attesa arriva per loro il momento di spogliarsi e fare una doccia. Li attende la camera a gas che li ucciderà in una decina di minuti. I cadaveri sono cremati e le ceneri gettate in una fossa comune. A capo di tutta la macabra operazione ci sono il medico generale del Reich, Gherard Wagner, e il suo vice e patologo ticinese, Leonardo Conti.

 

Categoria: Storia