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Nel '33 i nazisti iniziarono a sterilizzare le persone con malattie
mentali e fisiche. Cinque anni più tardi cominciarono a uccidere i
bambini appena nati. Poi, allo scoppio della guerra, proseguirono con
gli adulti.
I portatori di handicap fisici e mentali sono state le prime vittime
dello sterminio nazista. Su di loro sono state provate le tecniche di
annientamento poi applicate contro ebrei, zingari, prigionieri
politici. Le campagne di sterilizzazione, deportazione e internamento
delle persone disabili iniziano subito dopo l’ascesa al potere di
Hitler nel 1933. In quell’anno il Terzo Reich ordina di sterilizzare
tutti i disabili ricoverati nelle case di cura (legge sulla
sterilizzazione del 14 luglio ’33) e di ridurne l’assistenza.
Successivamente il regime impedisce i matrimoni e la procreazione tra
persone disabili (legge sulla salute coniugale del 18 ottobre ’35)
favorendo gli aborti nel caso in cui i genitori siano affetti da varie
patologie tra cui schizofrenia, epilessia, alcolismo grave. Il
programma di eliminazione fisica o eutanasia a danno dei disabili,
colpisce per primi i neonati a partire dal 1938. A gestire le uccisioni
dei bambini è la Cancelleria Privata di Hitler (Kdf), l’organo che
meglio degli altri riesce ad operare di nascosto coinvolgendo poche
persone.
Un anno più tardi viene attuato il cosiddetto T4, il progetto di
eliminazione esteso ai portatori di handicap adulti. Hitler ordina
l’eutanasia in massa dei disabili in occasione dello scoppio della
seconda guerra mondiale. Qualche tempo prima aveva dichiarato che
“quelle dei disabili erano vite indegne di essere vissute”. Il T4
uccide circa settantamila cittadini tedeschi e dura formalmente
dall’ottobre ’39 (quando la cancelleria privata di Hitler impone a
tutti gli istituti del Reich di compilare gli elenchi dei cosiddetti
malati incurabili e terminali) all’agosto ’41. In realtà, lo sterminio
continua in segreto assumendo proporzioni oggi ancora difficili da
stabilire. I disabili tedeschi vengono uccisi negli ospedali con dosi
massicce di barbiturici o con iniezioni letali, mentre quelli
provenienti dai Paesi occupati sono deportati nei campi di
concentramento e assassinati, il più delle volte appena scesi dai
treni.
E’ importante specificare che la definizione di “disabile” è sempre
stata distorta e strumentalizzata dal nazismo. Quest’ultimo, vietando
la psicoanalisi perché vista come “prodotto ebraico”, basa la diagnosi
dei pazienti solo su elementi chimico-biologici e utilizza all’interno
dei campi d’uccisione personale che non ha nessuna competenza medica.
Anche molti oppositori politici, omosessuali e persone che fanno un uso
minimo di droghe vengono imprigionati “in quanto portatori di problemi
mentali”. Naturalmente i disabili ebrei sono inclusi nel T4 fin
dall’inizio. L’imponente programma ha bisogno di una grande
organizzazione e procede come una catena di montaggio. I pazienti sono
prelevati dagli istituti con la complicità dei medici e portati in una
sala d’accoglienza. Dopo una certa attesa arriva per loro il momento di
spogliarsi e fare una doccia. Li attende la camera a gas che li
ucciderà in una decina di minuti. I cadaveri sono cremati e le ceneri
gettate in una fossa comune. A capo di tutta la macabra operazione ci
sono il medico generale del Reich, Gherard Wagner, e il suo vice e
patologo ticinese, Leonardo Conti.