27/01/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Il colore blu veniva assegnato agli apolidi. Tra di loro i repubblicani spagnoli

MauthausenNella storia della deportazione politica in Germania c’è una pagina poco conosciuta di cui sono stati vittime circa dodicimila spagnoli. Malgrado la posizione ambigua tenuta dalla Spagna durante la Seconda Guerra Mondiale, prima favorevole all’Asse Roma-Berlino, poi, quando il vento cambiò, favorevole agli Alleati, alcuni spagnoli pagarono un alto tributo di sangue alla causa della libertà. I deportati spagnoli erano una parte dei cinquecentomila repubblicani, anziani, donne, bambini e militari che tra il gennaio e il febbraio 1939 attraversarono la frontiera della Catalogna per sfuggire alla persecuzione dei franchisti, che uccidevano gli avversari politici compiendo quello che loro chiamavano "limpieza", pulizia. Scapparono per trovare rifugio in Francia.

Le autorità francesi, però, impreparate a fronteggiare un esodo di tali dimensioni, trattennero i profughi appena oltre il confine, sui Pirenei. Poi li trasferirono sulle spiagge del Sud-Est e li rinchiusero fra il mare e il filo spinato. Per giorni rimasero in umide buche scavate nella sabbia, con poco cibo e senza assistenza medica. Donne, bambini e feriti furono quindi trasferiti in strutture più adeguate mentre sulle spiagge del Roussillon furono costruite baracche di legno per dare agli uomini un rifugio meno precario.

Con l’aggravarsi della minaccia di guerra, il governo francese costituì le "Compagnies de Travailleurs Étrangers" (C.T.E.). Ognuna aveva duecentocinquanta internati agli ordini di un ufficiale della riserva, per lavorare alla costruzione delle infrastrutture pubbliche nei dipartimenti e al completamento della linea Maginot. Cinquemila di questi rifugiati, decisi a combattere contro i tedeschi, si arruolarono nei "Battallions de Marche" della Legione Straniera.

Entrambi i gruppi si trovarono coinvolti nella disfatta dell’esercito francese del giugno 1940 e molti caddero prigionieri dei tedeschi. Dietro sollecitazione di Ramon Serrano Suñer, Ministro degli Esteri spagnolo e cognato di Franco, fu loro negato lo status di prigionieri di guerra e furono definiti prigionieri politici.Furono inviati al campo di Mauthausen in Austria, all’epoca riservato agli antinazisti ed ai detenuti comuni tedeschi ed austriaci.

Ma i tedeschi negarono loro anche la qualifica di politici. Ai repubblicani spagnoli, infatti, non fu imposto il triangolo rosso con l’iniziale della nazionalità al centro. I Rotspainier o Spanischer Bolschewik furono messi tra gli apolidi e marchiati dal triangolo blu.

Il documento ufficiale del comando del campo, ora in possesso dell’ Amicale nationale des déportés et familles de disparus de Mauthausen et ses commandos di Parigi elenca 10.350 nominativi internati tra il 6 agosto 1940 ed il 20 dicembre 1941. Altre fonti stimano che gli internati di nazionalità spagnola furono tra i dodici e i quindicimila, per cui – tenuto conto dei 2.398 sopravvissuti - i decessi oscillerebbero tra l’80 e l’84 per cento.

Molti spagnoli furono destinati alla costruzione della recinzione del campo e delle ville per le SS, ma la maggior parte venne destinata al lavoro nella cava di pietra (la "cantera"), di proprietà delle SS.

Tra il ‘41 e il ‘42 ne furono uccisi circa 4.200. Le eliminazioni più feroci avvennero al sottocampo di Gusen, tra il dicembre 1941 ed il gennaio 1942, quando costituirono la maggioranza delle 1.628 persone eliminate con operazioni bagno o iniezioni al cuore.

La disciplina militare, la dura esperienza dei campi francesi e la giovane età media - ventisette anni - consentirono agli spagnoli di adattarsi alle condizioni di vita del campo di concentramento. Impararono un po’ di tedesco dai volontari germanici ed austriaci che avevano militato nelle Brigate Internazionali e organizzarono dei corsi di lingua. Era importante capire gli ordini urlati dai Kapò, era il solo modo per ottenere i lavori meno pesanti o per inserirsi nell’organizzazione amministrativa del campo. Molti di loro, infatti, divennero interpreti, segretari d’infermeria o dell’intendenza, altri fecero i barbieri o gli addetti alle cucine e alle pulizie.

Dal 24 giugno 1941 costituirono il Comitato Spagnolo di Resistenza, prima cellula dell’Apparato Militare Internazionale (A.m.i), organismo militare dei diversi gruppi nazionali, formatosi con l’intermediazione di ex soldati delle Brigate Internazionali. Fu questo Comitato a gestire il campo nel periodo tra la fuga delle SS e l’arrivo delle truppe alleate, accolte dagli spagnoli con un grande striscione: "Los españoles antifascistas saludan a las forzas de liberación".

Furono l’unico gruppo nazionale che immediatamente dopo la liberazione costituì un tribunale straordinario che condannò a morte e fece giustiziare diversi connazionali che erano diventati Kapò agli ordini delle SS.

Il 6 maggio 1962 fu eretta nel campo, a cura del Governo della Repubblica Spagnola in esilio, una stele a ricordo del loro sacrificio, recante la semplice scritta: "Homenaje a los 7.000 Republicanos Españoles muertos por la Libertad".

 

Categoria: Storia