30/05/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Dopo il raid israeliano del 2006, gli Usa indicano nuovi sospetti siti nucleari in Siria
Il governo statunitense preme sulle Nazioni Unite affinché intensifichino la ricerche di siti nucleari in Siria. Lo rivela il quotidiano israeliano Jerusalem Post, secondo cui l'intelligence Usa avrebbe identificato almeno tre siti che potrebbero ospitare installazioni atomiche. Si riapre così il tormentone sul nucleare siriano, iniziato la notte del 6 settembre 2006, quando aerei da guerra israeliani distrussero una misteriosa installazione nel deserto, nella parte nord-orientale del paese.

Di quell'attacco ancora non sono stati forniti resoconti univoci e coerenti, e la migliore ricostruzione resta quella fornita dall'inchiesta del giornalista Usa Seymour Hersh sul New Yorker. Tuttavia, anche questa volta l'amministrazione Bush si mostra convinta delle sue informazioni di intelligence, che sono state passate all'Agenzia per l'Energia Atomica delle Nazioni Unite (Aiea). L'Aiea però non è ancora riuscita ad ottenere l'accesso nemmeno alla zona di Al Kibar, dove si trovava la sospetta installazione nucleare. Secondo le informazioni israeliane, la struttura bombardata ad Al Kibar nel 2006 serviva alla produzione di armi atomiche, solo che non era affatto chiaro come e dove si procurasse il combustibile atomico per il funzionamento del reattore. Anche questa volta le prove non sono state divulgate, e pure il comportamento di Damasco ricalca quello tenuto dopo l'attacco aereo su Al Kibar: nessuna conferma o smentita sulla natura dei siti in questione e chiusura nei confronti dell'Aiea, i cui inviati non vennero ammessi, nemmeno allora, al sito incriminato. Secondo quanto emerge dall'inchiesta di Hersh, più che la Siria, nel 2006 gli obiettivi di Israele e degli Stati Uniti erano Iran e Corea del Nord. Da un lato fonti siriane confermano che maestranze coreane erano al lavoro sul sito (Pyongyang ha un accordo di cooperazione militare con Damasco dal 2001. Ndr), dall'altro pare che lo scopo principale del raid fosse quello di testare i sistemi di difesa antiaerei, che sono gli stessi usati da Teheran. Hersh ipotizza infatti che l'attacco del 6 settembre fosse una specie di prova generale per un attacco alle centrali nucleari iraniane.

Il sito bombardato il 6 settembre 2006Questa volta la Corea del Nord non è stata citata da nessuno, invece, giusto mercoledì 29 maggio, alla vigilia delle nuove accuse contro la Siria, il consigliere Usa per la sicurezza nazionale, Stephen Hadley, accusava la Siria di avere acquisito nel corso del 2007 diversi equipaggiamenti per missili balistici. A questo proposito, le ammissioni siriane su cosa fosse realmente l'installazione colpita nel deserto sono state diverse e incoerenti tra loro. Alcuni ufficiali citati nell'inchiesta di Hersh sostennero si trattasse di una fabbrica per armi chimiche, altri che producesse proprio dei missili. Altri ancora si dissero certi che fosse solo una ex base militare abbandonata. La sola ipotesi che “valesse” un raid aereo era che fosse una centrale atomica pronta a entrare in funzione, visto che la Siria aderisce al trattato di non proliferazione nucleare. “L'intelligence Usa però -ha un serio problema di credibilità sul problema delle armi di distruzione di massa”, ha commentato John Pike di Globalsecurity.org. Nessuno ha infatti dimenticato le cosiddette evidenze, che gli Usa mostrarono per giustificare l'invasione dell'Iraq. Prove che proprio oggi, per chi non crede alle coincidenze, sono state pubblicamente ricordate e difese da Condoleezza Rice. Riferendosi al raid del settembre 2006, il direttore della Cia, Michael Hayden, ha dicharato: “Non crediamo che con il reattore di Al Kibar si esaurisca la nostra conoscenza degli sforzi siriani per lo sviluppo di armi nucleari”, e poi ha previsto che Damasco “cercherà di prendere tempo e di ingannare l'Aiea”. Sullo stesso argomento, lo scorso anno, l'ambasciatore siriano negli Stati Uniti aveva invece spiegato perché Damasco non aveva concesso le ispezioni al sito bombardato, dicendo: “non staremo al gioco di invitare osservatori stranieri a visitare un sito ogni volta che Israele sostiene che quella sia una centrale nucleare”.

Mohamed el Baradei, ex capo dell'AieaSe gli eventi in medio oriente non fossero inestricabilmente intrecciati alle necessità politiche, la questione del nucleare siriano potrebbe essere facilmente chiarita, ma già si sa che, anche questa volta, il mistero rimarrà un mistero e le accuse non provate finiranno sulle pagine di tutti i giornali. Come detto, però, lo scopo delle dichiarazioni sostenute da deboli o nulli elementi di intelligence è quasi sempre politico. Così è difficile non mettere in relazione le ultime accuse statunitensi contro Damasco con l'odierna riunione del Proliferation Security Initiative (Psi). Il Psi è un patto, ideato e guidato dagli Usa, a cui aderiscono 90 paesi che accettano di scambiarsi informazioni e cooperare per bloccare il trasferimento di componenti e materiali che possono essere usati per produrre armi proibite. Giovedì 29 maggio i membri del Psi hanno deciso di bloccare le esportazioni di componenti per missili, diretti proprio verso la Siria e l'Iran.
 

Naoki Tomasini

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