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Furono proprio le preoccupazioni per lo stato di salute dell'economia a scatenare
la caccia agli immigrati, ritenuti responsabili degli alti tassi di criminalità
del Paese e visti come i principali concorrenti per la caccia ai posti di lavoro.
Secondo le agenzie umanitarie, sarebbero almeno 80.000 gli sfollati, alcuni dei
quali avrebbero fatto ritorno nei loro Paesi (Zimbabwe e Mozambico tra tutti)
per avere salva la vita. Mentre le agenzie dell'Onu chiedono la nascita di veri
e propri campi profughi, il governo fa sapere di essere disponibile solo a creare
delle strutture di primo soccorso, per evitare una ulteriore marginalizzazione
degli stranieri e per il timore che i campi diventino un ricettacolo di violenza
e criminalità. Come d'altronde sta già succedendo nelle strutture posticce create
finora, come quelle delle province di Gauteng, dove si sono registrati scontri
tra diverse comunità di stranieri. La provincia del Capo, intanto, ha chiesto
lo stato di emergenza e ha fatto appello all'Onu per far fronte ai problemi causati
dallo sfollamento di migliaia di persone.
Le notizie economiche rischiano di far peggiorare la situazione, rientrata lentamente
alla normalità negli ultimi giorni, con alcune comunità di immigrati invitate
a far ritorno alle proprie case dopo le scuse ufficiali dei loro “cacciatori”.
Molte delle vittime hanno però perso tutto, visto che le cacce all'uomo sono state
accompagnate da saccheggi, incendi e violenze di tutti i tipi. Per quello migliaia
di immigrati hanno preferito lasciare il Paese, impoverendolo. Perché molti degli
stranieri giunti in Sudafrica negli anni scorsi sono personale qualificato, attirato
dalla stabilità del Paese, dalla crescita economica e dai servizi migliori rispetto
a quelli nelle rispettive madrepatrie. Le ultime settimane di follia rischiano
di costare molto caro alla “nazione arcobaleno”.Matteo Fagotto